Zibaldone43

14 Febbraio Feb 2014 0945 14 febbraio 2014

Perché l'Italia non è un Paese normale

  • ...

Una veduta aerea del palazzo del Quirinale.

In un Paese normale, le crisi di governo si affrontano in parlamento. E non in una Direzione di un partito. Perché, in un Paese normale, l'azionista principale di un esecutivo non toglierebbe la fiducia al suo stesso premier. Ma, d'altra parte, un Paese normale non eleggerebbe mai i suoi rappresentanti con una legge elettorale definita una «porcata» da chi l'ha tenuta a battesimo.
Un Paese normale non avrebbe per la terza volta consecutiva un presidente del Consiglio non eletto dai cittadini. Che non hanno neppure scelto il presidente della Repubblica, il quale però decide chi piazzare al governo. Che a sua volta orienta la vita dei cittadini. Ma un Paese normale non avrebbe un capo dello Stato che a quasi 90 anni è costretto a rimandare la pensione solo perché un manipolo di parlamentari non riesce a trovare l'accordo per scegliere un nuovo presidente. Che, in un Paese normale, resterebbe in carica per un solo mandato, senza rivoluzionale una consuetudine rispettata da quasi 70 anni.
OGNUNO STAREBBE AL SUO POSTO. In un Paese normale, un sindaco di una città resterebbe al suo posto. Poi, caso mai avesse altre mire, si dimetterebbe dall'incarico e proverebbe a raggiungere l'obiettivo: si chiama rischiare. E se va male non c'è un paracadute, altrimenti è troppo facile.
Un imprenditore, prima di scendere in politica, in un Paese normale, cederebbe le aziende per evitare conflitti di interesse. Non aspetterebbe una legge ad hoc e non si farebbe provvedimenti ad personam una volta arrivato al potere. E si dimetterebbe dopo una condanna definitiva (in un Paese normale lo farebbe molto prima).
Un comico, a maggior ragione se di successo, non ci penserebbe due volte a impegnarsi in politica. Che resterebbe in mano ai professioni della res pubblica: perché in un Paese normale non è un offesa né un peccato essere un «professionista della politica».
VERI PATTI DI GOVERNO. In un Paese normale i governi delle larghe intese non sono il male assoluto. Ma affinché l'alleanza sia solida si firma un patto di coalizione con obiettivi precisi mediati dalle varie forze politiche. Non si riscrive il programma più volte in neppure 10 mesi continuando a cambiare rotta nella speranza di placare gli animi. Che infatti non si calmano.
In un Paese normale non ci vuole un secolo per realizzare una legge che deve prima passare dalla commissione di una Camera, poi dall'Aula, poi dalla commissione dell'altra Camera, quindi dalla seconda Aula. E se cambia anche solo una virgola del testo si ricomincia tutto daccapo.
In un Paese normale un governo non sarebbe costretto a procedere con decreti legge come se tutto fosse urgente. Che poi s'intasano i lavori parlamentari e si deve ricorrere allo strumento della «tagliola» per mettere a tacere l'opposizione. Ma in un Paese normale a questo punto si scatenerebbe la rivoluzione.
ESISTONO LE DIMISSIONI. In un Paese normale un ministro non fa scarcerare un'amica. E se il titolare di un dicastero viene tenuto all'oscuro di operazioni di polizia internazionali sarebbe il primo a dimettersi.
In un Paese normale un ministro paga le tasse. Non fa riunioni con personaggi che poi considera «delinquenti». E se qualcuno ha sospetti così gravi, per tutelarsi, molla tutto e dimostra di essere innocente.
In un Paese normale un viceministro non si dimette solo perché un politico gli fa una battuta.
In un Paese normale un ministro non è insultato per il colore della pelle: se accade, il responsabile ne paga le conseguenze. In un Paese normale una donna in politica non ci è arrivata per favori sessuali. E a nessuno verrebbe neppure il sospetto.
Ma siamo in Italia. Qui tutto è possibile.

Twitter @Dario_Colombo

Correlati