Vita da precaria

19 Febbraio Feb 2016 1725 19 febbraio 2016

Ho visto la fine di un secolo e un Papa che si dimette. E la Giannini Ministro dell'Istruzione

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Il Sottosegretario all'istruzione Gabriele Toccafondi ha dichiarato, durante il Consiglio Nazionale Agesc (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), che il Governo ha previsto tramite la “Buona Scuola", novità importanti per le famiglie: verrà data la possibilità di detrarre fiscalmente fino a quattrocento euro all'anno per ciascun studente che frequenti una scuola paritaria.
Secondo Toccafondi è in atto una vera e propria rivoluzione ovvero un cambiamento culturale per il nostro Paese. Verrà organizzata al Miur una giornata che coinvolgerà tutte le associazioni che gestiscono le scuole confessionali. Ha confermato che a breve verranno distribuiti tramite gli Uffici Scolastici ai vari istituti 500 milioni di euro. Ma la frase che arriva come un mitragliata al cuore di tutti noi Docenti della Scuola Statale, è questa: ”Scuole statali e non statali non esisteranno più. Tutte saranno Scuole Pubbliche” L’attacco alla Costituzione e alla Democrazia è stato sferrato insieme a tutte le bombe esplose con la Buona Scuola. La Rete degli Studenti nel frattempo non ha tardato a reagire contro l’ipotesi, avanzata dall’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, che gli stage degli studenti di scuola superiore possano essere svolti anche presso enti o istituzioni di carattere religioso. «In questo modo passa un messaggio devastante: qualsiasi datore di lavoro è accettabile e legittimo, purché permetta alle scuole di imbastire velocemente le convenzioni che il governo chiede da mesi, nonostante la colpevole assenza dei decreti attuativi», rileva Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete. «Ci sembra palese che l’Ufficio scolastico Regionale Lombardo non abbia chiaro cosa sia l’alternanza scuola/lavoro e la sua differenza con il legittimo volontariato personale», aggiunge, chiedendo che sia fatta «immediata marcia indietro su questa proposta, per garantire libertà di scelta e laicità della scuola pubblica». E il Sottosegretario Toccafondi che risponde? «Non ci fermiamo alle apparenze, non stiamo parlando di ragazzi che vanno in chiesa a prendere gli appuntamenti per i battesimi, ma di musei, archivi, enti, che hanno una gestione di carattere religioso, l’importante è che i ragazzi facciano esperienze concrete». E l’anno prossimo, il Signor Toccafondi vorrebbe coinvolgere oltre alle parrocchie, Comuni, associazioni di volontariato, enti non profit come il Fai, il Wwf, Italia Nostra, ma anche la Caritas, il Coni, le associazioni sportive, i Musei Diocesani. E perché non metterci dentro i focolarini e tutte le sedi di Comunione e Liberazione?. Lui dice che non ci si può fermare all’apparenza, ma questa non è apparenza è sconsacrare la Scuola Pubblica alla sua laicità, nella sua missione formativa, nella sua consapevolezza di forgiare menti per educare cittadini globali, capaci di integrarsi e trarre valore dalle differenze culturali, religiose e di costumi. Una Scuola che si oppone a qualsiasi imposizione di natura politica, ideologica o religiosa, perseguendo l’obiettivo di rendere l’istruzione di qualità.

