Vita da precaria

24 Giugno Giu 2015 1334 24 giugno 2015

La scuola dove si disegnano arcobaleni

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E' da un anno che non scrivo più e questo non perché la Scuola Statale non mi interessi più, ma perché aprire il computer mi faceva ricordare la presenza di mio figlio Tommaso nella stanza accanto che quando finivo un pezzo, chiamavo e mi dava il suo parere. Ora, con dolore e sofferenza, ho realizzato che Lui è sempre nella stanza a fianco e anzi ultimamente, mi sta spingendo a scrivere per il mio futuro(?) e il nulla che si prospetta a ragazzi come lui che hanno e avuto la passione della scoperta, della passione e il dono dell'insegnamento e dell'arte. pagato con anni di studio, di delusioni, di ascese e discese che vediamo proiettarci come la nostra e loro vita futura. Mi chiedo:"Ma si può ancora chiamare vita questa?" Io ho 54 anni e penso di aver dato abbastanza alla per non meritarmi quest'ultima umiliazione, quest'ultima ordita messinscena imbastita da persone incompetenti, ladri della nostra Costituzione, incapaci loro stessi di motivare le loro azioni. Prelevando le nostre vite e mangiandola in un sol boccone ai nostri ragazzi, stanno vigliaccamente "rottamando la nostra grande Scuola Statale", per regalarle alle Banche, agli imprenditori. Dovremo andare a Scuola( se potremo ancora), probabilmente con il berrettino sponsorizzato o la sigla di qualche multinazionale mutilando la nostra libertà di insegnamento, bruciando ogni gesto che diventa arte nel momento in cui gli occhi dei tuoi allievi lo seguono, come fosse un aquilone che si libra nel cielo seguendo quel vento che viene soffiato dalla loro anima. Io vivo per quello che mi rimane ancora in lotta, sempre con la rabbia di non essere nulla per questo mondo che ci respinge, che ci tratta da nullafacenti, facendo arrivare alla gente il messaggio che un docente non è nulla. E' solo stato fortunato rispetto agli altri. A questi saccenti di menzogne, vorrei ricordare che colui che è insegnante può cambiare la faccia del mondo, può cambiare la vita di studenti venduti a questa società malata e portatrice malata di depressioni, sfiducia, nichilismo, può portare la voglia di alzare i loro occhi al cielo. E si sa che per ognuno di noi esiste un cielo diverso dove i nostri sogni, le nostre aspirazioni, le nostre verità esistono. Ma questo a loro, i serenissimi, i nuovi caimani che si sono presi il nostro Paese senza una volontà democratica, non importa nulla. Come non importa nulla di raccontarci favolette che come insegnanti e per cui forse i più grandi politici del mondo, sappiamo falciare subito.Le cose che mi mancano di più sono quelle che la vita non mi ha ancora concesso di vivere, ma soprattutto non farà vivere a ra gazzi come Tommaso che hanno costruito la loro vita sullo studio, sulla bellezza, sull'armonia delle linee, mai pensando di essere buttati come migranti nel grande mare dell'inesistente. Ecco perchè continuerò a lottare la mia giovinezza non è ancora finita finchè la giustizia non trionferà per me, per loro, per tutti. Ai docenti che finora non si sono mobilitati ricordo che Dal 1° settembre 2016 il diritto alla sede di titolarità non esisterà più. Alla stampa di regime che inneggia il voto di fiducia con il baratto dei 100.000 assunti , ricordo che i posti vacanti c'erano già al netto della riforma. Abbiamo leggi delega dove non sappiamo cosa verrà scritto e, questo, proposto da un PD e da visi che fino a pochi anni fa, erano sindacaliste della CGIL e lottavano con noi contro la chiamata diretta del Preside Kapò. Loro pur sfiduciati da un'Europa che pretende il rispetto delle regole e per cui l'assunzione dopo 36 mesi di lavoro presso la stessa Azienda, se ne fottono e illudono. Assumiamo, assumiamo, mi sembra di sentire il gatto e la volpe nella favola di Pinocchio, dove promettevano l'albero delle monete d'oro, Mangiafuoco nel paese dei balocchi: ma a loro non cresce il naso, loro prima di andare a letto non sentono la puzza della loro coscienza, a loro degli insegnanti, anche se gli sono costati milioni di voti alle recenti elezioni, non danno retta. Dicevano:"Il più grande ascolto della Storia", ascolteremo dirigenti, insegnanti, genitori ed allievi. Ma queste erano e saranno le loro solite annunciti, le loro slide, il loro ritorno alla medicalizzazione per le persone disabili che come Paese abbiamo combattuto. vinto e presi a modello dal mondo. Ci hanno preso in ostaggio con il ricatto ma se guardi sul dizionario cosa vuol dire oggi leggi così:- RICATTO: minaccia--pressioni e--Renzi con "Se la riforma non passa non ci saranno le 100 mila assunzioni". Sono campionessa mondiale nell'urlare fortissimo senza farmi sentire da nessuno, ma farò uno sforzo per la mia libertà e quella di tutti noi e dei ragazzi come Tommaso. "Mia regina, i tempi sono duri, il denaro per noi essere umili, esseri di innata sensibilità, sono stati tolti. E con loro i concerti, le occasioni per emozionare noi stessi e condividere le nostre più intime luci e oscurità. In questa landa desolata dove la pioggia bagna con ardore le nostre speranze". Questo scriveva Tommaso e chissà quanti altri giovani a cui voi consegnante il biglietto del treno al binario 21. Andate avanti con la fiducia, fiducia. Moriremo prigionieri delle vostri interessi, ma con la fiducia attaccata alle nostre caviglie con una palla di ferro. Benvenuti lor Signori nel club dei precari, quelli senza garanzie, quelli che il loro futuro lo hanno svenduto su E- Bay, quelli valutati dall'amico del Preside e dalla mamma che ti odia perché sua figlia studia tanto ma siamo noi che non spieghiamo bene, quelli del merito che dovremo dimostrare in base alle fottute voglie del preside, infine, benvenuti nell'ambiente lavorativo più bastardo che esista. Quelli dei quaraquàquà, dei lecchini, quello del servilismo e clientelismo. Loro, quelli che vogliono cambiare il verso, non capiranno mai il nostro lavoro, il nostro mestiere, il nostro scoprire, il nostro impegno e le nostre delusioni.E soprattutto non capiranno mai che il più bel regalo che si possa fare ad uno studente è il dubbio, insegnare a guardare fuori dalla finestra senza che per forza i tuoi studenti vedano le cose che vedi tu. Non sapranno mai come è bello farli navigare per divergere, convergere, lambire, rivoluzionare. Perché la normalità non esiste. questo vocabolo è stato inventato negli antichi imperi controllati. "Siamo stanchi di diventare giovani seri,o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni". Pasolini l'aveva profetizzato, voi l'avete ascoltato. Come a tutti noi. La mia scuola, quella che vorrei, è bella come il sole. Qualche volta piove dentro, ma noi apriamo l'ombrello e disegniamo arcobaleni.