Vita da precaria

20 Maggio Mag 2017 1606 20 maggio 2017

Sig. Crepet, noi insegnanti prescriviamo l'amore e la passione. Non ci facciamo pagare parcelle. E' il nostro lavoro.

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Paolo Crepet è uno psichiatra, scrittore e sociologo italiano, ospite frequente di varie trasmissioni televisive. Ultimamente ha parlato del gioco "Blue Whale”, un delirio costruito orchestralmente da geni del male. È un gioco che si basa sull’appartenenza ad un’identità che in questo caso si tratta di una balena blu”.

La balena, secondo gli esperti, decide lei quando respirare, è sempre cosciente. Molto probabilmente il motivo del nome viene da questo: rimanere sempre coscienti. Questo tipo di animale non può rimanere per troppo tempo sott’acqua, ogni tanto, per un periodo non troppo lungo deve uscire fuori. Un gioco che ti leva l’identità per divenire un oggetto nelle mani di un tutor che ti sfida ad esperienze sempre più pericolose, racchiuse in 50 regole.

1- Incidetevi sulla mano con il rasoio "f57" e inviate una foto al curatore

2 - Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video psichedelici e dell'orrore che il curatore vi invia direttamente

3 - Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore

4 - Disegnate una balena su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore

5 - Se siete pronti a "diventare una balena" incidetevi "yes" su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi

6 - Sfida misteriosa

7 - Incidetevi sulla mano con il rasoio "f57" e inviate una foto al curatore

8 - Scrivete "#i_am_whale" nel vostro status di VKontakte (VKontakte è il Facebook russo, ndr)

9 - Dovete superare la vostra paura

10 - Dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo

11 - Incidetevi con il rasoio una balena sulla mano e inviate la foto al curatore

12 - Guardate video psichedelici e dell'orrore tutto il giorno

13 - Ascoltate la musica che vi inviano i curatori

14 - Tagliatevi il labbro

15 - Passate un ago sulla vostra mano più volte

16 - Procuratevi del dolore, fatevi del male

17 - Andate sul tetto del palazzo più alto e state sul cornicione per un po' di tempo

18 - Andate su un ponte e state sul bordo

19 - Salite su una gru o almeno cercate di farlo

20 - Il curatore controlla se siete affidabili

21 - Abbiate una conversazione "con una balena" (con un altro giocatore come voi o con un curatore) su Skype

22 - Andate su un tetto e sedetevi sul bordo con le gambe a penzoloni

23 - Un'altra sfida misteriosa

24 - Compito segreto

25 - Abbiate un incontro con una "balena"

26 - Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla

27 - Alzatevi alle 4.20 del mattino e andate a visitare i binari di una stazione ferroviaria

28 - non parlate con nessuno per tutto il giorno

29 - Fate un vocale dove dite che siete una balena

dalla 30 alla 49 - Ogni giorno svegliatevi alle 4. 20 del mattino, guardate i video horror, ascoltate la musica che il curatore vi mandi, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a "una balena"

50 - Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita.

