Vita da precaria

7 Dicembre Dic 2014 1229 07 dicembre 2014

Don Milani e l'ottavo Sacramento: la Scuola.

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Il 7 Dicembre di 60 anni fa, Don Lorenzo Milani arrivava a Barbiana. Barbiana si trova nel cuore del Mugello, a pochi chilometri da Firenze e a quei tempi non era un paese ma solo un agglomerato di cuori sparsi qua e là. Persone isolate dal mondo, invisibili ai loro stessi occhi. Mandarono lì un dei più grandi uomini di cultura e amore, solo per farlo tacere, per tappargli la bocca che continuava imperterrita a denunciare, che infiammava le sue ragioni con la fede della sua religione laica, la religione che non fa distinzioni per nessuno, ed elevava il suo pensiero con la potenza della passione e della verità. Don Lorenzo doveva farsi da parte per la curia fiorentina a soli 31 anni, perché dava fastidio, perché aveva uno scopo, un bisogno, una missione. Portare la cultura agli ultimi per renderli liberi, liberi di scegliere, dar loro la responsabilità di un mondo che doveva crescere e non poteva alimentarsi senza di loro. Il mondo degli ultimi quel mondo che noi facciamo finta di non vedere perché puzza di sudore e balla a piedi scalzi nel letame incantato dalle stelle. Ma Lui, li vedeva benissimo e soprattutto credeva in loro. Unico tra tutti. Unico come solo le anime che conoscono il dolore possono riconoscere. Non c'era né acqua, né luce, né gas, ma tutto ciò non fermò mai la sfida di Don Lorenzo sempre più convinto che il suo allontanamento non fosse altro che un'ammissione di paura, di codardia, di omertà. La prova evidente della sua forza e del suo credo. Lui che viveva di verità, di porte sbattute in faccia, di solitudine e di percorsi mai tracciati. E solo con la forza delle sue parole, prendendoli per mano e strattonandoli un po', incominciò a evangelizzare cultura, ragione, conoscenza, diritti e doveri. Fece la sua Scuola che ancora oggi rimane una stella polare per tutti noi insegnanti, che ora ci troviamo intrappolati da ragioni politiche le quali non si identificano con nessun senso civico e identitario, e talvolta abbiamo paura a mettere sull'altare della speranza i nostri ragazzi. Solo la sua disobbedienza e il suo crederci, il suo senso di appartenenza alla comunità del donare e dell'accogliere, lo fece diventare il prete che amava forse più i suoi scolari che il suo Dio. E adesso capisco che l'amore non può essere individualista ma condiviso, che posso amare l'uomo e nello stesso tempo Dio, un Dio che solleva con una folata di vento la tonaca intonsa e rimane impresso nelle parole stentate di una lavagna fatta di esplorazioni, di ricerca e di pensiero. 'Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola'. Così diceva Don Lorenzo, 'per poter fare scuola', per fare insieme, per capire insieme, per insegnare insieme. Come siamo lontani da queste semplici verità a cui non possiamo obbedire, perché la Scuola è diventata tutto quello che non dovrebbe essere. Noi insegnanti relegati a programmi datati, a essere burocrati del processo più bello del mondo. Lo stupore di occhi che non vedono, le risa che accompagnano il loro divenire, le loro sconfitte vissute in un fazzoletto di lacrime vere come la resina di un giardino che deve ancora fiorire. Ragazzi che etichettano con codici senza anima, mentre con l'altra mano comprano armi e danno mazzette, condannando i ragazzi a vivere nella notte, per camuffare la loro luce, le loro umiliazioni, le loro cadute. Fragili, spavaldi, invisibili fantasmi nella loro stessa vita. ' La scuola sarà sempre meglio della merda' , profetizzava Don Lorenzo, che alla luce di questa vita, è la sola certezza che ho. Don Milani un uomo che aveva già capito che è solo nella parola e nel pensiero sta la differenza tra una persona e chi fa di queste, pensieri demagogia e pornografia. E l'aveva capito e imparato insieme ai suoi ragazzi mentre leggevano Socrate e le parole di Gandhi, o le parole del pilota che doveva sganciare la bomba ad Hiroshima. Persone che con i loro dubbi tradotti in pensieri hanno risvegliato animi e con le loro scelte epocali ci hanno consegnato il testimone della strada da loro tracciate con segni indelebili.'Le cose meno belle, purtroppo, vengono da sé, invece le cose belle bisogna imporsele con la volontà, perché c’è stato chi ha pensato a fare in modo che la società vi offrisse tutto quello che occorre perché alle cose belle e utili non ci pensaste e teneste la vostra vita a un basso livello'. Noi dobbiamo rialzare quel capo per far vedere ai nostri figli, ai nostri ragazzi, alle anime che in solitudine fanno della loro bellezza la compagna perfetta della morte, che è solo attraverso l'emozione di partecipare attivamente al mondo possiamo rinascere un'altra volta. E poi per sempre.' Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come volete amare se non con la politica o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte.'Io ho scelto, e ho scelto di lottare contro un mondo che non mi appartiene, non appartiene ai miei ragazzi e a nessun uomo degno di essere chiamato tale. La scelta è libertà, e la libertà è il dubbio, la sola premessa che abbiamo per costruire e ricostruire la via tracciata con segni indelebili da un prete che insegnava vivendo.