Vita da precaria

10 Aprile Apr 2016 1414 10 aprile 2016

Chiara e Salvo Riina. La Scuola e la mafia

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Mentre a “Porta a Porta” andava in onda Salvo Riina, figlio del boss Totò, che dissertava sui comandamenti invocando l’obbedienza a “Onora il padre e la madre” e lasciando da parte il più eloquente “Non uccidere”, in un programma di talent, Chiara Perreca, sedici anni di Bacoli provincia di Napoli, ha dedicato il suo monologo alla figura di "un uomo vittima di mafia", Peppino Impastato. Devo dire la verità, io non vedo quei programmi, non credo nei bambini prodigio, anzi mi tengo a distanza da tutto quello che arriva prima del tempo per capire. Di solito sono ragazzi scaraventati in una scatola mediatica la quale improvvisamente trasfigura la loro vita per pochi mesi. La stessa che poi lo ributterà nelle vecchie scartoffie e li rimpiazzerà con ragazzi più giovani e più sguaiati. Ma l’altra sera non so come mai, mi sono fermata per 100 secondi e ho ascoltato Chiara. Mi sono resa conto che tremavo. Tutto ciò mentre alla Camera la Lega proponeva un emendamento al ddl Cirinnà che vorrebbe permettere ai commercianti di rifiutarsi di vendere i loro prodotti ai gay facendo “obiezione di coscienza” sulle unioni civili, Adinolfi che tra una partita di poker e l’altra si trasforma in un alfiere contro il diritto all’aborto e il nostro Premier che invita a non andare a votare. Unico diritto di noi cittadini per poter far sentire il nostro diniego a questo sistema dispotico pregno di intolleranza che ci vorrebbe vassalli in un regno di supremazia. In tutti questi tramestii ipocriti, Chiara fermava per poco più di un minuto tutti i fragori deliranti, parlando di Peppino impastato. Quanto ha contato per me Peppino, quanto mi è stato vicino nelle mie lezioni quando facevo sentire i 100 passi ai miei allievi che poi guardavamo il film e incominciavano ad amarlo sempre più. Peppino quel piccolo grande uomo figlio della terra di Totò Riina, entrava nella loro vita per non uscirne più. Ha imparato bene la lezione la piccola Chiara, ha imparato che la mafia uccide ma il silenzio ancor di più. E lei non ha taciuto, non si è proposta vestita e truccata con abiti da circo, con la claque in sala composta dalla famiglia piangente o come esempio di un modello giovanile banale e insignificante. No, Chiara ha parlato di Peppino Impastato, Pinelli, Feltrinelli, Aldo Moro, Mafia. I misteri di questo Paese. Ascoltarla è stato emozionante mi ha fatto venire la voglia di sapere tutto, la voglia di lottare per la verità, per Giulio Regeni, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, per tutte le persone scomparse, per ragazzi morti nel desiderio di una vita migliore, per chi ancora aspetta quell’onestà intellettuale che in questo Paese è stata barattata con la putrefazione dell’integrità. Al di là del bene e del male. Quei cento secondi, quei cento passi tra un sorriso e il ricordo di un pianto. Quei “Cento passi” che hanno sempre accompagnato noi insegnanti nelle nostre lotte, in scioperi pieni di speranza e di promesse vanificate, di aspettative e di cocenti disinganni. Quei cento passi tra noi e un’attesa mai nata. Chiara la voce che insegno ad ogni mio allievo, uno alla volta. Perché la cultura è un bene primario e come tale deve diventare il clamore da sbattere in faccia alla nostra e loro esistenza. Noi insegnanti che tentiamo di portare i ragazzi ogni giorno verso l'autenticità, sappiamo che loro saranno gli unici a poter salvare questo mondo. E se è da piccoli che imparano le cose più importanti, da camminare a saper cadere, piangere e rialzarsi, amare e imparare, allora lasciamoli cantare e recitare a squarciagola in classe, con i loro amici, in famiglia, ma soprattutto dove ci sia qualcuno che li sappia ascoltare. Noi siamo l'infanzia di queste meravigliose creature, sforziamoci di dipingere la loro memoria e la loro coscienza. Percorrendo quei cento passi insieme.