Zibaldone43

18 Febbraio Feb 2014 1030 18 febbraio 2014

Blair, il Letta inglese che sta con Renzi

  • ...

L'ex premier britannico Tony Blair.

Tony Blair ha scelto di puntare su Matteo Renzi. Sull'ex rottamatore, l'ex premier britannico ha speso parole di elogio: «Matteo ha la forza, il dinamismo e la creatività per farcela, oltre a combinare il realismo e l’idealismo che sono necessari». Insomma, anche Blair ha preso posto sul carro del vincitore, facendosi spazio tra la folla (nel 2012 non sembravano essere così tanti i sostenitori di Renzi, ma tant'è: nella vita tutti possono cambiare idea).
BLAIR COME ENRICO LETTA. Fin qui, però, nulla di strano. Se non fosse che nello scontro tra il leader del Partito democratico ed Enrico Letta, in teoria, l'ex premier britannico avrebbe dovuto sentirsi più in sintonia con il nostro ex presidente del Consiglio piuttosto che con l'attuale capo del governo incaricato.
S'è forse dimenticato, Blair, di aver vestito (certo con le opportune differenze) i panni del Letta di turno nel 2007?
Rispolveriamogli la memoria. All'epoca, l'attuale inviato per l'Onu per la pace in Medio Oriente (ma le Nazioni unite sono il cimitero degli elefanti?) era saldamente a capo del governo del Regno Unito dal 1997, ma dovette fare i conti con l'ascesa di un astro nascente all'interno del Partito labourista, Gordon Brown. Una sorta di Renzi ante litteram che, ironia della sorte, puntava proprio a far le scarpe al premier.
MALEDETTA GUERRA IN IRAQ. Blair, però, non era logorato né larghe intese né dalla crisi economica come è stato per Letta: in parlamento aveva perso alcuni seggi, ma non correva alcun rischio di essere sfiduciato. Eppure l'elettorato labourista non aveva perdonato al suo leader la guerra in Iraq (soprattutto la storia dei finti arsenali chimici di Saddam Hussein) e iniziava a premere per un cambio al governo, non vedendo l'ora di incoronare Brown. Il quale, già cancelliere dello Scacchiere (ruolo che corrisponde al nostro ministro del Tesoro) non aspettava altro che la promozione.
BROWN CROLLA COL VOTO. Successe allora che poco prima dell'elezione di Brown come nuova guida dei Labour, il premier britannico annunciò le dimissioni: di lì a meno di due mesi, il suo personale 'nemico' sarebbe diventato leader dei labouristi. E nuovo capo del governo (guarda caso proprio quello che stiamo vivendo in Italia).
A questo punto, però, a fare gli scongiuri è Renzi. Perché se il parallelismo regge (e fin qui i ruoli sono rispettati), il premier incaricato farebbe bene a preoccuparsi.
Infatti, dopo meno di tre anni (da noi sarebbe già un miracolo che l'ex rottamatore arrivasse a tanto), Brown affrontò le sue prime elezioni in qualità di primo ministro uscente e le cose non andarono molto bene.
Com'è finita? Il capo del governo rimediò una pessima figura, schiacciato dai conservatori di David Cameron (e qui Silvio Berlusconi se la ride di gusto). E oltre a lasciare la guida del Regno Unito, s'è ritirato pure dalla carica di leader dei labouristi.
Un fosco futuro cui Renzi è meglio che non pensi.

Correlati