Vita da precaria

27 Febbraio Feb 2016 1049 27 febbraio 2016

Fatti buon nome e piscia a letto, e diranno che hai sudato.

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Ci stiamo avviando verso una deriva culturale senza precedenti, verso una logica aberrante dove si continua a pensare alla scuola come ad un settore qualsiasi della Pubblica Amministrazione. Vogliono disintegrarla con il plauso dei giovincelli rottamatori per cambiare il verso. Ma cambiare il verso alla Scuola vorrebbe dire cambiare il verso alla vita, al senso della Costituzione, al disegno democratico risorto dalle ceneri di un fascismo sterminatore. Basta leggere il Sole 24 ore, compagno d’armi di Confindustria che ci allinea come soldatini da vendere, giudicare, ricompensare e bollare. I giovincelli rottamatori, hanno illuso il nostro orgoglio, ci hanno fatto credere di innalzare il nostro status-quo, la nostra stima di fronte al pubblico pagante e, nello stesso tempo, in modo diabolico, hanno fatto credere ad una platea affamata di giustizia sociale, che donandoci la mancetta di 80 euro, saremmo stati buoni e zitti. Tutto ciò mentre edificavano muri incrostati di subdoli test, analisi meccanografiche sul nostro sapere, cospargendo di muffa puzzolente la nostra qualità e il nostro amore, la nostra forza incrollabile nel proseguire nonostante tutto e nonostante loro. Ci stiamo avviando verso un oscurantismo, un opposizione al nostro progresso di docenti. Non sanno che il nostro pane quotidiano è la continua formazione per educare e allevare i nostri studenti, l’ aggiornamento per far fluire la cultura verso i nostri discenti, lo studio ininterrotto perché non ci si ferma mai. Mai, quando la vita ti cresce accanto. Hanno messo in discussione le nostre idee per limitare la diffusione della conoscenza oltre certi limiti. Quelli che noi abbiamo sempre cercato di superare insieme ai nostri allievi. Si definiscono progressisti, innovatori, e invece, hanno un atteggiamento culturale proprio di chi si schiera verso una visione dinamica della cultura. Hanno scelto di negare la libertà di pensiero e la libertà dell’individuo, rifiutando di riconoscere vere delle cose che si ritengono palesemente incontrovertibili, come l’evoluzione stessa del nostro essere e del benessere dei ragazzi. Ci stiamo avviando verso un nuovo Medioevo, come nei secoli bui dove dominava il declino della conoscenza. Mentre noi, insegnanti e studenti della Scuola pubblica Statale, continuiamo ad essere protesi verso un nuovo Illuminismo, dove il motto che si addice ai nuovi partigiani avversi a questa Controriforma è: ”Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”. Ci vogliono levare la cosa che amiamo di più: dar luce alla menti dei nostri ragazzi levandola da anni che hanno messo in ombra il pensiero critico e la ragione. Vorrebbero che smettessimo di dare tutte le possibilità a ragazzi che pensano di avere dei limiti, tutte le possibilità del mondo a chi vorrebbe incasellarli in numeri o percentuali. Questo non lo faremo mai, perché siamo orgogliosi di tutti i nostri studenti. Sono loro che ogni giorno, ci danno la possibilità di andare oltre i nostri occhi, rivelandoci nella nostra essenza e nel nostro pensiero. I giovani rottamatori, insieme a Confindustria, Treelle e servitori di partito, ci vogliono dividere tra meritevoli e asini, proprio come fanno con gli studenti, ma i criteri della nostro meritorio insegnamento sarà la reputazione, perché dicono:” E’ senz’altro una valida proxy per la qualità degli insegnanti. L’obiettività perfetta è un obiettivo irraggiungibile. In una comunità professionale la reputazione è invece basata sull’aggregazione di giudizi inter-soggettivi espressi dai vari soggetti della comunità (pari, studenti, genitori). Nessun giudizio analitico sarà mai perfetto, anche se supportato da quintali di dati e di documenti tesi a fornire prove più oggettive. Il giudizio alla fine non potrà essere che “olistico”, cioè globale, relativo all’insieme delle qualità del singolo insegnante e soprattutto “contestuale”. E dopo questo predicozzo prodotto da chi vende azioni in Borsa e come fidanzata ha la Banca sotto casa, penso che la “reputazione” non possa essere valutata senza un’impronta soggettiva. La “reputazione”, che deriva dal latino reputare cioè "computare", "pensare", potrebbe portare a immaginare supposizioni malformate ascoltando critiche parziali, accogliendo il discredito e il biasimo. L’opinione non è mai oggettiva, apre troppe falle dell’essere umano, cova la vendetta, il becero attacco dei genitori incompresi (sic!), attrezza i poveri di pensiero ad una guerra che non taciterà nessuno. Certi detti popolari hanno più verità di tanti studi epistemologici:” Fatti buon nome e piscia a letto, e diranno che hai sudato”, perfetto come cartello da mettere nelle nostre aule insegnanti. Io alla mia reputazione non do troppa importanza, quello che mi interessa è la mia coscienza e ciò che io penso di me. C'è chi è solo rumore e chi silenziosamente lascia impronte profonde. E noi siamo insegnanti di segni, di tracce. Ai cari giornalisti del Sole 24 ore, che apprezzano l’impegno attuale del Governo, e che già pensano a come dividere il bonus tra quelli che hanno una buona reputazione e chi invece è un assassino, quelli che si preoccupano delle angosce dei Dirigenti Scolastici disperati nel valutare le condizioni di un paziente da rapportare alle esigenze pubbliche e non certo ai bisogni della scuola e degli allievi, a quei giornalisti che difendono a spada tratta chi di questa sacra Istituzione ne sta facendo brandelli sfamando chi ci vorrebbe tutti al rogo, ecco a quei giornalisti voglio ricordare l’ottima reputazione della loro entità superiore dotata di potenza straordinaria. Vi ricordate quando il nostro Premier scarabocchiando alla lavagna come Corrado Guzzanti in Avanzi di Maturità scriveva: “Cultura umanista”, sarebbe “umanistica”, ma pazienza. E quando nel salotto di Vespa regalava perle di storia: “Nel 700, 800 e 900 si occupavano militarmente altri stati. Noi ci prendevamo l’Istria, Nizza e la Savoia”. Quando Vespa ha osato correggerlo, sbottava: “Vabbè, non stiamo lì a fare i precisini”. E le chicche non finiscono. A Otto e Mezzo dichiarava: “L’Eni è un pezzo fondamentale dei nostri servizi segreti”, scrive Repubblica con una b, incontrando Netanyahu, allude alla bellezza del “Devid di Maichelangelo” e poi, fuorionda, si dilunga sul fascino della Joconda di Leonardo do Nascimento de Araujo (oltre che da Vinci). E il monologo in inglese? Quello che vorrebbe obbligatorio nei nuovi concorsi per futuri Docenti Superman? “Shish”, “Bikosa”, “Destracciar”, “Ukrai”: parole forti. Ma il nostro eroe degno di una reputazione da innalzare all’altare della Patria, ci sorprende ogni giorno dandoci uno spunto su cui riflettere e meditare. La poesia sull’amicizia in spagnolo a Buenos Aires non era di Borges ( pace all’anima sua), ma di un anonimo, e la Cina non è la terra che ha dato i natali a Marco Polo e Matteo Ricci. Uno è veneziano e l’altro maceratese. Ma si sa, la geografia è un opinione, come la reputazione. Per la Scuola il "noi" è tutto. Quando ci sono troppi "io" purtroppo non c'è nient'altro. Neanche la reputazione