Zibaldone43

13 Febbraio Feb 2014 1200 13 febbraio 2014

Renzi e Letta: tra i due litiganti, Berlusconi gode

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Il segretario del Pd, Matteo Renzi a colloquio con il premier Enrico Letta.

Se a Roma tra Enrico Letta e Matteo Renzi tira una brutta aria, a casa di Silvio Berlusconi le previsioni annunciano sereno. Nelle stesse ore in cui il segretario del Partito democratico e il premier se le cantavano di santa ragione a Palazzo Chigi, chi si aggirava dalle parti di Arcore avrebbe potuto ascoltare le risate del leader di Forza Italia (che nella serata di mercoledì 12 febbraio, secondo Il Corriere della Sera ha addirittura avuto un colloquio telefonico con l'ex rottamatore).
I fedelissimi di Berlusconi hanno provato a spiegargli che con Renzi al governo il voto a maggio è escluso e, forse, la legislatura potrebbe addirittura arrivare fino alla sua scadenza naturale nel 2018.
UNA TRAPPOLA PER RENZI. Niente da fare, il Cavaliere è rimasto di ottimo umore: come potrebbe cambiare stato d'animo ben sapendo che il leader del Pd - legittimato da quasi il 70% degli elettori democratici, che però corrisponde a circa il 5% degli italiani che hanno votato alle elezioni del 2013, quasi che l'ex rottamatore fosse un Mario Monti qualsiasi - sarebbe sostenuto da una maggioranza spuria? Se Letta non è riuscito a portare a termine le riforme proprio a causa dell'eterogeneità dei suoi azionisti di governo, perché Renzi dovrebbe avere successo?
Senza considerare che il segretario del Pd vuol portare nella maggioranza pezzi di Sinistra ecologia e libertà (ve li vedete a trovare un accordo con Scelta civica e Nuovo centrodestra?) e qualcuno del Movimento 5 stelle (prima dovrebbero passare sul cadavere di Beppe Grillo): un mix letale, avrà pensato l'ex premier.
IL CAV NON HA FRETTA. E poi, ammesso che la staffetta Letta-Renzi dovesse davvero concretizzarsi e il sindaco di Firenze dovesse arrivare fino al termine naturale della legislatura, perché Berlusconi dovrebbe preoccuparsi?
Certo, il Cavaliere deve fare i conti con una serie di processi in cui è imputato e che potrebbero danneggiarlo (non solo politicamente) soprattutto dopo che il caso Mediaset è passato in giudicato affibbiandogli una condanna a quattro anni di reclusione (tolti i tre condonati ne rimane uno da scontare ai servizi sociali). Ma l'ex premier, anche per effetto della legge Severino che l'ha già sbattuto fuori dal Senato, ha tutto il tempo che gli serve per vedere crollare il suo nemico. Anche perché, come ha ricordato recentemente, ha intenzione di arrivare almeno a 120 anni. Dunque l'attesa fino al 2018 non sarebbe che una breve parentesi da sopportare.

Dal 1994 il partito al governo perde sempre le elezioni

Silvio Berlusconi.

Ma non è finita. Berlusconi sa bene che presentarsi alle elezioni da premier uscente non è il miglior biglietto da visita per vincere.
Da quando il Cavaliere è apparso in politica, infatti, nessun partito di governo ha mai trionfato alle urne. Dopo il successo del 1994, il leader di Forza Italia ha capito sulla sua pelle che agli italiani piace cambiare. E appunto nel 1996, dopo nemmeno due anni a Palazzo Chigi, Berlusconi è stato battuto da Romano Prodi. Cinque anni più tardi - e tre diversi premier, di cui due non eletti (Massimo D'Alema e Giuliano Amato) - il Cavaliere dall'opposizione è tornato al comando. Per poi ritrovarsi ancora fuori dall'esecutivo nel 2006, ancora battuto da Prodi. Finché, sempre partendo come avversario del governo, Berlusconi s'è ripreso il posto a Palazzo Chigi nel 2008.
Il resto è storia attuale, con le elezioni del 2013 che hanno condannato il Cavaliere - che però inizialmente era riuscito a entrare nell'esecutivo delle larghe intese - e fatto 'vincere' (per modo di dire) il Pd.
Dunque, perché Berlusconi dovrebbe impedire a Renzi di autoescludersi dalla futura competizione elettorale bruciandosi con un breve passaggio al governo?
SERVE UN PREMIER DI FIDUCIA. Ma come tutti i rebus, anche questo potrebbe avere una soluzione.
I democrat, valutati i rischi di una staffetta con Letta, dovrebbero puntare su un'exit strategy che salverebbe l'Italia e metterebbe al riparo il leader del Pd.
Basterebbe piazzare a Palazzo Chigi una figura, certamente vicina a Renzi ma non così prossima (in campagna elettorale il sindaco di Firenze può sempre prenderne le distanze qualosa servisse) che realizzasse quelle riforme fondamentali per far cambiare rotta al Paese. Che poi sono quelle su cui l'ex rottamatore ha trovato l'intesa con Berlusconi. Quindi: nuova legge elettorale, revisione del Titolo V della Costituzione e trasformazione del Senato in Camera delle autonomie.
ALLE URNE AD ARMI PARI. Poi si dovrebbe andare tutti a votare. E in campagna elettorale Renzi potrebbe giocarsi gli altri assi, come il Job Act che, forse, è una delle misure più attese da lavoratori e imprese.
Ovviamente il Cavaliere non starebbe a guardare. Ma almeno avrebbe vita difficile a criticare un esecutivo nato per realizzare le riforme che lui stesso ha firmato. E i due avversari si affronterebbero ad armi pari nella contesa elettorale.
Ecco perché tra una risata e l'altra ad Arcore si sono avvertiti anche lunghi silenzi. Era Berlusconi che pensava preoccupato a quest'ultima ipotesi. Ma stia tranquillo, l'ex premier, il Pd trova sempre il modo per fare harakiri.

Twitter @Dario_Colombo

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