Zibaldone43

4 Gennaio Gen 2014 1840 04 gennaio 2014

Schumacher, l'antipatico diventato umano sugli sci

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Michael Schumacher ha vinto in carriera sette mondiali piloti: due con la Renault e cinque con la Ferrari.

Ci voleva un drammatico incidente con gli sci per rendere più umano Michael Schumacher. Non che il Kaiser dovesse per forza svestirsi della corazza di antipatia - caratteristica che l'ha sempre contraddistinto - finendo con la testa contro una roccia sulle Alpi francesi per conquistare l'affetto di tutti.
Ma ora che il sette volte campione del mondo di Formula 1 lotta contro la morte in un letto di ospedale di Grenoble tra il sostegno della famiglia e quello dei tifosi, è come se Schumi si fosse separato dal suo robotico, per vestire i panni di un comune mortale.
UNA CARRIERA DI SUCCESSI. Perché tutta la carriera del tedesco è stata caratterizzata da atteggiamenti che non l'hanno fatto entrare davvero nel cuore dei tifosi.
Sia chiaro: non c'è sostenitore della Ferrari che non adori Schumacher. Anche perché nessuno come lui è stato in grado di vincere tanto: sette titoli mondiali, 91 Gran premi vinti, 68 pole position, 77 giri veloci, 155 podi e 1.566 punti. Un mostro del volante.
IL RECORDMAN DELLA FORMULA 1. Numeri talmente impressionanti che i piloti più vincenti dietro Schumi sono Alain Prost (staccato di 40 successi) e Ayrton Senna (lontano addirittura 50 primi posti).
Certo, ora ci sarebbe Sebastian Vettel in grado di aggiornare i record, ma il tedesco della Red Bull- di sicuro con una storia straordinaria alle spalle e un altrettanto fulgido futuro davanti - ha ancora parecchia strada da percorrere per scalare l'Olimpo su cui siede Schumacher (e vincere 51 Gp solo per pareggiare i conti).
PIACE CHI SA EMOZIONARE. Eppure, nemmeno con tutto il suo palmares, il Kaiser ha fatto breccia nei sentimenti più profondi degli appassionati.
La spiegazione l'ha data Alex Zanardi in un'intervista a Lettera43.it: pur non alludendo chiaramente al tedesco, l'ex pilota di Formula 1 ha chiarito che «i campioni amati più a lungo non sono quelli che hanno vinto di più» (vedi l'ex ferrarista). Sono, invece, «coloro che hanno saputo offrire emozioni forti». E per Zanardi i «veri cavalieri del rischio erano Nichi Lauda, Jackie Stewart, Gilles Villeneuve e Senna». Niente Schumi.

Impegno e dedizione: la ricetta vincente di Schumacher

Dopo aver corso con la Ferrari, Schumi si è ritirato nel 2006. Il ritorno nel Circus è avvenuto nel 2010 con la Mercedes.

Tuttavia al Kaiser nessuno ha mai regalato nulla. Anzi, s'è sempre sudato ciò che ha conquistato.
Ha trascorso più tempo seduto su una monoposto che con la famiglia: è salito in macchina a quattro anni e ha praticamente passato la sua esistenza su una pista a guidare. E anche quando è stato costretto a stare lontano dalle corse, per esempio con una gamba fratturata, s'inventò addirittura un macchinario che con pesi e contrappesi era in grado di simulare un abitacolo di una vettura di Formula 1. Giusto per restare in allenamento.
Insomma, Schumacher studiava e si preparava. Era meticoloso nel suo lavoro, fino all'eccesso. Ma è stato questo il segreto del suo successo. Però i bacchettoni, si sa, sono sempre un po' antipatici (forse anche perché ne siamo sempre invidiosi).
LA RISSA CON COULTHARD. Ma attenzione, perché anche nel cuore del tedesco batte un cuore.
Quando nel 1998 a Spa la sua Ferrari tamponò la McLaren di David Coultard che sotto una pioggia battente aveva rallentato apposta per mettere nei guai Schumi (la verità è venuta fuori parecchio tempo dopo l'incidente), accanto al Kaiser che, arrivato nei box, si tolse guanti, casco e protezioni per andare a menare lo scozzese (che pure è un gigante) c'erano tutti i tifosi della Rossa. Stupiti, certo, di vedere il tedesco perdere le staffe, ma finalmente consapevoli di non sostenere un robot senza emozioni.
Sotto la corazza pulsava sangue vivo.
FELICE CON L'INNO ITALIANO. Oppure sono rimaste indimenticabili le volte in cui Schumacher, sul gradino più alto del podio, dopo aver ascoltato orgoglioso l'inno tedesco con atteggiamento marziale, si divertiva con le dita a mimare i gesti di un direttore d'orchestra sulle note di Fratelli d'Italia.
Qualcuno accusò il Kaiser di essere poco rispettoso. Suvvia, a chi non mette gioia il ritmo da marcetta della musica di Michele Novaro? Era solo un modo per far capire che anche Schumi, nel suo piccolo, sapeva divertirsi.
LA CORSA CONTRO LA MORTE. Ora Schumi, in coma dal 29 dicembre 2013, sta correndo la sua gara più difficile. E anche se gareggia da solo contro la «grande consolatrice» (per dirla alla Francesco Guccini), tutti fanno il tifo per lui. Perché solo i «veri cavalieri del rischio» arrivano a tanto.
Quindi, Michael, vedi di svegliarti presto. E di tornare quella canaglia antipatica che ci piaceva tanto.

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