Vita da precaria

10 Giugno Giu 2017 1806 10 giugno 2017

Io non sono una perdente posto, io sono un’insegnante che deve ancora danzare. Insieme ai miei ragazzi.

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Ieri ho concluso un altro anno scolastico, un altro percorso, un altro sentiero. Io non pensavo di essere un’insegnante perdente posto, e così, senza preavvisi, una telefonata due giorni fa mi ha colpito al cuore un’altra volta. Perdente posto che brutta parola: ti vengono in mente tutte le volte che hai perso, che hai dovuto cambiare strada, che ti sei inginocchiata, e solo con la speranza e la voglia di ricominciare, ti sei rialzata. Forse un po’ ingobbita, con dei dolori alle ginocchia da curare. La parola “perdere” in italiano ha un duplice significato. Da un lato significa perdere persone, cose o sentimenti, dall’altro la parola perdere significa essere sconfitti. Ma io non sarò mai una sconfitta. La vita mi ha dato tante occasioni per farmi sentire senza speranza. Ma con la forza che ti arriva forse dalla tua competenza, dalla consapevolezza del tuo essere, dal sapere che hai formato centinaia e centinaia di ragazzi sempre con il sorriso e l’amore, ho rimosso la paura e il dolore. Mi ritrovo di nuovo “precaria”, di nuovo alla ricerca di una pace, di un’armonia, di essere. Lascio una Scuola dove la cultura l’ho fatta cantare, suonare, ballare, recitare. La cultura delle regole, delle buoni prassi, del saper ascoltare, dell’attendere. La cultura dell’inclusione, dell’integrazione, dove l’”Io”, non è mai stato pronunciato per lasciare il passo al “Noi”. Abbiamo coltivato la cultura della passione, dell’entusiasmo, fatta di poche cose, ma così ricche da riuscire a far amare a 200 ragazzi, lo stare insieme, la condivisione, lo studio e la disciplina. Li ho fatti avvicinare alla bellezza perché solo crescendo in Essa, potranno non essere abbrutiti da una società che li ha già rifiutati, li ha già colpiti alle spalle. Da vigliacchi, non pensando alle loro vite in mano a persone che del loro futuro si è fatto assassino. Dovremmo considerare perso ogni giorno in cui non abbiamo danzato. E dovremmo chiamare falsa ogni verità che non sia stata accompagnata da una risata. E io in quest’anno meraviglioso ho riso, ho danzato, ho volteggiato con i miei ragazzi nell’universo della musica e dell’inclusione. Da lunedì riandrò in questa Scuola che mi ha così amato e dovrò resistere per ancora un mese a vedere occhi e sorrisi che mi hanno aiutato a vivere. Ma la vita è così. Almeno con me. Io penso che tutto ciò che non viene donato viene perduto. Io ho donato tutto, per cui non sarò mai una perdente. Perdente è chi non crede nel futuro e nei nostri ragazzi. E io, in questo, sarò sempre una vincente, perché crederò sempre in loro. Li difenderò per quello che mi danno, per il loro stupore, per la loro meraviglia. Per le loro lacrime che ieri mi hanno incollato sulla pelle, per quello che non sanno aver fatto ad un’insegnante che non farà mai zittire la cultura nel nome di nessuno. Io non sono una perdente posto, io sono un’insegnante che deve ancora danzare. Insieme ai miei ragazzi.

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