Vita da precaria

22 Aprile Apr 2017 1958 22 aprile 2017

Lui, lei, l'altra

  • ...

A Soliera un bel comune nei pressi di Modena, la legge 107, la fatidica riforma della scuola voluta da chi la scuola evidentemente non la frequenta da quando scriveva nei muri dei bagni: “W le vacanze”, ha riportato in auge il surreale. I protagonisti potrebbero tranquillamente essere stati interpreti di un fumetto del grande Fletcher Hanks. Ma, purtroppo, è tutto maledettamente vero. Lui, lei e l’altra. Ma partiamo dall’inizio. Una maestra e una sua collega, come capita tante volte, non sono d’accordo sulla programmazione della classe, evidentemente neanche sul modo di comportarsi, sulla visione globale della professione. E fin qui nulla di speciale. A chi non è mai successo di essere in disaccordo con qualche collega? Tutto in regola. Ma la storia prende i contorni di una soap opera degna del vociare delle comari in chiesa. Peccato che a rimetterci è la maestra imputata dalla sua collega di “essere troppo buona”. E mi chiedo cosa vuol dire “essere troppo buona”? Accogliere i bambini, cercare un’empatia con loro, gratificarli, appoggiarli, dare loro opportunità diverse dagli stupidi schemi ministeriali, premiarli, sorprenderli con un sorriso? Cosa si intende per buona, in questa scuola creata per farci odiare a vicenda, dove chi riesce a intrufolarsi nell’aurea dei dirigenti ha la vita facile e, gli altri, imprigionati in progetti, UDA, moduli da riempire, sempre impegnati in riunioni, consigli, compiti da correggere, verifiche a classi parallele, collegi di plesso, dei docenti? Tra poco ci impegneranno anche nelle riunioni di quartiere e quelle pastorali. In questa riforma noi docenti, principali attori della sua strutturazione, siamo sempre tagliati fuori, perché noi siamo simili ai servi della gleba. Vi ricordate Dioclezano vero? L'imperatore romano, al fine di fermare la fuga dalle campagne verso le città, con un provvedimento autoritativo aveva imposto ai coloni di trasmettere il proprio mestiere ai loro discendenti; li aveva inoltre fissati (anche per le generazioni successive) al terreno che coltivavano, al punto da essere venduti assieme ad esso (passando così al servizio del nuovo proprietario del fondo). Il proprietario del fondo aveva il diritto di reclamare i coloni al suo servizio qualora si allontanassero dal fondo; poteva infliggere loro pene corporali in caso di disobbedienza; poteva stabilire in quali modi ogni colono potesse utilizzare la sua paga. Eccoli lì, siamo noi. Passati da governi a governi, da schiforme a schiforme. Ma torniamo a lei, lui e l’altra. Lui il DS in persona verbalizza (forse un po’ aizzato dall’altra?) alla maestra “troppo buona”, comportamenti poco consoni. E che saranno mai questi comportamenti poco consoni? Balletti sexy, burlesque, sigarette fumate in faccia al bambino in prima fila, telefonate con l’amante durante l’ora di religione? No gli atteggiamenti poco consoni sono: troppo buona e accondiscendente con i bambini. Ecco il peccatum: non è stata accusata di scarsa disciplina della classe, uno scarso rendimento degli alunni o la scarsa puntualità della maestra nello svolgere il suo lavoro. No, solo di avere il sorriso sulle labbra. Cosa encomiabile per un’insegnante alle prese con questa scuole e in questa società. Naturalmente Mangiafuoco (il famigerato DS) informa i genitori, (guai eh se non si facesse vedere zelante ed apprensivo per l’educazione dei loro figlioli) e, rivolto alla maestra le dice: «Non credo che lei abbia l’equilibrio per svolgere il suo lavoro, vada dalla Commissione Medica che valuterà se è idonea a continuare. Dopo ne riparliamo». E la maestra “buona” si ritrova a casa e senza lavoro. Ma qui entra in scena, grazie a "S.Insegnante", la commissione medica che rispedisce al mittente la “buona maestra” con una diagnosi che è uno schiaffo all’arroganza, alla maldicenza, alla tracotanza e alla superbia di chi crede di poter stravolgere la legge in nome di una targhetta fuori dal suo ufficio. «Dal punto di vista psichiatrico - scrivono i medici nel loro responso collegiale - non si sono riscontrate patologie di sorta, siano esse endogene, caratteriali o reattive. Anzi, si tratta di una personalità con un buon grado di strutturazione e integrazione psicosociale». Ed ecco le tante vergogne che questa riforma porta a galla giornalmente: Ds che si ergono ad imperatori, cortigiani arrampicatori sociali da quattro soldi, insegnanti colpevoli di far bene il proprio lavoro senza aspettarsi nessun merito ma solo la gioia dei ragazzi. E questo dà molto fastidio a molti, lo sappiamo bene. Siamo tutti alla mercé di persone che credono che l’autoritarismo, la tendenza a imporre con intransigente fermezza la propria volontà o la propria autorità nei rapporti umani o gerarchici, possa prevaricare la vita, la professione e la coscienza di noi insegnanti. Questo è un fatto gravissimo che non può accadere in una Scuola pubblica statale, come giustamente fa notare Lioumis noto sindacalista, «Una vergogna, non aveva nessun potere né diritto di fare quello che ha fatto. Il preside può sospendere immediatamente un insegnante solo in presenza di fatti gravissimi, che hanno a che fare con il codice penale. Non c’è altra ragione che tenga. Il dirigente avrebbe dovuto per lo meno aspettare l’esito della visita medica prima di decidere e poi seguire le procedure del caso. Invece ha sovvertito la legge: prima la sospensione dal lavoro e poi la visita medica». La “buona” maestra è stata messa a riposo da Mangiafuoco perché considerata matta, con turbe psichiche, da ricoverare in una comunità. Ma La “buona “e intelligente maestra ora, chiederà i danni della sua crocefissione, i suoi alunni finalmente ritroveranno il suo sorriso e, Mangiafuoco, spero venga radiato dall’ordine dei Presidi. Ecco quello che rischiamo se non incominciamo a risvegliarci da questo torpore che sa di capo reclinato, di schiavi pronti a subire, pronti a porgere l’altra guancia. E la storia ci insegna che solo uno è asceso al cielo. A noi, se non ci scuotiamo e rinasciamo, è riservato l’inferno. In questa Italia di marionette.


Correlati