Vita da precaria

22 Maggio Mag 2017 1859 22 maggio 2017

La mafia non uccide solo d'estate.

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Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino è stato un giornalista, attivista e poeta italiano, membro di Democrazia Proletaria, e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978. Questa sono le parole dell‘enciclopedia. Ma la storia di Peppino non può entrare nel cuore della gente, finché non lo fai conoscere, studiare, cantare. Nella mia Scuola lo si fa, perché è sempre di più forte la voglia di conoscere, di andare oltre, di commentare le notizie. E perché ogni volta che parli di mafia è sempre diverso, come lei. Bisogna parlare di mafia, sempre. Nelle Scuole soprattutto dove i nostri allievi devono capire che il mondo è comandato tante volte dal silenzio, dall’omertà, dalla paura. Dobbiamo parlarne ogni volta che succede qualcosa in Italia e nel mondo, perché sicuramente all’origine c’è sempre un’organizzazione malavitosa. La mafia cresce dappertutto come la malvagità, e, dappertutto porta morte, disperazione, volti piegati, veli neri e volti senza speranza.

La mafia è la madre di tutti i mali e ha mille aspetti. Lara Cardella, che mi onora della sua amicaizia, nota scrittrice, insegnante meravigliosa, ha scritto queste parole stamattina prima che andassi a Scuola. Mi hanno colpito come una stilettata, dove mi sono ri-trovata, come una pagina bianca dove le cornici sono un’appendice al dipinto. Lara dice:” Oggi pomeriggio parte la Nave della Legalità che approderà domani a Palermo per la celebrazione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci. Ci saranno le massime Istituzioni presenti e i ragazzi di tante scuole. In attesa di questo momento, in un agguato a Palermo, viene ammazzato il boss Dainotti. Il messaggio ora dovrà essere più chiaro ai ragazzi: avete fatto credere loro che la mafia non esistesse perché non c'erano più morti. Ebbene, a sbugiardarvi è la mafia stessa che non vi permetterà di mentire ancora. Si è ripresa la scena nei modi che vi sono noti, per ribadire che c'è. Per insozzare queste celebrazioni e rimettersi al centro. Diteglielo ai ragazzi che l'avete sconfitta, celebratevi e congratulatevi con voi stessi, come fate da almeno un ventennio. I loro occhi sono puntati su di voi: parlate, vi ascolteranno. E giudicheranno. Se la mafia c'è, se l'avete sconfitta, è a loro che dovrete dirlo”. Noi insegnanti dobbiamo essere in prima linea per far conoscere ai nostri ragazzi che la Mafia esiste, è più viva che mai, e quando vuole colpisce. D’estate e d’inverno. Nella mia Scuola, ma immagino in tutte le Scuole d’Italia, oltre a Falcone e Borsellino, uomini che hanno segnato l’Italia, uomini che volevano costruire un’Italia diversa, un’Italia dove la paura non diventasse l’unità italiana ma un ricordo appannato di fotografie antiche, sono diventati visi che accompagnano le nostre lezioni. Li guardiamo come guardiamo Peppino Impastato. Peppino per noi è di casa. Le sue parole sono diventate le nostre, sono diventate la legittima difesa della Scuola Pubblica statale. Io insegnante di musica, sapendo di dover far capire quanto la musica possa oltrepassare le parole, le sensazioni, l’apatia e il disinteresse, ho insegnato a cantare “Cento Passi”. L‘ho fatta leggere, le mie colleghe hanno fatto vedere il film, hanno fatto delle riflessioni in classe. I miei allievi adesso lo conoscono Peppino, Peppino quello che diceva che la mafia è una montagna di merda. L’hanno urlato al Saggio, lo hanno cantato come nessuno mai avrebbe potuto farlo. I più piccolini quelli che arrivavano dalla scuola elementare, non riuscivano a capire, ma poco alla volta, spiegando, facendo vedere la sua immagine, facendo ascoltare le sue parole, si sono innamorati. Si sono innamorati di una persona che ha pagato con la sua vita la verità.

Caro Peppino, sono un’insegnante di Scuola media, sono un’insegnante di Musica, sono un’insegnante che deve insegnare la realtà. Io non so se puoi sentirmi, ascoltarmi, dirmi se è giusto quello che faccio, ma le tue parole, improvvisamente, hanno fatto esplodere in me e nella mia anima la rivolta che non vuol conoscere delle sbarre che per te sarebbero sono state sempre chiuse. Hai fatto esplodere una scuola, e non solo. Una scuola che è stata tappezzata dalle parole, dalle tue grida e dal tuo coraggio. Sai, ho insegnato ai miei ragazzi che ci si deve ribellare, prima di adeguarsi all’abitudine, prima di ribellarsi alla noia delle giornate chiuse in una stanza tappezzata da idoli che non hanno nome. Peppino, ogni anno i miei studenti cantano i “100 Passi”, una canzone non facile, non prevedibile. Ma il miracolo accade, accade quando la insegno, accade quando i ragazzi la cantano come una liberazione. Forse come dici tu, i ragazzi non hanno maschere, e riescono a ribellarsi. Hai avuto una madre che come la Madonna, ti ha assistito ad ogni passo del tuo Calvario, un padre che non ha saputo capire le tue paure. Un fratello che balbettava le tue parole. Peppino, nascosto in un garage, eroe di un mondo che non ti ha meritato. Caro Peppino i miei allievi ti amano, ti studiano e ti conoscono. Sanno che “La mafia uccide, il silenzio pure”. E infatti i miei studenti parlano, denunciano, scrivono, amano. Amano come tu amavi la vita e prevedevi la morte. L’avevi già abbracciata. L’hai stretta come volevi tu. Con il sorriso sulle labbra e una paura nascosta nella tua anima. Dicevi “Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.” Ma io ho trovato i testimoni. I ragazzi che ti amano sempre di più, perché sei la loro storia, sei il loro mito, sei quello che ha fatto cantare ai miei ragazzi questo:

” Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.

Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.

Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato.

Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore.

"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura

contando cento passi lungo la tua strada".

Allora... 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi! 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi!

Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare.

Gli amici, la politica, la lotta del partito. alle elezioni si era candidato.

Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perché venne ammazzato.

Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato.

"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare

la storia di Peppino e degli amici siciliani".

Allora... 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi! 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi!

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.

La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno Stato.

"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare

la storia di Peppino e degli amici siciliani".

Allora... 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi! 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi!

E i miei allievi ti conoscono Peppino, più di tante poesie, più di tante prose. Perché tu non sei un uomo da studiare. Tu sei un uomo da vivere ogni giorno della nostra vita e del nostro futuro. Come la mafia. Che uccide d’inverno e d’estate.

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