Zibaldone43

9 Dicembre Dic 2013 1057 09 dicembre 2013

Primarie Pd, perché ho tradito Renzi

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Il neosegretario del Pd, Matteo Renzi



Lo ammetto. Ho tradito Matteo Renzi. Sono un franco tiratore delle primarie del Partito democratico: nel segreto dell'urna elettorale non sono riuscito a (ri)votare per il sindaco di Firenze.
E dire che a fine 2012 m'ero convinto che il rottamatore - oggi si usa anteporre un incomprensibile «ex» dimenticando che la rottamazione dei democrat inizia ora - fosse l'uomo giusto. Non per guidare il Pd. Ma per indicare la nuova rotta all'Italia.
L'OBAMA ITALIANO? Sarà stata colpa di SkyTg24 che riproponeva ogni 10 minuti la battuta di Maria Latella che diceva di Renzi: «Lei è considerato l'Obama italiano». Sarà stata l'idea che con il sindaco toscano (forse) il Pd avrebbe potuto vincere le elezioni, visto che sarebbe riuscito a racimolare consensi anche (o solo?) nel centrodestra ormai (apparentemente) stufo di Silvio Berlusconi.
Un anno fa, nello scontro Renzi-Pier Luigi Bersani non ho avuto dubbi. E la delusione della vittoria di quello che all'epoca era segretario del Pd fu tanta. Pari solo a quella della debacle elettorale di febbraio.
UNA POLITICA DI SINISTRA. Perché allora il tradimento nel 2013? Innanzitutto domenica 8 dicembre non c'era più in palio la premiership, ma la guida del primo partito d'Italia. Che, in teoria, dovrebbe professarsi di sinistra.
Ho pensato che al Pd sarebbe servito un candidato con idee vicine al popolo democrat. Che non cerca un Berlusconi di sinistra, ma un uomo (ma pure una donna se ci fossero state candidate) in grado di orientare il partito verso temi più cari al Pd. Che poi sono quelli che nel resto d'Europa sono rappresentati dai partiti socialisti (questi ultimi in Italia fanno rima con Tangentopoli).
Inoltre, in questa fase, con un governo di ristrette intese con il Nuovo centrodestra e Scelta civica affiancati al Pd, ai democrat sarebbe servito tutto fuorché Renzi.
Serviva un segretario che facesse da contrappeso all'esecutivo che da quanto è nato ha sempre avuto una preoccupante deriva verso destra.
L'ANIMALE DA VOTO. Il sindaco di Firenze è un 'animale da voti'. E siccome di elezioni all'orizzonte non ce ne sono (almeno in apparenza, ma si sa che l'obiettivo è questo) non erano le primarie la sfida che era chiamato a vincere. Perché ora il rottamatore si trova circondato da quell'apparato che ha sempre tentato di scardinare, ma che, purtroppo per lui, ancora tiene salde le redini del potere.
La vera battaglia che Renzi deve ancora conquistare è quella per la leadership. Che battuti i candidati per la segreteria Gianni Cuperlo e Pippo Civati, si annuncia come la sfida contro il premier Enrico Letta.
LO SCONTRO CON LETTA. Il neosegretario del Pd è convinto di essere stato automaticamente investito del diritto di guidare la coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni. Niente di più sbagliato: la nomenklatura, che ha fatto un passo indietro dopo che ha capito che le primarie erano perse, lo attende al bivio. Pronta a fermarlo. O quanto meno a rendergli la vita più complicata, schierando il peso massimo. Che ora, nella penuria di uomini (e donne) forti, è rappresentato da Letta.
E poi si sa, chi si presenta come segretario del Pd alle urne ne esce sconfitto: per informazioni chiedere a Walter Veltroni che nel 2008 ha perso contro Berlusconi e pure a Bersani che nel 2013, seppure non battuto, s'è ritrovato escluso dal governo a causa dello straordinario recupero del Cavaliere.
L'ABILITÀ DA ORATORE. Dalla parte di Renzi c'è però la sua abilità oratoria. Nel 2012 ne rimasi affascinato. Finalmente anche il centrosinistra aveva il suo comunicatore capace di parlare alla pancia di tutti. Contro le metafore incomprensibili di Bersani (alzi la mano chi ha capito davvero lo «smacchiamento del giaguaro»), a ben pensarci, ci voleva poco.
Anche nelle primarie 2013, il sindaco di Firenze s'è dimostrato il migliore a parlare in pubblico. Ma anche a tessere la sua tela sui social network (pure Enrico Mentana s'è dovuto scusare dopo aver avanzato dubbi sulle risposte in diretta di Renzi su Twitter).
Insomma, il rottamatore ha presenza scenica, argomenti e phisique du role.
IL PERICOLO DI AZZERARE TUTTO. Allora perché tradirlo? Perché recentemente ho conosciuto un altro rottamatore. Che nessuno ha etichettato in questo modo. Ma ha fatto piazza pulita combinando un gran caos.
Dopo l'uscita di scena di Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva, l'allenatore del Milan Massimiliano Allegri ha rottamato mezza squadra. S'è disfatto dei cosiddetti senatori affidandosi a giovani emergenti e nuovi volti. Molti hanno apprezzato la scelta, qualcuno, più lungimirante, ha storto il naso.
Ero tra quelli convinti che fosse giusto ricominciare da zero. Due anni dopo il Milan vegeta a metà classifica solo grazie al ritorno di uno della vecchia guardia (che però era andato via di sua sponte): senza il senatore Kakà, i rossoneri sarebbero in una situazione drammatica.
Renzi, appassionato di calcio, dovrebbe trarne un esempio prima di rottamare tutto. Sì, la nomenklatura ci ha stufato, ma la saggezza dei 'vecchi' è sempre utile. I giovani sono così: vogliono fare di testa loro, finché un giorno, ormai anziani, non s'accorgono di quanto avessero ragione i più grandi.
Sperio solo il 'vecchio Renzi' non maledica il 'giovane Renzi'.

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