Ecco l’ultimo esempio di una fragilità adolescenziale che nasce non sicuramente dalla Scuola, ma da una famiglia che forse non è riuscita ad ascoltare i drammi solitari dei propri figli. In tutto ciò Paolo Crepet fa un’ottima disamina del fenomeno, ma aggiunge una frase alla fine, non avrei mai voluto leggere. “Un insegnante – dice Crepet – è fondamentale. Vede i ragazzi per tante ore al giorno, spesso anche più dei genitori. Deve osservarli, ascoltarli e capire quando vogliono chiedere aiuto, ma non sono capaci di farlo”. Prima di questa frase ad effetto consiglia ai genitori: “Non lasciate gli adolescenti soli. Uscite con loro, andate in gita a Capri, in montagna, al mare. Andate dove vi pare, ma vivete di più con i vostri figli. I ragazzi hanno bisogno di non sentirsi soli, non devono essere abbandonati”. Per cui per il noto psichiatra, tutte le famiglie possono fare gite a Capri, al mare, o in montagna. Certo, per qualcuno sì, ma per la maggioranza delle famiglie italiane, una gita la si deve prevedere parecchi giorni prima. Le famiglie italiane non arrivano alla fine del mese, e una gita non rientra da molto tempo nelle usanze frequenti. Soprattutto a Capri. Quello che mi ha più colpito è l’ennesimo schiaffo a noi inseganti della Scuola pubblica:” Devono osservarli, ascoltarli e capire quando vogliono chiedere aiuto, ma non sono capaci di farlo” Vorrei sapere chi dà a Crepet questa visione qualunquista degli insegnanti italiani, come può affermate frasi del genere proprio lui che aveva un futuro brillante alle spalle, e poi, si è adagiato in comodi salotti televisivo, o in cicli di conferenze sulla famiglia e il suo ruolo predominante. Non voglio dire che noi insegnanti vediamo i ragazzi forse più dei loro genitori, anche perché quando tornano a casa il più delle volte, la trovano vuota, con il pranzo da riscaldare e le lezioni da fare. Non voglio dire che noi insegnanti non abbiamo il dovere di osservarli, ascoltarli, capirli, annusare le loro difficoltà, ma dobbiamo incominciare a pensare veramente di ridare i genitori ai figli. La Scuola non può sostituirsi ad un ruolo così importante, e il tempo da dedicare ai figli è fondamentale per crescere dei ragazzi sani e responsabili. Noi insegnanti non vogliamo e non possiamo sostituirci alla famiglia. Mai. Noi insegnanti non siamo psicologi e tantomeno essere tuttologi. Con i ragazzi e con la loro vita non si scherza, e forse a Crepet non è mai capitato di entrato in una classe dove nelle poche ore che abbiamo a disposizione, dobbiamo spiegare, svolgere i nostri programmi, fare progetti, e via dicendo. Non voglio fare l’insegnante che si lamenta del suo lavoro, perché io l’adoro. Però mi rifiuto di fare la psicologa, l’assistente sociale, la missionaria senza averne preso i voti. E vorrei chiedere: “Mentre noi svolgiamo i programmi e li osserviamo per capire i loro problemi i cosiddetti intellettuali, che futuro preparate, per i nostri ragazzi? Io vedo i ragazzi 9 ore per un’allieva con diverse abilità e le altre 9 in altre 9 classi diverse per un’ora alla settimana e lavoro veramente tanto. Ovvio che se qualcuno mi parla di un problema, come spesso accade, do ascolto, di solito fuori orario di servizio, in ore buche, ma se la famiglia vede i ragazzi meno di quanto li vedo io, direi che l’Italia è veramente alla frutta. I figli sono innanzitutto delle famiglie: curateli, amateli, parlate con loro, guardate i loro occhi, le loro braccia, ascoltate i loro silenzi, stimateli sempre. Tante volte ci capita di parlare con i genitori segnalando che il figlio sicuramente a casa vive dei disagi, e consigliamo un incontro genitori e psicopedagogista della scuola. Veniamo aggrediti come fossimo i Mangiafuoco dei loro figli. In questi casi come aiutiamo i ragazzi? Questa, purtroppo, è la nuova generazione di genitori. Io vorrei solo che i genitori facciano i genitori e imparino una buona volta ad affrontare i problemi con i figli. Basta con le deleghe ad ognuno il suo ruolo. Occorrerebbe educare prima i genitori e poi i figli, ma non credo sia il compito del docente. Io li osservo, ci parlo ma non sono la loro famiglia, quello che posso fare a Scuola lo faccio, ma se i modelli familiari sono in contrasto con l'educazione impartita a Scuola, ho praticamente già perso. Sig. Crepet non dica più che noi insegnanti non siamo capaci di fare il nostro lavoro. Il nostro lavoro racchiude tutti i lavori del mondo, anche Lei avrà avuto insegnanti, anche Lei avrà avuto ragazzi che avevano bisogno di aiuto. Cosa ha fatto? Ha prescritto la ricetta, fornito la fattura, e poi è andato a Capri con i suoi figli? Noi docenti usiamo l’empatia, la passione, la cura, l’interesse, l’amore senza pretendere fattura e prescrivendo solo l’amicizia, la tenerezza, l’affetto. Per loro, per i loro genitori, per il futuro che li aspetta.

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