Zibaldone43

23 Dicembre Dic 2013 1530 23 dicembre 2013

Renzi e il lavoro che piace al centrodestra

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Ha stimolato discussioni. S'è attirato critiche. Ha strappato applausi.
Il piano sul lavoro di Matteo Renzi non è passato inosservato. E sarebbe stato difficile, visto che il neosegretario del Partito democratico ha scelto la poltrona di Fabio Fazio nella prima serata di domenica 22 dicembre per presentare il suo job act.
Dagli studi di Che tempo che fa, Renzi ha spiegato la sua ricetta per rilanciare il lavoro. Che, in estrema sintesi, si basa su due principi: flessibilità in uscita e un sussidio universale di due anni per chi resta disoccupato (cui si aggiunge anche una formazione professionale per il reimpiego).
IL JOB ACT CHE DIVIDE. È una proposta. Può piacere. Ma può anche non essere gradita (vedi la Cgil). Eppure, dopo anni in cui sul lavoro non si sentivano idee nuove, finalmente qualcuno ha pensato di passare dalle parole ai fatti.
Non poteva fare altrimenti Renzi, che prima di vincere le primarie aveva attaccato più volte il premier Enrico Letta perché, a suo dire, sapeva solo chiacchierare senza risolvere i problemi dell'Italia.
Ora che s'è preso il posto di Guglielmo Epifani ha iniziato la 'rivoluzione'. Chi apprezza il job act di Renzi ha provato a prendersi parte del merito - vedi Forza Italia che rivendica la paternità della flessibilità in uscita, anche se in tanti anni di governo nessuno l'ha mai realizzata - chi lo attacca, invece, non offre alcuna alternativa.
UN AIUTO AGLI IMPRENDITORI. Il problema, infatti, è che il segretario del Pd ha scardinato il gioco delle parti tra i partiti, mandando in tilt il normale dialogo tra forze politiche opposte.
La sua iniziativa punta a incentivare l'occupazione fornendo un aiuto agli imprenditori (non a caso Confindustria ha plaudito alla proposta di Renzi) che potrebbero finalmente non avere più paura ad assumere forza lavoro, visto che avrebbero meno problemi a scaricare il personale.
L'idea può funzionare: favorendo i datori di lavoro vuoi vedere che diminuiscono i precari?
Ma la domanda più preoccupante è: se il Pd va a braccetto con gli imprenditori, chi tutelerà i diritti dei lavoratori?
POSIZIONAMENTO EMBLEMATICO. Storicamente la sinistra - oggi il centrosinistra - dovrebbe rappresentare esattamente la categoria opposta a quella con cui pare andare più d'accordo Renzi. Che a furia di rottamare, forse, s'è dimenticato di essere stato scelto per guidare quel partito che, nelle sue eredità, ha ancora un briciolo di valori del fu Partito comunista italiano.
Dunque, se il sindaco di Firenze ritiene opportuno riformare il lavoro aumentando la flessibilità in uscita - libero di proporlo e di farlo, ci mancherebbe - dovrebbe interrogarsi se il suo posizionamento politico sia quello corretto.
TRADITO IL VOTO DELLE PRIMARIE? Un'iniziativa come il job act di Renzi sarebbe più in linea con il centrodestra. Che si dovrebbe far interprete dei bisogni di un elettorato diverso da quello del sindaco toscano.
Invece, nell'Italia della crisi, Forza Italia pretende di rappresentare i valori del movimento dei Forconi, mentre il centrosinistra finisce a fare intese con l'imprenditoria.
Insomma, al di là del valore della riforma renziana, resta quel dubbio che aveva portato migliaia di elettori a scegliere Gianni Cuperlo (o Pippo Civati) alle primarie: se Renzi deve rottamare tutti i valori della sinistra, non avrebbe fatto prima a fondare una nuova formazione politica?
Di elettori ne avrebbe avuti tanti lo stesso. E avrebbe potuto proporre il suo job act.
Ma finché rappresenterà il Pd dovrebbe ricordare chi sono i suoi elettori.

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