Vita da precaria

26 Maggio Mag 2017 1957 26 maggio 2017

Io WhatsApp e il macellaio

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Io sono una di quelle insegnanti che usano WhatsApp. Maledizione a me, e a quando ho incominciato ad usarlo. Perché per poter farne un uso appropriato e utile, si dovrebbero frequentare dei corsi. Hanno fatto bene i dirigenti scolastici che vietano l’utilizzo di WhatsApp da parte dei genitori che creano dei gruppi per denigrare e dettare le condizioni sull’operato dei docenti. Ci sono genitori che potrebbero insegnare a noi insegnanti le competenze digitali, dato che in un batter baleno sanno esattamente quando io vado a fare la pipì. È questo è molto frustante dato che prendo il diuretico per la pressione alta e, ogni 2 ore, devo fare una volata con vari slalom tra allievi, collaboratori, insegnanti e guadagnarmi la porta del bagno. Ma il peggio è se lo trovo occupato. Allora incomincio a contare, a pensare a quanto devo ancora fare, ma intanto il bagno non si libera. Allora, timidamente, busso e sento: “Ho quasi finito”. Quel quasi può destabilizzarmi la giornata. Nel mentre è molto frequente che dei genitori sappiano il valore della pressione, glicemia, colesterolo e trigliceridi. Ma non me ne importa nulla. Io devo fare la pipì. Questo potrebbe essere un tema dai risvolti importanti da sviluppare su un gruppo WhatsApp del gruppo classe. E dopo lo squillo della campanella vedere i genitori cercare di trovarmi un medico per poter aumentare le mie performance senza sprecare quei minuti preziosi abbarbicata alla porta del bagno. Che di solito, poi, non si chiude mai. Mannaggia alla Buona Scuola, neanche i cessi funzionanti. Però ci sono certi gruppi che per risolvere le loro frustrazioni matrimoniali e sessuali, passano il tempo non a come migliorare e rendere più produttivo il lavoro dei docenti, e quindi creare un clima costruttivo tra scuola e famiglia, ma di distruggere, o meglio annientare le strategie didattico-educative degli insegnanti mettendole continuamente in discussione. Io sono un’insegnante, per esempio, che ogni giorno sbaglia a mandare messaggi: per cui i messaggi di scuola li mando al mio macellaio, quelli del macellaio li mando al referente di plesso, quelli per il referente di plesso li mando a mia madre. La quale ha 97 anni, e a quel punto incomincia regolarmente a telefonarmi ogni 5 minuti, fino all’esaurimento della mia proverbiale sopportazione. All’ennesima telefonata silenziosa che sento vibrare, ma io so già chi è, maledico il cellulare, la tecnologia e rimpiango le belle e graziosissime cabine del telefono a gettoni. Uscendo dalla sala insegnante che per fortuna mi alberga in quel momento, le rispondo:” Sto bene, non sto morendo, non chiamare ospedali, torno tardi”. E metto giù implorando S. Giuseppe. Patrono dei lavoratori. Però trovo veramente sconveniente usare WhatsApp, per calunniare e mettere in dubbio il lavoro e l’operato dei docenti. Soprattutto perché noi insegnanti abbiamo bisogno dei genitori per supportare tutta la nostra didattica, i nostri “progetti”, il nostro insegnamento. Quello che non riesco a capire e perché i D.S che fanno lo sciopero della fame per il loro stipendio, invece di difenderci da una seria di grave minacce. Dalla chiamata diretta, da una mobilità che non ha scheletro, dagli insegnanti di 2 e 3 fascia, dai TFA, dalle deleghe sul sostegno, dai Concorsi che sono diventati una barzelletta, e da chi vorrebbe parlare di Scuola nel nostro Governo e forse conosce solo il gruppo WhatsApp della classe del figlio. Questi gruppi, secondo me, sono a danno soprattutto dei ragazzi, che rischiano di non imparare assolutamente nulla di buono o di utile sulla società. Soprattutto sui ruoli e sul rispetto.

La scuola insegna, i genitori educano i figli. È una pratica continua quotidiana che tra l’altro se vista dalla parte dei ragazzi toglie autorità ai docenti. Ma come per tutto, esiste un buon uso ed un cattivo uso degli strumenti. Denigrare tout court l'utilizzo di WhatsApp come mezzo di informazioni tra genitori è a mio parere solo da migliorare. I genitori devono sviluppare il rispetto dei ruoli e incrementare una collaborazione da ambo le parti. I genitori devono adempiere al loro dovere genitoriale, e sostenere la scuola. Sempre. Perché senza la Scuola i loro figli non diventeranno mai uomini e donne, e i genitori, rimarranno sempre bambini che non hanno mai imparato a fare i genitori. Ritornando a me se vi arriva un mio messaggio che chiedo le date degli scrutini, giratelo al mio macellaio.

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