Vita da precaria

26 Marzo Mar 2017 1630 26 marzo 2017

Sig.Emiliano, noi siamo insegnanti, non politici

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In questi giorni, noi insegnanti, siamo diventati oggetto di dibattito politico E chi parla di noi? Il candidato alla segreteria del Partito democratico Michele Emiliano insieme a Roberto Speranza e naturalmente, il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Tutti con grandi verità a portata di mano, tutti pronti a dire la loro su questa Scuola di cui sono stati complici nel demolire. Forse è più giusto dire che hanno cercato di demolire, perché non hanno fatto i conti con noi insegnanti, persone che hanno sempre combattuto per ricostruirla anche dalle ceneri di una politica impreparata ed incolta. Emiliano dice:” Vorrei azzerare la Buona scuola e riscrivere la riforma con i docenti e i sindacati per fare in modo che la competitività dell’istruzione italiana si possa trovare nel dialogo e nella concertazione”. Ora mi chiedo dov’era il Sig. Emiliano quando scioperavamo, cosa pensava quando il mondo della scuola reagiva con orgoglio e dignità di fronte all’ennesima delegittimazione
della nostra professione? Quest’ultimo governo ha sublimato ancor di più un messaggio pericoloso e subdolo verso un’Italia già in ginocchio, afflitta da una crisi che ci ha posto l’uno contro l’altro. Mi chiedo dov’era il Sig. Emiliano quando dei giornalisti servi del suo partito scrivevano: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l'italiano, almeno capiremmo che vogliono". Ci hanno paragonati ai "milioni" di donne e uomini che stipati in barconi raggiungono l'Europa, senza nessun rispetto per i tanti profughi che cercano di scappare per poter vedere la luce da una vita segnata dal fumo delle bombe. Mi chiedo dov’era Sig. Emiliano quando scrivevano: “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?” Mi chiedo se Lei, Sig. Emiliano, abbia mai preso una posizione, abbia scritto o pensato a difenderci in quel momento, e non adesso che Lei è candidato a Premier del Pd. Mi scusi ma come diceva Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Tutta questa solerzia nel riavvicinarci, mi sa tanto di propaganda elettorale, di parole spacciate per racimolare qualche voto in più. Ormai, noi docenti della Scuola pubblica italiana, ci siamo abituati agli apostolati pre-elezioni. Promesse che non vengono mai mantenute, discorsi già sentiti da tanti governi, governi che per prima cosa, arrivati al potere, hanno frantumato, stritolato, derubato il sistema scolastico. A spese dei nostri studenti e di noi docenti. Mi chiedo Sig. Emiliano, dov’è quando il suo partito decide della sorte di una società, di un mondo che sta crescendo tra assoluzioni che sanno di intrigo, di violenza alla democrazia, e scambi di favori a spese di noi cittadini in nome delle riforme più belle del mondo. Ora Lei scende in piazza per ascoltarci, ma perché non ci ha ascoltato prima? Perché quando il Ministro dell’Istruzione, sua compagna di partito, nel programma radio: “Un giorno da pecora”, si è detta in parte contraria ai compiti a casa perché gli studenti nel pomeriggio dovrebbero essere liberi di dedicarsi ad altre attività e gli insegnanti dovrebbero lavorare molto di più durante le ore scolastiche, non ha preso le nostre parti. Ma lei Sig. Emiliano sa quanto si lavora in classe, quanta volontà e voglia di lavorare abbiamo noi docenti? Sa che nelle nostre classi ci troviamo ragazzi che prima dobbiamo educare per poi far affrontare le nostre materie? Questa è la stima che godiamo dalle sue parti? Noi siamo stanchi di farci dare lezioncine da persone che non hanno mai messo piede in una classe, persone che non sanno neppure come si gestisce una classe con trenta allievi di cui qualcuno con disabilità, persone che non sanno neppure come insegnare a ragazzi con una vita che li ha già scelti come testimoni di una realtà troppo grande per le loro piccole mani. Noi vogliamo persone competenti che ci possano guidare e non persone che da rappresentanti sindacali tessili, diventano responsabili e leader superiori di noi insegnanti. Sig. Emiliano, la prego, venga in classe con noi, e non come il suo gran capo che aveva promesso i mercoledì della Scuola. Venga in classe con noi e dopo, se ancora lo vorrà, riscriveremo una riforma degna di questo nome. Insieme a noi insegnanti e a quei pochi sindacati che ancora lottano. Non prometta nulla però: noi insegnanti non vogliamo più promesse. Ridateci la nostra dignità e la nostra professione. Noi non siamo politici, siamo insegnanti.

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