Zibaldone43

10 Gennaio Gen 2014 1140 10 gennaio 2014

Renzi e Letta, i nemici che si fingono amici

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Il premier Enrico Letta a colloquio con il leader del Partito democratico Matteo Renzi.

Enrico Letta, in fondo, avrebbe dovuto aspettarselo. Matteo Renzi non sarebbe stato tranquillo ad aspettare il suo turno per mettere le mani sul governo.
Per il sindaco di Firenze, la vittoria delle primarie del Partito democratico è corrisposta all'investitura da parte dei cittadini per un ruolo ben più importante di quello ereditato da Guglielmo Epifani. Il netto successo con cui ha trionfato alle consultazioni democrat l'hanno proiettato a sentirsi il futuro premier (per lo meno candidato in pectore). Normale che ora l'ex rottamatore non perda occasione per tirare stilettate al governo.
RENZI, IL BADANTE DI LETTA. D'altra parte l'esecutivo Letta offre spesso il fianco per gli affondi.
L'ultimo (ma servirebbe un aggiornamento costante) riguarda la figuraccia sugli insegnanti e i 150 euro da restituire con conseguente dietrofront del governo.
Il vero problema del premier, però, è che ora il suo 'nemico' guida l'azionista di maggioranza del governo. Perché è il nuovo Pd di Renzi (non sempre a torto) a bastonare Letta: l'ultima stoccata è di giovedì 9 gennaio quando l'ex rottamatore ha dichiarato di sentirsi «il badante dell'esecutivo» («L'agenda la faccio io», è stata la piccata risposta del presidente del Consiglio).
I DIKTAT DI BERLUSCONI. Ma ci si metta anche nei panni del premier.
Per sei mesi è stato ostaggio del Popolo della libertà e delle volontà di Silvio Berlusconi. Tra le (poche) decisioni c'è stata quella sull'abolizione dell'Imu per il 2013: operazione di cui il partito del Cavaliere s'è preso tutti gli onori, lasciando tuttavia gli oneri (vedi la questione Tasi per il 2014) al governo.
Poi la maggioranza a sostegno dell'esecutivo, a seguito della decadenza di Berlusconi, s'è trasformata. Il Pd è restato il primo sostenitore, cui s'è affiancato oltre a Scelta civica, il Nuovo centrodestra. Liberatosi del Cavaliere, Letta non poteva sapere che a bacchettarlo sarebbe stato (soprattutto) il segretario del suo partito (anche se il sospetto gli era venuto già in autunno).
SINDACO IN CAMPAGNA ELETTORALE. Renzi, tuttavia, gioca d'astuzia e si dà da fare anche per rassicurare il governo: dice che arriverà il suo tempo per guidare l'Italia e che il premier può lavorare fino al 2015. Intanto, però, si porta avanti con una campagna elettorale camuffata.
Si prenda il job act: i renziani hanno precisato che si tratta di un programma aperto, una piattaforma da cui partire per un riforma del lavoro. Ma tra le righe si capisce che dimostrano di avere le loro idee. E che se potessero governare sarebbe più semplice realizzarle.
Ancor prima, sempre per prepararsi a tutto, Renzi aveva presentato tre proposte per riformare la legge elettorale (altro nodo irrisolto del nostro Paese). Insomma, se crolla tutto, per lo meno ci sarebbe un sistema di voto che permetterebbe agli elettori di fare una scelta chiara senza ritrovarsi un governicchio di mille colori. E va da sé che in un panorama scarno di volti nuovi come quello italiano, il grande favorito sia il leader del Pd.
IL PREMIER SORRIDE E INCASSA. In tutto questo Letta che fa?
Il premier sorride a ogni bordata. Ormai è abituato a far buon viso a quello che gli succede. In fondo, s'è preso una grana non da poco: ha tenuto insieme un governo di larghe intese, poi diventate ristrette con l'uscita del Pdl che s'è trasformato in Forza Italia. Ma resistere al fuoco amico è un'altra cosa. Anche perché in caso di voto anticipato, dentro il Pd sono in molti a voler schierare Letta come anti-Renzi alle primarie per la leadership.
La partenza dalle retrovie e senza un ruolo istituzionale per l'ex rottamatore potrebbe tradursi come il vantaggio per affondare definitivamente Letta e prendersi il bottino. E piazzarsi là dove, senza farne alcun mistero, ha sempre voluto andare.
Attenzione, Letta, perché Renzi di (santa) pazienza non ha più e non vede l'ora di guidare il Paese. Con buona pace degli incontri chiarificatori come quello di venerdì 10 gennaio a Palazzo Chigi tra i due litiganti.

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