Vita da precaria

15 Aprile Apr 2016 2205 15 aprile 2016

Lettera a Gianluca nel giorno del dolore

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Caro Gianluca, essere insegnanti è meraviglioso perché si incontrano visi e occhi tutti con la loro storia da raccontare. Ascolti e rimani in silenzio, tante volte sorridi, qualche volta ti nascondi per piangere. Ti ho conosciuto tre anni fa, in una Scuola che abbiamo trasformato in musica, gioia, colori, partecipazione, tutto nato dal sapervi cogliere nel vostro sbocciare. Mi siete sempre rimasti nel cuore voi e le vostre risate aperte al mondo, le vostre speranze raccolte in pochi desideri, semplici e veri come i nostri spettacoli. Momenti indimenticabili per chi la musica non l’aveva mai vissuta. Sono passati gli anni e io da precaria vi ho dovuto lasciare, non avrei mai pensato che quelli erano gli ultimi istanti spensierati che stavamo vivendo. Io ho perso il mio adorato Tommaso, quel violino meraviglioso che vi veniva ad accompagnare duranti i saggi per rendere tutto più unico, meraviglioso. Incantavamo la platea, i genitori venivano da me con le lacrime agli occhi, orgogliosi di vedervi per la prima volta con la passione che traboccava dai vostri visi. Ho conosciuto la tua mamma, la tua adorata mamma, in quelle occasioni. Mi veniva a raccontare il suo orgoglio di averti come figlio. Io so cos è il dolore e solo per questo mi accosto dolcemente a te tenendoti per mano, stringendola piano per sussurrarti la ragione di un dolore. Perché anche per il dolore c’è una ragione anche se ora ti sembrerà impossibile, irreale, ma la ragione di un dolore è la ragione dell’amore. Di un amore perduto nell’ombra di una vita strappata alla nostra capacità di capire. Una vita strappata a una mamma coraggiosa e generosa che sconfiggeva il vento e la pioggia con sorriso solare e invasivo, umile e vero, unico e raro. Ma sappi Gianluca che gli arcobaleni d’altri mondi noi non li conosciamo, i loro fiori e le loro farfalle vivono nel nostro divenire, nel nostro futuro che è passato nella luce del suo sorriso. La morte te l’ha portata via ma rimane l’amore, in forma diversa, in un forma che scoprirai ogni giorno quando ti alzerai e sentirai il suo profumo. Sentirai il suo profumo e la tua memoria sarà la sua vita, ti accompagnerà, l’annaffierai, danzerai insieme a lei. La vita ha un termine ma l’amore no, ricordalo Gianluca. La ritroverai nei momenti più dolci della tua infanzia, nelle sere passate sotto il cielo aperto, nella forza che ti ha donato. Essere stato amato così profondamente come ha fatto la tua mamma con te e i tuoi fratelli, ti proteggerà sempre, perché lei è dentro di te nella tua pelle. Accettare la morte è la più grande forma d’amore e lei non morirà mai perché le sue origini sono il colore dei tuoi occhi. Cercala sempre perché lei ci sarà. Ci sarà mentre corri veloce incontro ad un goal, quando vorrai accarezzarle i capelli, quando la sua voce sarà il tuo canto nelle ore della tua vita. Cercala nell’aria, nel sole, nelle lacrime che sanno d’amore, nei campi fioriti, nel profumo dell’erba. Cercala nel tuo sorriso, nelle tue ore nuvolose, nelle pieghe di una foto, nel silenzio che ti sfiora lambendo la luna. Non far tramontare i tuoi sogni, perché sono l’unica cosa che hai, e vivi la tua vita come desiderava la tua mamma. Una mano malvagia ha azzerato il mistero della bellezza e della gioia ma non ha tolto quella luce immensa che emanava. Una luce così bella, intensa, che lei lascia oggi e per sempre a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerla e subito dopo amata. Il mistero della bellezza, della gioia si scontra con il mistero del dolore, dell'assurdo: forse unendo questi misteri con la "buona novella" (il bello e il bene non muoiono mai), si può pensare, sperare, di ridare per noi vita a Monica. Lei è morta ma lei è la vita e l'amore. Per sempre e per tutti i suoi amici che si stanno struggendo. Lei che ora ci ha fatto capire che non deve esistere odio, indifferenza, buio senza notte. Ma sai Gianluca, le porte della sorte non sappiamo mai quando si aprono e cosa levano improvvisamente. A te e ai tuoi fratelli ha levato una cometa, una stella polare che illuminava ogni cosa che faceva e diceva. E per lei e per la sua voglia di vivere, Gianluca, trasforma il tuo dolore in sorriso. Quello con cui la tua mamma andava incontro alla vita e inciampando nel destino, ha donato alla sua morte.