Vita da precaria

1 Maggio Mag 2017 1504 01 maggio 2017

Amici: uno scherzo che paga la Scuola pubblica statale

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Io so che i miei studenti guardano “Amici”, e lo so perché qualche volta, finita la lezione, parlano di chi è stato escluso, di chi meritava di più. Io faccio finta di niente, d’altra parte io da ragazza non mi perdevo una puntata di “Happy Days”. Ma devo dire che la televisione di noi anta, è ancora adesso un punto di riferimento. È stata una televisione innovativa, una televisione che ha segnato diverse generazioni. E, ancora adesso, siamo ancora a rimpiangere il Sig. Cunningham, o la famiglia Addams. Come non dimenticare quei sceneggiati che erano vera poesia. Dostoevskij, l’ho incominciato ad amare guardando i “Fratelli Karamazov, Cronin con “Le stelle stanno a guardare “e tutti i meravigliosi capolavori di Sandro Bolchi. Ma anche Mago Zurlì, e altre trasmissioni, che per noi erano appuntamenti fissi. Come il film del lunedì sera.

Ora i ragazzi guardano “Amici”, una trasmissione che utilizza la parola "Scuola", in modo avvilente e umiliante. Una “Scuola” dove il principio è la sfida, la competizione, con una giuria che giudica, ragazzi che trascendono urlando in una gabbia di leoni. Personaggi che intravedono il futuro, solo in un successo velleitario ed effimero. Ragazzi che non solo per l’amore della loro passione, percepiscono nella rappresentazione dei loro visi attraverso una telecamera, il successo di una vita. Ma, durante la trasmissione e più precisamente durante le prove, gli autori e tutto lo staff, hanno voluto fare uno “scherzo”. Così hanno detto loro, uno scherzo. Un ballerino, durante una coreografia con Emma si è spinto in modo volgare e prettamente maschilista, in atteggiamenti che non si possono vedere. Nemmeno in uno scherzo. Appoggiare il proprio membro sul corpo di una donna, non fa ridere. Toccare i seni di una donna, anche per scherzo, non fa ridere, mettere la lingua in bocca ad una donna che sta facendo il proprio lavoro, non può e non deve essere uno scherzo. E tutto ciò filmato, registrato e visto da chissà quanti ragazzi ed adulti. Questa bella Scuola, che ridendo, scherzando e che fa finire l’immondo, in tarallucci e vino, non può immaginare i danni che può provocare in ragazzi che ancora non sanno ancora dove finisce il bene e incomincia il male. O lo scherzo, come direbbero loro. Noi insegnanti della vera Scuola italiana, combattiamo contro il bullismo, contro il mobbing, contro qualsiasi esclusione, contro qualsiasi prevaricazione. Parliamo di abusi perché noi abbiamo ragazzi abusati, parliamo di femminicidio, perché abbiamo allievi a cui hanno ucciso la madre. Le hanno uccise mani sporche unte di violenza. Noi della Scuola pubblica italiana, cerchiamo di educare all’affettività, all’inclusione, all’integrazione. Perché l’ultimo non sia mai solo, ma sempre accompagnato dalle mani dei suoi compagni. Questa suddetta “Scuola” che non guarda all’ampliamento della conoscenza, ma si riconosce in una solo coscienza, quella dell’Auditel, produce persone che brillano per pochi mesi. Per poi essere abbandonati nei loro ricordi appesi a muri che raccontano i loro sogni. Non si può scherzare sul corpo delle donne, questo vuol dire non avere la minima sensibilità per i nostri ragazzi e per chi vuol far di loro asse di dissenso, creatori di immaginazione, persone a cui affideremo questo miserabile mondo. Lo scherzo può provocare danni che poi raccogliamo noi, insegnanti a cui tutta la società chiede di salvare il mondo. Lo scherzo qualche volte è violenza, ed è la ragione di chi ha torto. Io insegnante della Scuola in cui credo, proteggerò i miei ragazzi finché avrò voce. Poi, lascerò parlare l’intelligenza dei miei studenti. Ma fino a quando potrò li tutelerò dagli “scherzi”, dalle battute, dalle parole che possono massacrare una sensibilità. Perché io lo so cosa fanno le parole, so cosa possono fare gli scherzi, e lo so perché l’ho provato sulla mia pelle. Uno scherzo non vale lacrime, non vale nulla. Ecco, forse Amici, in questo, non vale nulla.

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