Vita da precaria

8 Aprile Apr 2017 1738 08 aprile 2017

Un Governo che non vuole ascoltare, non può essere ascoltato

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Gentilissimi colleghi, come possiamo far capire a questo Governo che la riforma della cosiddetta “Buona Scuola”, è stata l’estrema rappresaglia sia fisica che mentale di noi docenti? Non hanno capito o forse non vogliono capire il voto del 4 dicembre, non vogliono comprendere le nostre manifestazioni, non vogliono ascoltarci, non hanno orecchie né per le parti sociali e tantomeno per le famiglie. Loro non vogliono. Ieri con l’approvazione degli 8 decreti attuativi accolti da un Parlamento esultante, tranne i soliti noti, si è rappresentato l’atto finale dello svilimento di un’Istituzione che è sempre stata valutata tra le migliori al mondo. Hanno alienato l’opinione pubblica con le loro false verità, volevano ammansirci con bonus che hanno contribuito ad aumentare il nostro debito pubblico. Credevano di ammaestraci con la premialità, e, invece, hanno creato uno stato di non diritto all’interno dei collegi docenti, hanno svilito la professione dell’insegnante creando una scuola a progetti, dimenticando che prima di progettare bisogna dare la conoscenza. Siamo sfiniti da corsi di formazioni, che si traducono in molti casi in esposizioni di cartelloni, hanno spostato il ruolo centrale dell’alunno, per trasformarlo in un optional da piazzare in uno schizzo paranoico. La scuola pubblica statale non è più quella di Don Milani che diceva: “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali tra disuguali”, no, la scuola del solo uomo al comando, certifica la cultura con dei test che non hanno nulla a vedere con la formazione intellettuale, l’alternanza scuola- lavoro diventa essenziale, perché continua la loro scellerata linea politica autorizzando il lavoro nascosto, non pagato e mortificante. Gli studenti che non avranno l’attestazione di aver prestato servizio al Mcdonald's in autogrill in autostrada, in fabbriche e aziende che certo non potranno mai sostituire ore di lezione, di analisi, di uno scambio umano, non potranno accedere all’esame di Stato. Le persone diversamente abili diventeranno “casi”, “esperimenti”, da gestire non con l’inclusione e non con l’aiuto dei docenti curriculari, ma casi da “ospedalizzare”: gli uomini neri in una classe di ariani. Gli insegnanti vincitori di concorsi verranno pagato con 400 euro al mese per i primi due anni. E come vivranno? Come faranno a prospettarsi una vita, un futuro, un’indipendenza morale e civile con meno di una pensione sociale? Non è bastato ai sapientoni del governo vedere centinaia di suicidi, anziani che svaligiano i cassonetti, persone che vivono in automobile? No, a loro non importa vedere, a loro non importa ascoltare, a loro importano i contenuti senza sostanza, l’esteriorità, l’apparenza, la parvenza. Fingono di non vedere studenti e genitori in piazza a manifestare, si tappano le orecchie di fronte ad urla mute e rassegnate di genitori che non hanno insegnanti di sostegno, o si vedono diminuire in maniera drastica le ore assegnate ai loro figli, in nome di una facciata che crolla ogni giorno di più. Per loro è più importante dar rilievo alle scuole private, come tutti i governi magnanimi con i soldi degli altri. Il governo del solo uomo al comando si è asservito di persone a cui la poltrona interessa più del bene della Scuola pubblica statale e laica, l’arroganza è per loro vitale per non esplorare le loro coscienze, il loro passato, e il nostro futuro. C’è una un’unica parole che deve diventare per noi tutti un mantra da recitare ogni volta che apriamo gli occhi e andiamo a costruire la Nostra Scuola: “Resistere, resistere, resistere”, scendere in piazza, mobilitarci per non farci addentare da persone che della Scuola non hanno nemmeno visto i muri che crollano, le aule dissestate, la mancanza di ogni bene primario. Ma soprattutto non hanno mai considerato le persone che ogni mattina varcano il cancello delle nostre Scuole dimenticando tutti i loro problemi personali, e con impegno e passione, formano il futuro. Perché noi ascoltiamo, noi ci crediamo, noi siamo insegnanti.

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