Zibaldone43

20 Gennaio Gen 2014 1630 20 gennaio 2014

Renzi: chi di Berlusconi ferisce, di Berlusconi perisce

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Il segretario del Pd, Matteo Renzi.

Matteo Renzi ha scelto Silvio Berlusconi come suo interlocutore principale. L'ha incontrato nella sede del Partito democratico al Largo del Nazareno, nonostante l'ala sinistra della sua formazione l'avesse messo in guardia. E alla fine il sindaco di Firenze ne uscito con un accordo su legge elettorale, riforma del Titolo V della Costituzione e trasformazione del Senato. Tutto in poco più di due ore.
INTERCETTARE I VOTI DEL CAV. Abbiamo già detto che la strategia di Renzi potrebbe nascondere la volontà del leader del Pd di conquistare gli elettori del Popolo della libertà: il centrosinistra combatte (perdendo puntualmente) il Cavaliere da 20 anni. Invertire improvvisamente la rotta non può che essere una scelta che gli italiani di centrodestra possono apprezzare.
Ma attenzione, perché l'ex rottamatore forse ha sottovalutato le potenzialità di Berlusconi. Che dai margini dello scacchiere politico, con una condanna da scontare e con una serie di processi ad attenderlo, è tornato improvvisamente a essere una pedina fondamentale. E, come se non bastasse, è riuscito a concludere un accordo sulla riforma elettorale che ricalca, migliorandolo, il Porcellum.
ITALICUM? NO, PORCELLINUM. Qualunque sistema dovesse uscire dalla Direzione del Pd di lunedì 20 gennaio (proporzionale con premio di maggioranza e doppio turno), quel che è certo è che la futura legge elettorale non conterrà le preferenze.
Quello che viene già definitivo Italicum, in realtà non è che un Porcellinum: la vecchia legge elettorale con qualche correzione (liste chiuse, ma formate da pochi candidati, sbarramenti di coalizione e per i singoli partiti). Con buona pace delle primarie per la compilazione delle liste tanto sbandierate per consentire di 'correggere' ex ante le evidenti irregolarità (poi sancite dalla Corte costituzionale) del Porcellum.
AD ARMI PARI ALLE ELEZIONI. Tuttavia, Renzi si deve essere messo in testa di voler vincere le future elezioni giocandosi la sua chance ad armi pari con il 'nemico': regole note (e accettate) da entrambi e niente vantaggi.
Forte dei suoi 1,9 milioni di voti, il sindaco di Firenze è ormai lanciato verso una prossima vittoria. Anche perché a Renzi non basta il successo, vuole battere l'arcinemico della sinistra al voto senza contare sulle sentenze della magistrature. Se deve raccogliere l'eredità del Cavaliere, allora il passaggio del testimone deve avvenire solo alle urne.
PRODI PRESE 3,2 MLN DI VOTI. Forse, però, si dimentica che negli ultimi 20 anni Berlusconi non s'è mai fatto mettere sotto. Con il Porcellum, Berlusconi è già risorto. Su tre elezioni in cui è stato utilizzato il sistema di voto elaborato da Roberto Calderoli, il Cavaliere ha vinto una volta (2008), un'altra ha costretto l'esecutivo a reggersi su una maggioranza risicata (2006) e nell'ultima occasione è entrato nel governo con le larghe intese (2013) nonostante nei sondaggi il Pd avesse un vantaggio schiacciante.
Difficile quindi che l'ex premier abbia apposto la firma su un'intesa con Renzi che lo penalizzi.
L'unico a battere - e per ben due volte - Berlusconi è stato Romano Prodi. Che alle primarie del 2005 di voti ne prese 3,2 milioni (su 4,3 milioni di elettori). Chissà se prima di mettersi d'accordo con il leader di Forza Italia qualcuno nell'entourage del sindaco aveva fatto due conti.

@Dario_Colombo

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