Vita da precaria

10 Aprile Apr 2016 2038 10 aprile 2016

La storia di Maritsa. Una nonna venuta dal mare

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Ottantacinque anni, analfabeta, candidata al Premio Nobel per la pace, Maritsa (Mariuccia) Maurapidu è una nonna che ognuno di noi ha amato in quei libri dove si respira il profumo del mare. Quelle donne antiche a cui basta una stufa a legno per scaldarsi e un grembiule sempre pronto ad accogliere tutto quello che porta il mare. Come le vecchie donne del Sud, accovacciate nel loro sgabello con le rughe incrostate dal sole e le mani sempre dentro alle cose della vita. Non ha nulla che la lega al frastuono che arriva da nord, dove non si sente lo sbattere dolce e ritmato delle onde che si infrangono su massi. Massi che raccontano la storia. La sua casa ha le porte che guardano il mondo, come i suoi occhi, capaci di librarsi migrando verso nuovi volti. Le portano vento o pioggia. Il vento per scompigliarle i capelli e la pioggia per bagnarle i fiori nei vasi. Dalla sua finestra vede la storia del Dodecaneso e il fasto di Costantinopoli, la sua casa è il bivio della Storia con la sua Grecia e la Turchia. “L’altra parte” come la chiama lei. Cristianesimo e islamismo così vicini da non essere discosti dal volo dei gabbiani. La sua mamma scappò nel ’22 dalla Turchia, quando sentiva la fame appendersi come un vestito stracciato e si trasferì a Lesbo, l’isola che come vento sul monte irrompe entro le querce. Lei e adesso Mariuccia, hanno accolto mani, braccia, lacrime che parlano di paura e occhi che tendono a chiudersi dal troppo bagliore. Mariuccia non sa la loro lingua, ma le loro mani sono fatte di parole d’amore. Se non fosse stato per una foto, sarebbe rimasta una perla racchiusa nella sua ostrica, ma anche tra i venti che incrociano alienazioni dissennate, le sue grinze fatte di calore hanno suscitato un’emozione che sussurra alla nostra coscienza. E’ stata immortalata insieme a Emilia Kamvisi 84enne e sua cugina Efstatia Mavrapidu mentre danno il biberon a un neonato con l’amorevolezza che solo le nonne che sanno di sale attingono nei loro sogni. Per loro e per tutti i volontari che non ripudiano melodie tramandate dagli "asiklar", il mondo chiede il premio Nobel per la pace. I bambini la chiamano “Mama”, i papà la ringraziano per abbracciare i loro figli nel tepore del suo seno caldo e quieto. Sempre animata dalla voglia di far vivere ogni lacrima versata sulle sponde del suo Mar Egeo. Mariuccia non capisce la diffidenza verso chi ha il velo o chi prega in un altro modo. Anche lei si mette il foulard la domenica, ma dice:” Siamo tutte madri e tutti figli a questo mondo. Quando un dottore incontra un rifugiato che parla inglese li vedo che diventano amici, si rilassano, ridono. Come qualunque ragazzo”. Mariuccia ha capito che la sapienza è vivere con i contrasti di suono e di timbro senza eliminare la musica. Lei, una madre e una figlia con una casa dove conosce gli spazi per orientarsi anche durante le notti senza stelle. Come con le persone, perché la sua casa appartiene alle onde e quando prende per mano la tenerezza, si siede di fronte a lei e le confida la storia di una ragazza che vola su ali di farfalla