Zibaldone43

21 Gennaio Gen 2014 1035 21 gennaio 2014

Legge elettorale, chi ha paura delle preferenze?

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La nuova legge elettorale - o almeno la bozza approvata dalla Direzione del Partito democratico di lunedì 20 gennaio - dovrebbe, secondo i suoi due padri Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, assicurare la «governabilità» e tutelare il «bipolarismo». Le nuove soglie per accedere alla spartizione dei seggi fissate del sistema di voto sono infatti state raddoppiate rispetto al Porcellum: un messaggio chiaro ai partiti più piccoli che, se non si coalizzano o non si fanno ospitare nelle liste di altre formazioni più forti rischiano di rimanere fuori dal parlamento. Fin qui le note positive.
MINI-LISTINI, MA NIENTE PREFERENZE. Quelle negative riguardano le preferenze. L'accordo Renzi-Berlusconi non prevede la possibilità per l'elettore di scegliere il proprio candidato: le liste sono ancora bloccate e sulla scheda elettorale ci sarà spazio solo per i simboli dei partiti. Ma niente nomi da scrivere.
La differenza con il Porcellum, sta solo nella lunghezza delle liste. La futura legge elettorale prevede che ci siano centinaia di collegi collegati a mini-listini formati da 4-6 candidati: in questo modo, sempre secondo gli ideatori del modello mutuato dalla Spagna (qui però i seggi sono distribuiti rispetto ai risultati locali e non su base nazionale), la «rappresentatività» sarebbe garantita perché «l'elettore saprebbe per chi sta votando». Per la verità anche la Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum ha dato il via libera ai mini-listini.
LO SCONTRO ALL'INTERNO DEL PD. L'assenza di preferenze ha scatenato una dura battaglia soprattutto all'interno del Pd (difficile che possa stimolare il confronto in Forza Italia, visto che nel 2005 era stato proprio il centrodestra a introdurre le liste bloccate) tanto che alla fine la bozza di Renzi ha ottenuto anche 34 astenuti (contro i 111 voti a favore) e la plateale rottura del presidente, uscito ancor prima del voto.
I democrat hanno però anticipato che le liste potranno essere costruite attraverso le primarie: fa niente se poi ci saranno sempre i candidati 'calati' dall'alto alla Gianni Cuperlo (per riprendere le accuse di Renzi al presidente del Pd), ma diciamo anche alla Maria Elena Rossi, Federica Mogherini e Luca Lotti (giusto per citare tre componenti della segreteria dell'ex rottamatore finiti alla Camera senza essere passati dalle primarie).
E SE METTESSIMO UN «MI PIACE»? Resta la domanda: perché il nuovo modello elettorale non si può correggere consentendo all'elettore di scrivere il nome del candidato che intende sostenere?
Le primarie resteranno necessarie per la composizione delle liste (dove ci sarà ressa per candidarsi), ma l'ultima parola la devono avere gli elettori. Che, si badi bene, non sono solo i simpatizzanti del partito (alle ultime politiche il Pd ha raccolto 9 milioni di voti, contro i circa 3 milioni di preferenze delle primarie).
In una società che si esprime con il «mi piace» su qualunque cosa, per un elettore è molto frustrante non poter esprimere la preferenza proprio su uno degli argomenti più importanti della vita politica del Paese (o forse c'è troppa paura di confrontarsi con i cittadini?).
Se proprio non volete far scrivere il nome perché pensate che sia troppo faticoso, mettete l'iconcina del pollice in stile Facebook vicino ai nomi dei candidati. Volete mettere l'emozione di prendervi un «mi piace»?

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