Vita da precaria

1 Gennaio Gen 2016 1350 01 gennaio 2016

Pasolini, Don Milani e i Docenti contrastivi

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“La mia è una visione apocalittica. Ma se accanto ad essa e all'angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.” Così scriveva Pasolini anni fa e come tutti i suoi pensieri, rivelano un sapore antico e futuro, profetico e reale. Noi insegnanti della Scuola Statale Italiana, dopo anni di lotta e contrastando folli Ministri dell’Istruzione che legislazione su legislazione hanno distrutto tutto quello che i grandi Padri costituenti avevano costruito con forza, coraggio e dissacrante orgoglio rivoluzionario, ci ritroviamo oggi a essere imputati di fronte a un sistema totalitario che non permette di essere liberi, di progettare un mondo diverso, e soprattutto, di essere pedine di un regime da noi mai scelto. Essere liberi non è da tutti, ci vuole allenamento, devi avere alle spalle infinite delusioni, inganni, occhi che evitano il tuo sguardo e bisbigli appena volgi le spalle. E per questo che l’essere “docenti contrastivi”, come La Buona scuola consente ai dirigenti scolastici di chiamare o di allontanare chi ha opinioni personali e non omologate, chi ha della Scuola l’idea di una fucina di pensieri da condividere, e a chi crede che l’esposizione delle criticità sia un’isola felice per un miglioramento personale e collettivo, noi non accettiamo di reclinare il capo con le mani legate, la bocca chiusa e il cervello spento. Io non amo le sigle, perché penso che l’essere insegnante significhi tutto.

Essere un’ insegnante libera oggi rappresenta per un mondo che ancora non accetta l’omosessualità, che accusa chi si imbarca per credere un istante nel sogno di una vita diversa, per chi pensa che l’inclusione sia un’esclusione, per chi pensa che i ragazzi siano menti buie e da delimitare in schemi limitanti e mortificanti e crede che la vita sia un percorso da percorrere con gli occhi bendati, ecco tutto ciò rappresenta quella possibilità di lottare che accompagna da sempre persone che non vogliono far parte di un’orchestra muta e che con passione intonano il loro controcanto. Non esiste una “Buona Scuola” e nemmeno una “Cattiva Scuola”, esistono persone che fanno la Scuola. E queste persone non possono essere umiliate da leggi fatte apposta per interessi politici ed economici, per essere comprati da “bonus” da restituire al mittente, da idee neo-fasciste che impediscono la libertà di pensiero. Chi ha architettato tutto ciò deve essere allontanato da una politica che ci sta manovrando senza poter reagire, senza darci la possibilità di un cambiamento, schiacciandoci come burattini da poter giostrare a suon di slide.

Siamo arrivati in un principio di annientamento della democrazia e a dover subire anche il principio dei Marines: “ Don't ask don't tell (non chiedere, non dire)". Ma questo noi insegnanti liberi, laici, pluralisti, consapevoli e soprattutto progettisti del mondo, non lo accetteremo mai. Come non accetteremo mai di farci mettere gli uni contro gli altri attraverso i loro subdoli decreti nati per riempire le loro giornate pregne di autoritarismo. Le loro manovre per farci diventare maschere e non volti. C’è la possibilità di lottare e di controbattere contro questa deriva preistorica e noi combatteremo. Combatteremo non accettando i loro stupidi Comitati di Valutazione che rifuggono da ogni senso costituzionale, contro le loro deleghe in bianco, contro il potere dilagante dei Presidi, contro l’ottusità del potere barbarico. Ci aspetta un 2016 importantissimo e fondamentale per la repubblica, il Welfare, la Costituzione italiana e la Scuola Pubblica Statale: ci saranno le amministrative, le deleghe della 107, il concorso e in autunno il referendum costituzionale che deciderà le sorti del Governo. Ci aspettano mesi di passione su tanti fronti, che dopo anni di umiliazioni, attese, manganellate, e domande mai attese, devono farci superare la nostra attuale visione apocalittica. Rimbocchiamoci le maniche come sempre, come chi ha imparato a resistere ad ogni attacco alle spalle. Berlinguer diceva: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c'è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.” Ecco insegniamo, insegniamo la vita, raccontiamo dei nostri colleghi precari, di chi sarà chiamato a fare il tappabuchi buttando alle spalle anni di studio, di perseveranza e di impegno, insegniamo che esiste una legge popolare, la LIP, costruita per una Scuola pensante e partecipata, insegniamo che non esiste ingiustizia se non esiste chi, con il suo silenzio, fa finta di nulla. Insegniamo la passione, il dissenso e la creatività. Insegniamo, perché i nostri studenti e i nostri figli, non diventino uomini senza futuro e dignità. Insegniamo perché è la nostra ultima speranza per non soccombere al pensiero unico e al rastrellamento delle nostre poesie. E come diceva Don Milani “ Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la può avere solo un povero che è stato a scuola”. E allora, insegniamo perché ci crediamo e per poter dire ai nostri figli:”L’ho fatto per il mondo, per la giustizia sociale, per il futuro e per i tuoi occhi affinché non si spengano mai”