Zibaldone43

1 Dicembre Dic 2013 1240 01 dicembre 2013

Galliani, l'ultimo fedelissimo di Berlusconi

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Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.



Caro Galliani,
le chiediamo scusa se abbiamo dubitato della sua buona fede.
Altro che pugnalata alla schiena: lo dovevamo capire che la sua sparata sulle dimissioni dal ruolo di amministratore delegato del Mila «per giusta causa» era solo una boutade. E che alla fine tutto si sarebbe rivelato un'enorme bolla di sapone.
UN ADDIO MISTERIOSO. L'indizio ce l'aveva dato lei stesso: «Non lascio prima della partita con l'Ajax, sarebbe un atto ostile contro la squadra per cui tiferò per tutta la vita». Perché se uno volesse andarsene sbattendo la porta, mica aspetterebbe la partita che può regalare 3 milioni di euro al Milan con il passaggio agli ottavi di finale. Non sarebbe quello l'episodio che confermerebbe quanto di buono per il club ha fatto in quasi 30 anni di gestione. Né sarebbe un'onta per lei che ha regalato ai rossoneri 28 trofei.
UOMO DEI COLPI DI MERCATO. Ora, però, c'è chi l'accusa di essere il vero «yesman» del Cavaliere, già orfano di Angelino Alfano che ha 'tradito' per le 'ristrette' intese.
Certo, rispetto all'ex delfino politico, lei ha il merito di aver infarcito il Milan di grandissimi campioni: il trio di olandesi Rijkaard-Gullit-Van Basten (indimenticabili protagonisti, forse, della squadra più bella della storia del calcio), Andriy Shevchenko, Ronaldinho, Kakà e Zlatan Ibrahimovic giusto per citare solo alcuni. E non diamo credito alle voci che insinuano accordi con gli agenti che si traducono con bidoni clamorosi finiti nella rosa del «club più titolato al mondo».
LA FIGURACCIA DI MARSIGLIA. Ma al Milan non c'è stato solo onore. Come dimenticarsi del tragicomico episodio di Marsiglia nel marzo del 1991 quando per un riflettore non perfettamente funzionante decise di ritirare la squadra che, guarda caso, stava perdendo 1-0 e rischiava di farsi sbattere fuori dalla Coppa dei Campioni? Indimenticabile la sua camminata marziale sul campo per guidare la rivolta, nonostante l'arbitro avesse giudicato adeguata l'illuminazione.
Fu una figuraccia in eurovisione. Lei ci mise la faccia, ma, si dice, il diktat arrivò da Arcore.
IL DIETROFRONT SU TEVEZ. Oppure a gennaio 2012, quando fu spedito in missione a Manchester per accordarsi con il City per il passaggio di Carlos Tevez al Milan. Nell'operazione era coinvolto anche Pato, all'epoca fidanzatissimo con Barbara Berlusconi.
Aveva già in mano l'accordo con l'argentino, ma serviva l'ok del brasiliano rossonero che doveva essere ceduto al Paris Saint-Germain (gli sceicchi del Qatar offrivano ben 35 milioni di euro).
Arrivò la famosa telefonata - di Barbara? - l'affare sfumò e lei fu costretto a un'epocale retromarcia proprio davanti agli inglesi.
Tevez sarebbe poi finito alla Juventus, mentre Pato, ormai in rotta con la figlia del Cavaliere, s'è accasato al Corinthians per neppure la metà dei soldi che lei avrebbe scucito al Psg.
LA CESSIONE DI THIAGO E IBRA. Lei ci ha poi messo la faccia anche per la cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic. Si racconta che un'altra figlia di Berlusconi, la ben più potente Marina, fosse arcistufa dei conti in rosso del Milan. E che avesse imposto di fare ordine.
A quel punto, per far quadrare il bilancio, furono ceduti i due gioielli rossoneri al miglior offerente che fu il Psg.
I tifosi non la presero bene, ma lei, caro Galliani, fedele al suo ruolo, non si scompose. D'altra parte un ordine di Marina equivale a uno di Silvio. Quindi perché protestare?
L'AFFETTO PER IL CAVALIERE. La conferma delle sue dimissioni, ammettiamolo, ci aveva stupito. Perché va bene prendere direttive dal Cavaliere e dal presidente di Fininvest - che poi è quello che finanzia il Milan - però farsi mettere sotto pure da una 29enne che per avere il giocattolo tutto per sé vuol fare la rivoluzione nel club che lei, Galliani, ha plasmato, forse era un po' eccessivo.
Si dice che dietro il viso angelico della primogenita di Veronica Lario ci sia Berlusconi in persona. Suvvia, il Cavaliere ora è in altre faccende affaccendato. Tra decadenza, partito spaccato, giudici pronti a sbatterlo in galera, ipotesi di candidatura all'estero per le Europee, il Milan era l'ultimo dei suoi pensieri.
A lei, Galliani, bastava una parola di affetto del grande capo. Che alla fine è arrivata. Altro che litigate sulla buonuscita.
La prossima volta, non potreste telefonarvi senza farci prendere tutta questa paura?

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