Zibaldone43

15 Gennaio Gen 2014 1950 15 gennaio 2014

Milan-Spezia, col Tasso è tutto un altro passo

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Nella prima apparizione della Coppa Italia 2013-14, il Milan ha superato lo Spezia per 3-1.

Buona la prima (che forse è anche l'ultima) per il Milan di Mauro Tassotti che a San Siro ha superato lo Spezia 3-1 in Coppa Italia.
Non che i liguri fosse un avversario temibile (12esimo in Serie B), ma di questi tempi e con la bufera seguita all'esonero di Massimiliano Allegri per i rossoneri anche una squadra della cadetteria avrebbe potuto rappresentare uno scoglio insuperabile.
Invece la cura Tassotti ha già dato i suoi frutti. Niente di rivoluzionario, solo la scelta di far giocare gli uomini giusti al posto corretto nel 4-2-3-1.
CAMBI SIN DALLA DIFESA. Christian Abbiati a parte (Marco Amelia è reduce da un infortunio e Gabriel è in odore di addio), per la prima apparizione dei rossoneri in Coppa Italia, il tecnico ad interim del Milan ha mandato in campo la miglior formazione a disposizione (Mario Balotelli doveva ancora scontare la squalifica rimediata nell'edizione 2010 del torneo).
In difesa s'è rivisto Cristian Zaccardo, che non sarà il miglior laterale del campionato, ma per lo meno fa il difensore di professione, a differenza di Emanuelson che dopo anni deve ancora capire che posizione possa ricoprire (con Allegri aveva iniziato prima in attacco, poi è stato arretrato in mediana per finire la sua parabola in difesa).
RAMI FIN DALL'INIZIO. Poi è stata anche la prima volta da titolare per Adil Rami: si allena da mesi con il Milan (è diventato utilizzabile solo a gennaio), eppure il tecnico livornese ha ritenuto opportuno tenerlo in panchina contro il Sassuolo (l'avrebbe comunque utilizzato da subito in Coppa Italia). Indubbiamente il francese dà sicurezza al reparto arretrato e con lui anche Philippe Mexes, ultimamente in affanno, ha ritrovato fiducia.
Nessuna novità per il resto: Mattia De Sciglio, nonostante negli ultimi tempi sia meno brillante, è tornato a fare il suo lavoro. Forse aveva capito che aria tirasse al Milan e aveva già tirato i remi in barca in previsione del Mondiale 2014.
HONDA CON ROBINHO. Ma è stato a centrocampo che Tassotti ha provato a mischiare le carte, affidandosi a Riccardo Montolivo, Andrea Poli e Bryan Cristante: per la prima volta dopo anni i rossoneri hanno giocato senza centrocampisti di rottura alla Nigel De Jong e alla Muntari. Di cui non s'è sentita la mancanza.
Novità anche sulla trequarti. Keisuke Honda (l'accento sulla «a» per evitare di confonderlo con la nota marca di moto), sacrificato con il Sassuolo, ha dimostrato di avere una voglia matta di giocare (lo si era capito anche contro gli emiliani).
Questa volta ha potuto orchestrare il gioco per più di una manciata di minuti. E gli effetti si sono sentiti, con il gol a completare la serata.
PAZZINI TORNA TITOLARE. Davanti finalmente il Milan ha piazzato l'unico giocatore in grado di ricoprire il ruolo di prima punta.
Giampaolo Pazzini, che ha lasciato orfano Allegri a lungo a causa dell'infortunio fino a poco prima di Natale, ha fatto capire di meritarsi la maglia da titolare (suo il raddoppio). E forse può giocare anche con Balotelli, che come aveva capito il tecnico di Livorno (una delle sue rare intuizioni), non deve stare troppo avanzato e ha bisogno di un centravanti vero che gli apra il gioco. In attesa di SuperMario, Tassotti s'è dovuto accontentare di Robinho, andato a segno per la seconda partita consecutiva.
IL MILAN RESTA MEDIOCRE. Il Milan, sia chiaro, non è troppo diverso da quello visto nella prima parte di campionato. La rosa resta mediocre (salvo alcune eccezioni), e la classifica è forse troppo penalizzante (30 punti dalla Juventus capolista e appena sei dalla zona retrocessione).
Ma non ci voleva molto perché i rossoneri cambiassero volto. Bastava evitare di trasformare giocatori utilizzandoli dove non sono in grado di giocare. Allegri non l'aveva capito e si ostinava a provare - e riprovare - nonostante gli evidenti pessimi risultati.
Tassotti, seppur con una manciata di panchine all'attivo, l'ha compreso al volo. E da grande esperto cresciuto all'ombra di Carlo Ancelotti e Leonardo (ma da calciatore ha conosciuto Arrigo Sacchi e Fabio Capello per citare i migliori), ha messo il primo cerotto al Milan. Ora tocca a Clarence Seedorf trovare la soluzione a lungo termine.

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