Vita da precaria

1 Aprile Apr 2016 1532 01 aprile 2016

Dai neutrini agli inchini. Il burnout degli insegnanti

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Vittorio Lodolo D’Oria, massimo esperto italiano di burnout degli insegnanti, ha messo a fuoco la vulnerabilità psichiatrica dei docenti in servizio rispetto a tutti gli altri impiegati pubblici. Se ci intervistavano sarebbe stato tutto più semplice: lo stiamo denunciando da anni. Ma sembra che senza vederci accompagnati dalla badante indaffarata a cambiarci il pannolino ogni tre ore, lo Stato italiano non possa andare avanti. Chissà se Matteo Renzi ascolterà il famoso medico ematologo che si sta facendo portavoce del nostro disagio fisico, mentale, sociale. Io penso proprio di no. Ma partiamo dall’inizio. Il nostro logorio mentale è iniziato in anni in cui i neutrini viaggiavano all’interno delle gallerie del CERN. Lo tsunami Gelmini ha provocato la distruzione della Scuola Italiana, sterminando migliaia di precari, eliminando materie che costituiscono il patrimonio culturale e genetico di noi italiani, tagliando cattedre dall’oggi al domani. Ha introdotto L’INVALSI, ha ridotto i fondi per le spese generali. Ma la Scuola pubblica, era già passata tra le mani dei vari schieramenti politici, i quali non ne avevano scorto gli ideali, quelli di Calamandrei per intenderci, e hanno aperto non le porte ma i portoni alle scuole private. In quel periodo l’hastag che andava per la maggiore era: “Con la cultura non si mangia”. Cosicché la nostra psiche e il nostro sistema immunitario, hanno incominciato a cedere. Poi ci siamo ritrovati prima Carrozza eliminata alla svelta per ordine del super capo campione di gira la ruota e ora, ciliegina sulla torta, Stefania Giannini, Davide Faraone e Toccafondi: persone che con l’Istruzione stanno come i cavoli a merenda. Loro pensano che la Scuola sia un talent scout, dato che vogliono premiare con tante carezze, promesse e bacini sulla bua, gli insegnanti che imburreranno la poltrona del Preside di turno. Il cuore e lo stomaco intanto, a noi insegnanti, incominciano a rivoltarsi così tanto, da avere scompensi aritmici a seconda dell’insegnante che trovi piegato davanti ai componenti della commissione di valutazione. Ma signori, pensiamo a cosa stiamo passando: Brunetta, tutto l’alto fronte della CEI e le varie “esperte” della commissione cultura che aprono le bocche solo per far prendere aria alle gengive. E i Sindacati confederali dove li mettiamo? Solo questo farebbe saltare l’equilibrio nervoso ad ogni lavoratore della Scuola che lotta. Questo è il quadro misero dell’immensa immondizia che galleggia nella Scuola pubblica, dove tutti hanno trovato qualcosa da prendere e mai da mettere. Ma non finisce qui il nostro disagio sociale. Ci sono professori vittime di bullismo, genitori pronti a denunciarti se osi dare note ai loro pargoli, con la Buona Scuola è stata messa in atto la campagna di diffamazione più criminale mai concepita in un mondo che a dispetto di Renzi, porta i suoi insegnanti nelle sfere più alte di rispettabilità. Ci hanno dato dei fannulloni, mangiaferie a tradimento, incompetenti, siamo stati privati della possibilità di partecipare alle scelte della scuola. E tutto ciò lo viviamo in classi affollate, con disabili a cui mancano le cure necessarie, DSA, BES, allievi con disturbo di lettura, dislessia, disgrafia, e tutto ciò che sappiamo benissimo. Poi si stupiscono se abbiamo momenti di scoraggiamento, difficoltà di concentrazione, incubi notturni, irritabilità, sensi di colpa e fallimento. Siamo già bravissimi a non essere dipendenti da qualsiasi sostanza stupefacente che faccia credere anche per poche ore, che la mattina dopo entreremo in una Scuola dove si possa crescere con le radici e le ali. Oggi insegnare è diventato impossibile, siamo addestrati a compilare moduli, domande, allestire gite, riprodurci in anziani Steve Jobs, essere di tutto tranne fare quello che noi sappiamo fare: gli insegnanti. Ma la nostra salute psichica, fisica e sociale vacilla in modo grave e minaccioso, quando pensiamo ad un numero: 67. Il numero che ci ha definitivamente fatto schizzare gli ultimi guizzi di serenità. Grazie a una riforma delle pensioni dove pagano solo le persone oneste e le pensioni d’oro non vengono tagliate. Preferiscono vederci con la nostra badante e il triciclo a portata di mano. La verità è che la Scuola oggi è fallita e quando fallisce la Scuola fallisce il Paese. Fallisce l’uomo e la sua libertà, fallisce il sapere e regna l’ignoranza. Dobbiamo aver la forza di abbattere i muri che ci hanno costruito per vivere in un’Italia nata per essere la nostra Patria e diventata un Paese che non ci rappresenta più. Se tutto ciò si avverasse non ci sarebbero più indagini mediche su di noi. Saremo cittadini al disopra di ogni sospetto.