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30 Gennaio Gen 2015 1937 30 gennaio 2015

A spasso per Atene con la Brigata Kalimera

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Molti ricorderanno che Lord Byron morì, a Missolungi, in Grecia nel 1824 dopo essersi ammalato di febbre reumatiche poi sfociate in meningite. Ma forse pochi ricordano molti italiani andarono in Grecia per supportare la Guerra d’Indipendenza contro l’Impero Ottomano. E non pochi morirono.

Più fresche nella nostra memoria rimangono le Brigate Internazionali, nate in Spagna durante la Guerra Civile del 1936. Il contributo italiano non fu indifferente e non solo grazie al famoso Battaglione Garibaldi.

Ed ecco, in tono minore, partire dall’Italia per un’Atene in pieno fermento elettorale, la Brigata Kalimera, la Brigata Bongiorno. Nulla a che fare col mitico Mike. Il saluto è rivolto ai “compagni greci in lotta”. Si tratta in pratica di un viaggetto-studio, ma anche di un dichiarato show of support verso la Coalizione della Sinistra Radicale, meglio nota con l’acronimo Syriza. Organizzatrice: Raffaella Bolini, storica attivista dell’ARCI. Tra gli animatori quell’”inossidabile comunistaccia” (ex sua auto-definitione) della Luciana Castellina.

E’ un pourpourri di Rifondazionisti (tra cui Ferrero) attivisti, movimentisti (presente anche il No Tav) e cani sciolti della galassia di sinistra non e/o anti-renziana. Numero ufficiale: 250, ma col passare dei giorni le fila della brigata s’ingrossano esponenzialmente grazie ai ritardari e si comincia a parlare di 400-500 persone. Giovani, vecchi e anche una bambina, 12 anni, che accompagna i genitori brigatisti (kalimeri). Età media: decisamente over-40. Sorprendentemente, dopo i romani de Roma, il gruppo più nutrito non proviene dall’Emilia-Toscana rossa (o ex-rossa), bensì dal minuscolo Molise.

La gita politico-scolastica ha inizio giovedì pomeriggio 22, ultimo giorno di campagna elettorale. La sera stessa giunge il primo orgasmo (sempre politico), quando alla kermesse in piazza di fine campagna i gitanti sono testimoni del caloroso abbraccio muy mediterraneo tra Alexis (Tsipras) e Pablo (Iglesias), leader di Podemos, non improbabile candidato radical gauche al governo della Spagna entro fine anno.

Venerdì 23. La comunicazione via mail ai partecipanti sparsi tra hotel, ostelli e B&B della capitale greca fa presente che i compagni di Syriza hanno bisogno di un piccolo break dopo le fatiche della campagna. Quindi, giornata libera per tutti, seguita da una cena social in una nota taverna nel noto quartiere storico-turistico di Plaka, ai piedi dell’Acropoli.

Beh, non è facile far sedere 250 persone e gli italiani finiscono per riempire come un uovo non una, ma due taverne della stessa piazzetta. Indispensabile l’aiuto di Argelis, instancabile giornalista per l’organo ufficiale di Syriza e corrispondente in Italia.

Nella seconda taverna presidiata (cum musica live) i musicisti ingenuamente credono di far felici gli ospiti con “L’Italiano” di Totò Cutugno. I gitanti reagiscono quasi subito con un putsch canoro a base di classici: Bella Ciao, Bandiera Rossa e, ça va sans dire, l’inno dell’Internazionale. Improvvisamente sembra di essere a una festa in una casa di riposo per ex-sessantottini. Proprio in quel momento giunge in visita Diego Bianchi, il Zoro di Gazebo, che con la sua immancabile videocamera immortalerà il momento magico.

Sabato 24. Giornata di studio. Argilis, tour operator manqué, incontra la Brigata a Syntagma. Da lì, in tram, si va prima in un ambulatorio sociale dove i militanti di Syriza compensano la gravissima crisi sanitaria greca con un’attività non-stop di volontariato a favore dei tanti cittadini esclusi ormai da cure e farmaci primari.

Sembra di stare in un quartiere residenziale di Roma tipo Parioli. Come mai un ambulatorio del genere in una zona apparentemente agiata? E’ segno dei tempi: ad essere colpiti dalla crisi non sono solo i proletari, ma anche i membri della classe media e medio-alta, magari proprietari di un bell’appartamento, ma senza i soldi per poterlo riscaldare.