E invece di parlare di stipendi bloccati, di scuole che stanno diventando aziende per raccogliere più iscrizioni possibili, di scuole vetrina per animare discussioni da aperitivo di mamme e papà appassionati di esteriorità, di una scuola divenuta apologia di un regime totalitario che disperde i suoi insegnanti in una follia criminale studiata a tavolino per distruggere quello che avevamo salvato dallo sconquasso berlusconiano, l’attuale Ministro dell’Istruzione Giannini infarcisce i suoi discorsi di frasi che sembrano una beffa: “La scuola paritaria è uno dei punti del sistema che funziona meglio”. Pertanto “Scuole statali e scuole paritarie devono avere uguali diritti“. In realtà chi conosce la scuola sa che le scuole “paritarie” sono quelle che hanno risultati peggiori alle indagini Ocse e – in molti casi – sono un covo di illegalità e malaffare. Anche un dossier di Paolo Latella sui diplomifici, giace sul tavolo dei vari Ministri dell’Istruzione da Novembre 2014. Per il Governo gli scatti saranno da guadagnare attraverso un merito che storicamente ha privilegiato criteri che prescindono dalle conoscenze e dalle abilità: il "merito" è divenuto espressione di una "cultura del potere e dell'autorità" che, dalla prima rivoluzione industriale al fordismo, ha ridimensionato ogni valutazione fondata sulla conoscenza e il sapere essere, valorizzando invece, come fattori determinanti, criteri come quelli della fedeltà, della lealtà nei confronti del superiore, di obbedienza. L’Unione sindacale una volta vanto della classe lavorativa, si sta indebolendo sotto i diktat governativi accusati di difendere gli interessi di parte degli insegnanti, casta di privilegiati, che lavorano soltanto 18 ore settimanali, per soli 200 giorni l’anno, fannulloni, con il pomeriggio libero per dedicarsi ai loro hobby preferiti. Per non parlare di ricercatori che sputano nel piatto dove hanno mangiato, di insegnanti messi di ruolo come potenziatori e che si lagnano solo perché hanno tolto loro la progettualità, dignità, identità. Oppure insegnanti, che invece di ringraziare il sultano, lanciano urla disperate: colpevoli di nutrire la speranza di potersi avvicinare a casa scoprono che la mobilità li farà prigionieri in una gabbia di cui non conoscono la via d’uscita. Così dice Paolo Latella e tutto l’Unicobas unico sindacato a non chinare il capo e le ginocchia davanti alla disgiunzione tra cervello e giustizia di questa debacle valoriale, orfana di onestà e di moralità. “Dobbiamo fermare il disegno liberista, come sta accadendo in Italia e in Europa, che ha come scopo primario l’eliminazione dello stato sociale cancellando come prima azione il Sindacato. Non è un caso se Matteo Renzi ha bloccato e ridotto il diritto di sciopero vietando le manifestazioni a Roma durante la settimana (si può solo sabato e domenica) e mettendo in atto tutte le azioni contro i lavoratori contrastivi. Il Sindacato deve difendere il lavoratore e non il dirigente oppure il politico di turno che fa gli interessi di TREELLE, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Confindustria.”

E ritornando a Toccafondi e alle scuole private onorate addirittura da una legge, la 62 del 2000 battezzata dal Ministro Berlinguer, e allo stravolgimento dell’articolo 33, art 34, che danno alla nostra scuola il compito di garantire l’uguaglianza delle opportunità e di“rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economia e sociale del Paese”, noi essere umani stiamo aspettando di ritornare ad essere il Paese che osava, vincendo, su divorzio e aborto. Oggi siamo ridotti a elemosinare sulle unioni civili e su una scuola che non parta da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili. Non è tardata la risposta dell'Inquisitore, il Cardinale di viola vestito che ha lanciato un' anatema contro un'Istituzione nata aconfessionale per Costituzione, ma cresciuta sotto le gonne dei vari prelati regnanti. Bagnasco punta il dito, ma non vede la sua mano inanellata che splende in questa alienazione demente e Toccafondi, con la sua visione di mondo contorto, lo ricordiamo per aver bloccato anni fa, gli opuscoli anti-omofobia da consegnare agli insegnanti per svolgere quello che in didattica e in pedagogia si chiamano inclusione, integrazione, divulgazione, informazione, ascolto, condivisione, preparazione. Ma forse a loro va bene che i nostri studenti si ammazzino in una notte dove non riescono a trovare il coraggio di essere quello che sono. Aspettiamo che la Scuola sia aperta veramente a tutti e che ci sia giustizia: non Divina ma umana, quella che non sembra rispettare il Sottosegretario per una materia che non si gestisce come si vendono le azioni in Borsa. Perché siamo così tutti fantasticamente unici, così diversi, così fragili nell'incespicare nei tranelli di una vita che sbarra le carezze con i pugni chiusi. "La vera morte sta nel non essere più compresi", diceva quel profeta di Pier Paolo Pasolini. Caro Sottosegretario Toccafondi, nella sua scuola quel poeta sarebbe morto ancor prima che il destino lo uccidesse. Nell'oscurità di un'ignoranzanata da persone che puntano il dito e non conoscono la differenza. Quella che ci rende liberi.