Vite Migranti

13 Aprile Apr 2016 0958 13 aprile 2016

Ciao, fuggo dal Pakistan ho 24 anni e da sei cerco un posto nel mondo.

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Non lo so come succede, ma ogni volta che i volti della tragedia si avvicinano e assumono caratteri tangibili e concreti diventa tutto più semplice, e più difficile allo stesso tempo. È semplice capire ora, perché scappano, perché si buttano su quei barconi, perché possono aspettare tanto. È più difficile perché durante questo incontro emerge la sfida umana: dimenticare o agire?

Anche oggi mi sono fatta questa domanda davanti al CIE -che é anche CARA- di Caltanissetta. Quando arriviamo ci sono una quindicina di Pakistani fuori dal cancello. Temporeggiano, aspettano, chiedono, sperano. Assad ha 24 anni, statura media occhi neri e impassibili, naso pronunciato che marca le sue origini. È un ragazzo partito sei anni fa dal Pakistan, 'sono stato quattro anni in Grecia, dopodiché due anni fa la legge è cambiata ed è stato più difficile vivere come immigrato illegale così sono partito per la Francia per richiedere i documenti'.

Mi chiedo cosa possa portare un ragazzo come Assad arrivato a Parigi a viaggiare liberamente verso la cittadina di Caltanissetta nel profondo sud, dove i migranti arrivano e da dove –quasi- tutti vogliono andarsene. La risposta è scontata quanto drammatica, 'dopo anni di illegalità ho chiesto rifugio in Francia e mi è stato negato, dicono che qui lo danno al 50% dei richiedenti quindi ho preso un treno fino a Milano e un autobus fino a Catania. Per fortuna non ci sono stati controlli e me la sono cavata. L'Italia mi piace e alcune persone sono buone, bisogna avere pazienza.'

Assad ha un anno in meno di me ed è in transito da sei. Non voleva partire, non voleva lasciare il suo buon lavoro, il suo cibo, le sue usanze, ma è stato costretto a scappare. Mi richiama da parte, sottovoce, ha paura anche qui. 'Sai quello che succede nel mio paese vero?' Scappiamo per i talebani, io ero dall'altra parte, ho cercato di fare quello che potevo, ma se mi trovano mi tagliano la testa, e mentre me lo dice fa il gesto inconfondibile con la mano. Gli chiedo una foto ma preferisce di no, allora fotografo solo i nostri piedi, immaginando quante strade Assad abbia percorso.

A qualche metro di distanza, Imed, ospite tunisino della carovana dei migranti e responsabile dell'associazione Terre Pour Tous, riesce a farsi ricevere dall'incaricato del CIE. É un ragazzo giovane e ben disposto, Imed entra anche se non servirà a nulla per accelerare e avere le risposte che sta cercando sui 504 tunisini spariti dal 2011 (il numero prende in considerazione solo quelli ufficialmente cercati dalle rispettive famiglie).

Esce dall'incontro ed è tranquillo: ' lì dentro mi hanno detto che mi capiscono, che se fossero scomparsi i loro figli, starebbero facendo la stessa disperata ricerca'. Salutiamo i ragazzi lì fuori e facciamo loro un in bocca al lupo, poco prima di ripartire Assad mi dice che tra una settimana compie nove mesi nel CARA, 'e se mi rifiutano l'asilo cosa faccio?', sembra chiedermi. Non lo so cosa potresti fare Assad, proprio non lo so.

Facebook: Guendalina Anzolin