Zibaldone43

2 Gennaio Gen 2014 2340 02 gennaio 2014

Riforme, il Pd propone e il M5s distrugge

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Beppe Grillo e Matteo Renzi.

Può non piacere. In politica succede che le proposte degli avversari non siano gradite a tutti (soprattutto se arrivano dagli avversari). Ma l'atteggiamento del Movimento 5 stelle (leggasi di Beppe Grillo) rispetto alle proposte di riforme del Partito democratico di Matteo Renzi è incomprensibile.
Giovedi 2 gennaio, il segretario democrat ha inviato a tutti i partiti - M5s - una lettera in cui ha chiesto «alle forze politiche che siedono in parlamento di uscire dalla tattica e provare a chiudere un accordo serio, istituzionale, su tre punti».
LE RIFORME DI RENZI. Quali? Una legge elettorale, la riforma del bicameralismo e la riforma del titolo V della Costituzione.
Coerente con le sue promesse, Renzi non s'è limitato solo a indicare i punti su cui collaborare, ma ha anche avanzato proposte concrete.
LA TRASFORMAZIONE DEL SENATO. Per esempio, il sindaco di Firenze ha suggerito la «trasformazione del Senato in camera delle autonomie locali» oltre alla «cancellazione di ogni indennità per i senatori che non vengono piu eletti, ma diventano tali sulla base dei loro ruoli nei Comuni e nelle Regioni».
CAMBIARE LA COSTITUZIONE. Inoltre, Renzi ha proposto la semplificazione del «quadro costituzionale e istituzionale» con l'obiettivo di restituire «allo Stato competenze oggi in mano alle Regioni e che riduca il numero e le indennità dei consiglieri regionali al livello di quello che guadagna il sindaco della città capoluogo».
TRE MODELLI POST-PORCELLUM. Più complicato il discorso sulla legge elettorale. La premessa è che «sia maggioritaria, che garantisca la stabilità e l'alternanza» e che «eviti il rischio di nuove larghe intese».
Su questo punto, però, Renzi ha provato a essere piu preciso, illustrando «sommariamente tre modelli», come quello che si rifà alla legge elettorale spagnola, a quello del Matterellum e a quello del doppio turno di coalizione dei sindaci».
Ben sapendo che il tema è delicato, il segretario del Pd ha premesso di non voler «imporre» le sue idee.
NIENTE CONFRONTO COL M5S. Le tesi di Renzi sono certamente discutibili. Ma che Grillo invii messaggi ai suoi parlamentari perché nessuno si confronti con il Pd (che gli ha già teso la mano più volte) è incomprensibile. Il parlamento non è forse il luogo per discutere, rappresentando valori differenti, e trovare un equilibrio che possa soddisfare tutti?
E poi, perché un rappresentante del M5s, che a inizio legislatura si diceva pronto a discutere ogni proposta, qualunque fosse il partito che la proponesse, ora non dovrebbe affrontare tre dei principali nodi che tutti - almeno a parole - vogliono risolvere da tempo?
DISCUTERE PER CAMBIARE. Grillo è troppo intelligente perché gli si possano addossare sospetti di tattiche politiche da Prima Repubblica. Ma se si ostina a non volersi confrontare con nessuno, a qualcuno potrebbe venire in mente che, forse, il tanto vituperato sistema politico al leader del M5s in fondo non fa così schifo. O no?

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