Vita da precaria

25 Febbraio Feb 2017 1702 25 febbraio 2017

“Mi sono seduto dalla parte giusta, perché quella del torto era tutta occupata da Matteo Salvini.

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Giovedì ritornerò a scuola, e dovrò spiegare ai miei allievi quello che sicuramente avranno visto su Internet. Perché per loro, come per tutti i ragazzi, il web è come sfogliare un giornale, vedere le ultime notizie, informarsi sul mondo. E avranno visto Salvini che condivideva un video filmato da tre dipendenti del supermercato Lidl che rinchiudevano due donne nomadi in un gabbiotto. Un gabbiotto dove si possono trovare solo le persone che sanno di non avere più una realtà dove riconoscersi, dove potersi camuffare con l’immondizia. Nel sudiciume e nella sporcizia. Le hanno filmate mentre urlavano come bestie in cattività, e le loro urla hanno squarciato la dignità umana come il fondo di un’umanità eclissata e umiliata. Il video è raccapricciante e i miei ragazzi che stanno studiando la seconda guerra mondiale, e conoscono la fine di ebrei, disabili, menomati, omosessuali e zingari nel nome di una superiorità di razza, di una schizofrenia condivisa da un popolo ignorante, illuminati da un sogno di supremazia alimentata da un’inferiorità intellettiva e imposta da una mente dissennata e squilibrata, mi porranno delle domande. E io dovrò rispondere. Devo rispondere di un hastag #ruspe, che è un invito a compiere un crimine, a discriminare, a escludere, ad ammazzare visi e parole. Avranno letto i commenti che sono più vili del tweet lanciato da una persona che sicuramente non ha il cervello connesso con la carità. Noi della Scuola pubblica statale laica e pluralista, insegniamo l’inclusione, la diversità come opportunità di crescita, insegniamo la possibilità di conoscere, esplorare, capire e lottiamo contro un razzismo dilagante, un razzismo che ricorda un tempo che avremo dovuto dimenticare, un tempo che ritorna tra le parole di parlamentari, europarlamentari e rappresentati di un governo che da troppi anni non ci rappresenta. Giovedì, mi chiederanno perché invece di rinchiudere le due rom, insultarle e deriderle come pattume, non abbiano avuto il coraggio di denunciarle. Perché, è questo che noi insegnanti insegniamo: denunciare un reato, un sopruso, un’ingiustizia. E tutto ciò, implica il coraggio delle proprie azioni e non aver paura degli altri. A Scuola, ci impegniamo tenacemente contro il bullismo, anche se ci rendiamo conto che c’è un crescendo di episodi di intolleranza, nei confronti degli zingari presenti in Italia, dove politici infami hanno creato un nuovo caso mediatico e dove si innestano furbescamente per ragioni propagandistiche e di audience su un problema effettivamente antico. In classe noi abbiamo rom: lo so, puzzano, sono subdoli, i loro occhi tradiscono quello che dicono. Lo so, è difficile, molto difficile convivere soprattutto quando scappano dalla classe, quando non rispettano le regole, quando le loro mani leste si insinuano nei tuoi affetti. È difficile, ma anche loro sono esseri del mondo, e siamo noi, ultimi intellettuali di questa società moribonda, che possiamo non ridurli a persone privi di identità umana. Giovedì quando mi guarderanno negli occhi e nei loro occhi sentirò il peso di una realtà che viviamo faticosamente farò leggere Primo Levi quando scriveva: "Come nascono i Lager? Facendo finta di nulla" E ascolterò le loro domande, i loro dissensi, le loro critiche i loro silenzi. Ascolterò e poi citerò le parole di Bertolt Brecht: Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri erano occupati”, e la cambierò così: “Mi sono seduto dalla parte giusta, perché quella del torto era tutta occupata da Matteo Salvini. E vedrò il loro sorriso.

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