Vita da precaria

18 Maggio Mag 2017 1641 18 maggio 2017

Gli invisibili esistono solo per occhi che non sanno guardare

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Esistono persone, persone che lavorano, che si danno da fare, persone che vivono una vita apparentemente tranquilla. E ci sono anche tante persone invisibili: tante volte, noi li vediamo e li scansiamo per non affrontare la nostra coscienza. Ci sono i migranti, che ormai sono diventati pasto di pesci a cui la carne umana, è diventata più familiare delle onde che li sospingono nelle correnti. Ci sono i diversamente abili che ogni giorno affrontano la resilienza senza che nessuno se ne accorga. Ci sono le giovani di colore che diventano prostitute per un miraggio di vita, illuse, sedotte e violentate. Ci sono anziani che con la solitudine parlano asciugandosi gli occhi. Accompagnati da badanti, manichini imbalsamati nei loro sarcofaghi eretti da una dignità scordata nei pensieri del passato. Ci sono ragazzi drogati, quelli che la vita li ha minacciati, li ha sconfitti, li ha illusi nelle loro camerette scure. Persone che esistono nelle periferie delle nostre anime, nei punti più oscuri delle nostre ordinarie follie. Gli invisibili: i clochard che ti danno fastidio per quel loro senso di libertà e di movimento ostinato, incuranti dei giudizi della gente “per bene”, quella gente che si rivolgono a loro come ci si rivolge alle deiezioni dei loro cani. Gli invisibili sono quei ragazzi bullizzati, indifesi; quei ragazzi che per un oscuro gioco della mente diventano anoressici, bulimici, ragazzi che si tagliano il corpo per sentire il loro dolore uscire, ragazzi che bevono per scordare già la loro vita. Gli invisibili alla nostra comprensione, ma che noi vediamo benissimo. Invisibili lo saranno per chi parla senza nessun nesso intellettivo: i razzisti, quelli che ci definiscono insegnanti fannulloni, quelli che li hanno già etichettati come ragazzi choosy. Noi insegnanti, ogni giorno ci scontriamo, ci incontriamo amorevolmente con gli invisibili che tante volte hanno anche famiglie invisibili. Ma c’è anche un’invisibilità che tanti non vedono. L’invisibilità del bene, quell’operare l’empatia, quella che ti guarda negli occhi e ti fa sorridere. Noi insegnanti, potremo narrare tante storie bellissime, di condivisione, di aiuto, di com-passione, di inclusione. Storie che accadono ogni giorno, ma non abbastanza da far emergere il bene dal male. Perché come dice Primo Levi:

” Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione.
La classe quel tempio di emozioni, di ricordi, di immagini legate ad ognuno di loro, la classe, dove nei loro banchi raccontano la loro storia, i momenti delle risate, e i momenti in cui guardi dalla finestra guardando le strie degli arei che compongono disegni in cui si rincorre il divenire. Questo è il nostro cuore, quell’ambiente non sempre accogliente, ma vivo grazie alle loro parole, ai loro viaggi, alle loro passioni. Abbiamo ragazzi invisibili, ma nei nostri limiti umani, noi insegnanti, cerchiamo sempre di trovare il tempo dell’ascolto, il momento di una parola sommessa, le occasioni dove le parole, gli assensi, i silenzi e le lacrime raccontano le loro storie. Quante volte mi è capitato di vivere l’invisibilità, farla mia e giorno dopo giorno, insieme ad uno sguardo, ad un incoraggiamento, a delle risate nate dalla bellezza della gioventù, il freddo è diventato tepore, il distacco una mano sulle spalle, un viso rivolto a terra, un grande pianto sorretto da mani che cercavano solo un posto dove scaldarsi. Ecco, parliamo di ragazzi che indubbiamente soffrono, ma non dichiariamoli morti. Loro sono lì per affermare che la loro vita conta, che non vogliono diventare invisibili. E lo sanno, perché toccandosi il petto sentono il battito del loro cuore.

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