Vita da precaria

20 Marzo Mar 2016 1628 20 marzo 2016

I miei studenti dovranno dire no

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“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.”

Don Lorenzo Milani

La nostra puntuale e rigorosissima (quando vuole!) Amministrazione Pubblica, recentemente ha licenziato il Prof. Stefano Rho per non aver segnalato sul modulo di assunzione, che 11 anni prima era stato sorpreso dai Carabinieri a urinare in un cespuglio dopo una festa di paese. Fatto per cui era finito davanti al giudice di pace e condannato a pagare una multa. Il suo licenziamento ci ha giustamente indignato, soprattutto conoscendolo come un insegnante che ama il suo lavoro. Questa misura restrittiva, ci è sembrata fuori da qualsiasi nesso logico, soprattutto in quest’Italia dove tutti rubano ma a pagare sono sempre le persone oneste. Con i miei studenti ne avevamo parlato e discusso insieme, come penso tanti colleghi. E adesso cosa diremo a Scuola dopo che i nostri allievi avranno visto un tifoso dello Sparta Praga che “pisciava”non in un prato alle due di notte, ma nel viso di un essere umano?. Sì, dirò pisciato, sarà volgare, ma così deve essere, altrimenti non lo capiranno. Perché dire “fare pipì” è troppo delicato, evoca la marachella urinaria del bebè, orinare sa di malattia e di reparto urologico. Pisciare, perché nel verbo c’è tutta la volgarità e la violenza del gesto. L’energumeno stava calpestando la Storia, ma ne era inconsapevole, la vescica, evidentemente pressata dalle troppe birre ingurgitate, premeva. Gli scappava, e allora perché non farla proprio lì, scegliendo come obiettivo della sua minzione una mendicante? Una delle tante donne avvolte in un velo nero che vediamo raggomitolate come stracci per le vie di Roma a chiedere qualche spicciolo. Il ceco col pinocchietto e gli occhiali neri, pisciava addosso alla povertà, all’emarginazione, ad una vita irregolare e fuori dagli schemi. E in questo si sentiva europeo e padrone, perfettamente in linea con l’ideologia dominante che vuole l’improduttivo, chi non possiede, chi dispone solo della sua miseria, l’effetto di un male sociale. Da disprezzare, odiare. Estirpare. L’energumeno è l’immagine plastica dell’Europa che chiude le frontiere e che costringe migliaia di profughi a varcare le acque gelide di un fiume per cercare una terra amica, che assiste indifferente alla scena di una donna che partorisce al gelo di una tenda e che lava suo figlio con l’acqua fredda. L’energumeno è incolpevole perché europeo fino in fondo. Parole di un grande Enrico Fierro a cui io mi associo in tutto e per tutto. Cosa diremo ai nostri studenti, che nessuno assistendo all’episodio si è fermato per difendere quella donna? Ormai non ci sono più parole. Stiamo diventando la pattumiera dell’umanità e io dovrei spiegare e far rispettare la cittadinanza, la Costituzione, l’inclusione e l’accoglienza?. Noi insegnanti siamo lasciati soli a difendere la Democrazia davanti alle barbarie di questo mondo implacabile, fondato sul potere, la ricchezza e il successo. Dovrò spiegare ai miei ragazzi, che non ci si mette a posto la coscienza solo condannando e tornando a casa tranquilli. Il problema è di tutti noi, e solo noi dobbiamo affrontarlo. E lo si affronta opponendoci con tutte le nostre forze all’eccidio etico, denunciando la sospensione della solidarietà e della libertà. Non è più il tempo di mendicare una vita senza scelte, dobbiamo indossare il coraggio, contro questa stagione crudele e spietata, smentendo i latrati di un’umanità terminale. Noi insegnanti non dobbiamo fare Scuola, dobbiamo essere Scuola di questi tempi. Dovrò far capire ai miei alunni, che quando vedono la rabbia e l’indecenza che colpiscono vittime soprattutto degli strati sociali più indifesi, e nelle creature umane più esposte, come i bambini, le donne, i giovani, i vecchi e i poveri, devono dire no. Devono dire no quando vogliono far credere loro che solo usando l’arroganza e il non rispetto, si può arrivare ad essere qualcuno. Devono dire no quando vedono che la prepotenza diventa offesa alla dignità, alla coscienza e ad una morale che spesso viene confusa come segno di superiorità. Sarà molto difficile, soprattutto quando hanno il mondo per esempio. Ma perché la vita ritorni ad avere dei contorni di viso da bambino, non potranno chiudersi nella corazza dell’egoismo e voltare la faccia. No, dovranno avere la schiena ben diritta e guardarlo in faccia il male oscuro di questa epoca devastante. Perché solo loro potranno essere quella voce fuori dal coro, quella che ci farà intonare le parole della speranza.