Vita da precaria

14 Aprile Apr 2017 1945 14 aprile 2017

Sandro Pupillo. La bellezza dentro di noi

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Sandro Pupillo è un amico per tutta Vicenza. Impegnato socialmente, culturalmente e politicamente. Sandro ha dato a una Vicenza a volte dimessa, una sferzata di passione. Passione coltivata da una famiglia che ha condiviso il sapere attraverso l’insegnamento e la formazione intellettuale. Sandro appassionato di musica, d’arte, di teatro. Sandro appassionato, Sandro marito amorevole, Sandro tifoso sfegatato, Sandro diventato uno smidollato. Improvvisamente, senza preavviso la morte è apparsa nella sua giovane vita subito dopo aver letto un referto che già il suo cuore conosceva. “Leucemia promielocitica acuta. Paziente in imminente pericolo di vita.” Da subito Sandro non si è nascosto, non ha avuto paura, è diventato amico della sua malattia condividendo con i suoi amici, e su Facebook, il suo calvario, il suo percorso, la sua paura, la sua speranza. E il suo futuro. Sandro aveva paura del camice bianco, come capita a tutti noi, aveva paura di sentirsi dire quello che già conosceva, aveva paura di procurare dolore alla sua splendida moglie, e a tutti quelli che lo hanno sempre amato. Ma, da subito, ha voluto raccontare la sua storia per aiutare altre persone che stanno affrontando la sua malattia, dando loro messaggi di speranza e di amore. Ha voluto far capire quanto sia importante donare: sangue, piastrine, plasma, midollo osseo, organi tessuti. Ha creato un blog #aiutaunosmidollato, ha riempito la sua bacheca con le sue immagini di un calvario percorso con fede, umiltà e tanta sincerità. Sandro ci ha fatto capire il valore del dono. Quello che si fa senza voltarsi dall’altra parte, quello che dovrebbe essere la condivisione umana, quella fratellanza che ormai non risiede più nelle nostre case e nel nostro vagabondare intorno alla vita. Sandro, ci ha fatto prendere uno zaino sulle spalle e con l’energia della gioventù, ci ha condotto in percorsi irti, superando i limiti del nostro essere, facendoci pensare. Questo è la cosa più importante che ha fatto Sandro Pupillo: ci ha messo di fronte alla vita e alla morte, alla malattia e il fantasma dell’ignoto, alla speranza e al dolore. Il suo dolore si è trasformato in energia, un’energia che ha coinvolto tutti noi: anche se quel giorno in cui leggevi le sue parole avevi voglia di piangere, di nasconderti nei tuoi angoli bui, nell’oscurità dei tuoi fantasmi. Ma non potevi farlo perché Sandro ti riportava davanti alla sofferenza con la gioia di chi la percorre senza maschere, senza filtri. Lui, la malattia, l’amore, la speranza, l’essenza dell’anima. Non voglio ricordare tutto il suo peregrinare, il suo viaggio, le sue operazioni, le sue attese, forse i suoi abbattimenti e i momenti più duri. No, non voglio farlo. Ha dichiarato il suo amore al suo donatore, al suo eroe come lo chiama lui. Ma lo siamo tutti eroi? Siamo tutti pronti a regalare una vita senza prima pensare alle nostre ordinarie giornate passate nel nostro grigio divenire? Tu parli di dono caro Sandro, di una rete di speranza, di fiducia e di bellezza. Ma dove inizia la bellezza e si incrocia con lo sguardo di chi guardiamo? Peppino Impastato diceva: “Per sconfiggere la paura e la rassegnazione bisogna educare alla bellezza.” E allora dobbiamo educare alla bellezza, a sconfiggere la paura e l’accettazione. Siamo ancora coperti da coltri di paura, della minaccia dell’ignoto, del nostro vicino di casa, del diverso, degli sguardi che ci possono provocare dolore. E il dolore si accompagna spesso con la rassegnazione, ci releghiamo nelle nostre celle senza finestre senza il coraggio di guardare orizzonti diversi.

La paura non può accompagnarsi con la bellezza: la bellezza di un sorriso, di un regalo, di una donazione che può regalare vita. Dobbiamo educare caro Sandro: alla bellezza, alla mestizia, al dolore, alla sconfitta, alla speranza. Al nostro futuro. La bellezza diventa un’eco, la risonanza delle nostre corde non più accordate da tempo. Il suono di un violino in una stanza senza pareti. La bellezza parla di noi, del nostro ascoltare, del nostro ringraziamento, del nostro piacere a sentirci vivi. La bellezza è un dono, e tu ne fai parte. Perché educare alla bellezza ci fa testimoni della bellezza che è dentro di noi, e la bellezza non è altro che amore. “Educare alla bellezza significa farci il regalo più grande: quello di imparare ad amare sconfiggendo così la paura e la rassegnazione”. Tu ci stai educando alla bellezza e io ti aspetto nella mia scuola per parlarne: per aiutare noi a vedere con i tuoi occhi quello che ci sforziamo di non vedere.

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