Vita da precaria

28 Febbraio Feb 2017 1634 28 febbraio 2017

Io bambina grassa, difenderò fino alla fine i miei studenti

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Io sono stata una bambina grassa e davvero non lo auguro a nessuno. Ero una bambina bella, bionda e grassa. Ero nata negli anni ‘60, dove quel poco benessere conquistato dai miei genitori dopo anni di guerra, di immigrazione, in un Veneto dove ancora non veniva dato l’affitto ai meridionali, si provava un’effimera gioia con il frigo pieno. Mi ricordo i primi negozi alimentari che avevano i casolini, le prime spese nei supermercati dove tutto sembrava irreale, mia madre con il misero stipendio di mio padre, orgogliosa di poter soddisfare per me e i miei quattro fratelli, pranzo e cena. Ma io sono nata per ultima, la più piccola, la veneta, quella che non doveva soffrire quanto loro. Mi ricordo mia madre sempre ai fornelli, a stirare, a lavare, e noi figli sempre a studiare. Quello era il nostro dovere. Studiare e mangiare tutto soprattutto quello che c’era nel piatto. E in quel piatto io trovavo sempre di più, quando non mangiavo perché non avevo fame, tutti si allarmavano: trenini, passeggiate sulle scale, promesse di giocattoli, affinché mangiassi quel boccone di carne disgustoso. E sono cresciuta grassa. Mi ricordo quante volte ho pianto per le prese in giro dei miei compagni, quante volte ho sentito dire:” Non giochiamo con te, sei grassa, una grassona”. E io zitta, mi rinchiudevo sempre di più nelle mie fantasie, nei miei sogni che mi vedevano magra, bella desiderata. Poi sono cresciuta, e come tutte le ragazze, da bozzolo sono diventata farfalla. Sabato scorso nella puntata di: “Amici”, una ragazza di 16 anni è stata espulsa dalla “Scuola”, perché ritenuta in sovrappeso per poter ballare e, io, ho rivissuto tutta l’amarezza e le lacrime di quella giovane donna. Io sono un’insegnante e so che quel programma è visto da oltre 5 milioni di telespettatori. Quanti dei miei ragazzi l’avranno vista? Tanti, ne sono sicura, e mi sono rivista in loro. Quanti si saranno riconosciuti in quella ragazza bollata come inadeguata per ballare? Quanti di loro avranno pensato di non essere all’altezza di danzare, saltare, gioire solo perché qualcuno da una televisione ideata da mercanti di potere, li ha bollati come non adatti a vivere la loro vita senza censura? Quanti di loro si saranno vergognati guardandosi allo specchio di quella piccola pancetta che è vita stessa, gioventù, allegria, spensieratezza? Questo tipo di messaggio in una società dove l’inclusione è una parola scritta ma poche volte vissuta, dove il bullismo fa parte della nostra realtà, dove molti ragazzi trovano le loro risposte su un selciato freddo, deve essere smascherato, deve essere contestato, deve essere abolito. Soprattutto in una trasmissione in cui il termine “Scuola”, viene abusato senza che nessuno sia mai intervenuto. Potere dell’audience. La Scuola pubblica statale, include, accetta, aiuta. Valorizza le differenze, non discrimina, non fa piangere perché si esiste. Nella nostra Scuola si combatte l’anoressia, la bulimia, tutte forme del ruolo del corpo non solo in sé, ma inserito in un contesto sociale. E sappiamo che per chi si ammala di anoressia, il controllo dell’immagine diventa fondamentale per controllare l’opinione altrui. Un soggetto anoressico ha sempre un che di inavvicinabile. Noi che siamo Scuola, tuteliamo i nostri ragazzi, non siamo Maria De Filippi e non ci sogniamo minimamente di essere dei Professori complici di queste ineffabili nefandezze. Io ero una bambina grassa, bella e bionda. Ora sono un’insegnante, e per tutta la vita difenderò i miei ragazzi e non permetterò mai che una banda di illusioni li possa far piangere neanche per un momento. Mai. Ci potete contare.

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