Alle dichiarazioni politico-sociali e alla sfilza d’informazioni tecniche da parte dei tre tsyprioti che accolgono la Brigata al Centro (un’amministratrice, una farmacista e un cardiologo) si aggiunge una chiarificazione molto importante: non appena Syriza attuerà una nuova politica d’investimenti sociali anti-crisi, questo ambulatorio insieme agli altri (sono 40 distribuiti su tutto il territorio greco) chiuderà i battenti. Questi volontari non si considerano degli eroi, ma come delle persone che fanno semplicemente il loro dovere morale in una situazione di emergenza destinata a scomparire. Coerentemente con lo slogan di Syriza “Arriva la Speranza” distribuito sotto forma di sticker a tutti i e brigatisti kalimeri, e poi puntualmente appiccicato sui vestiti.

E la stessa attitudine si nota tra i volontari di una minuscola mensa sociale dove si sposta en masse la brigata, sempre come parte del programma di ricerca sul campo. Lo scopo è sempre lo stesso: capire come e perché Syriza funziona e perché raccoglie tanto successo, al di là delle dichiarazioni ideologiche e delle promesse pre-elettorali. In una ex-sede di partito un gruppo di attivisti cucina e distribuisce 200 pasti al giorno. E un numero crescente di assistiti a sua volta ingrossa le fila dei volontari, in una spirale virtuosa di solidarietà pratica e non solo a parole.

Il cibo viene distribuito a chiunque ne abbia bisogno, indipendentemente dall’affiliazione politica, e senza alcun pressing propagandistico. Risultato: spesso succede che seguaci dichiarati di Nea Democratia, o addirittura qualche neo-nazista di Alba Dorata, passano a Syriza.

Domenica 25 gennaio. Arriva il grande giorno. Dopo un po’ di riposo e magari, per certi, un po’ di turismo tout court, con l’immancabile visita al Partenone, la brigata si ritrova fin dalle 17 in piazza Klafthmonos, dove troneggia il maxi-gazebo con maxi.schermo di Syriza, sovrastato a sua volta dai mega-poster con l’immagine di Tsipras sorridente a pugno chiuso che ha fatto il giro del mondo.

I brigatisti kalimeri si confondono nella folla sempre più numerosa di greci tsiprioti e punteggiata dalle troupe televisive giunte da tutto il pianeta. Non possono mancare, dalla Germania merkeliana, i “brigatisti” di Die Linke. L’eccitazione è crescente, man mano che escono gli exit poll seguiti dalle prime proiezioni serie.

Ai gitanti era stato dato il permesso/invito di portarsi bandiere e nel momento dell’orgasmo che segue l’annuncio ufficiale della vittoria, quelle di Rifondazione superano di numero quelle di Syriza stessa. Gli italiani ottengono anche il monopolio musicale della serata, con Bella Ciao in testa, seguita da Bandiera Rossa, e l’Internazionale (Italian version). Volume altissimo. Per fare una telefonata in pace bisogna allontanarsi di almeno due isolati.

Intanto, seduta a lavorare in un vicino caffè con un mini PC e un iPhone che trilla in continuazione c’è Luciana Castellina, ancora bella e “giovane” a 86 anni compiuti. Conferma quello che non pochi brigatisti hanno capito grazie alle visite sul campo del giorno prima: “Il problema della sinistra italiana, quella vera, è la mancanza di un partito che faccia da nastro trasportatore tra il governo e i governati. Democrazia non vuol dire solo diritti, come libertà e uguaglianza, ma anche partecipazione e solidarietà attraverso tutte le maglie del tessuto sociale.”

Lunedì 26. La Brigata Kalimera torna a casa con tanto entusiasmo, ma per molti, anche con la tacita consapevolezza che i momenti folkloristici di bandiere e canti ovviamente non bastano. Italo Di Sabato, di Campobasso, attivista dell’Osservatorio sulla Repressione conferma: ”Il viaggio è stato molto bello, ma ora bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare a un progetto alternativo serio”.

Non è da escludere chei kalimeri si ritrovino tutti tra qualche mese per le elezioni in Spagna, magari con una nuova Brigata battezzata Buenos Dias. Se si è cercato d’imparare da Syriza, si potrà e dovrà imparare anche da Podemos. Un solo warning: non cadere nella sindrome cechoviana dell’eterno studente.

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