Zibaldone43

19 Febbraio Feb 2014 0700 19 febbraio 2014

Fin che il Barca va, lascialo parlare

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Fabrizio Barca si consoli. Non è certo il primo (né sarà di certo l'ultimo) a cadere nel tranello de La Zanzara.
La trasmissione di Radio 24 condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo ha inaugurato da tempo un nuovo modo di fare giornalismo: telefonare alla vittima di turno sotto mentite spoglie e spillare confessioni che a un normale giornalista sarebbero negate.
Un'idea piuttosto semplice - e forse neppure nata per ingannare - ma che ha già permesso a La Zanzara veri e propri scoop.
L'ultimo è appunto quello su Barca: l'ex ministro per la Coesione terroriale era riuscito a schivare le domande scomode sulla sua partecipazione attiva nel nascente governo di Matteo Renzi, ma s'è sciolto al telefono con un finto Nichi Vendola. Che è riuscito a smascherare Barca, il quale, ignaro della trappola, ha detto a chiare lettere di aver rifiutato il ruolo di ministro dell'Economia dell'ex rottamatore. Alla faccia dei tanti toto ministri che impazzano sui media.

Il finto Vendola, però, aveva già tentato di fare altre vittime illustri. Come il senatore del Movimento 5 stelle Francesco Campanella: a marzo 2013 il clone del leader di Sinistra ecologia e libertà ringraziò il pentastellato per aver votato Piero Grasso come presidente di Palazzo Madama e fece svelare come Beppe Grillo non avesse preso provvedimenti contro i senatori del M5s che avevano osato sfidare la linea del Movimento.
Addirittura il finto Vendola rassicurò Campanella, offrendogli un posto in Sel nel caso in cui il pentastellato fosse stato cacciato dal M5s.
A differenza di Barca quasi un anno più tardi, il senatore grillino non cascò nel tranello e svelò immediatamente su Facebook il tentativo di 'compravendita' del finto leader di Sel, che ovviamente accorse a smentire di aver mai fatto la telefonata.
Solo su un punto, Campanella smentì la posizione ufficiale del M5s. «Bersani deve fare una proposta», disse al finto Vendola, precisando che si «aspettavano uno sblocco della situazione tra di voi (la sinistra, ndr)».

Chi è caduto in pieno nello scherzo de La Zanzara è stato invece l’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida.
Subito dopo le elezioni di febbraio 2013, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiamò a raccolta alcuni 'saggi' per stilare iniziative di leggi in campo economico e sociale. E Onida era tra i personaggi voluti dal capo dello Stato.
Ovviamente, l'ex presidente della Corte costituzionale era tenuto al silenzio sui lavori della commissione. Almeno ufficialmente. Perché al telefono con una finta Margherita Hack, Onida si sfogò spiegando che i saggi in realtà erano «inutili» e servivano «solo per coprire un po’ questo periodo di stallo, dal fatto che in parlamento non è venuta fuori una soluzione e che l’elezione del nuovo presidente avverrà tra 15 giorni».
Addirittura, il saggio arrivò a fare un commento su Silvio Berlusconi: «È anziano, lasci in pace gli italiani». Fino a confessare il suo 'cavallo' per la corsa alla successione di Napolitano: «Fosse per me farei subito Giuliano Amato, ma non c'è accordo».
Le parole di Onida, ovviamente, scatenarono un gran polverono, tanto che il saggio - mentre quelli de La Zanzara collezionavano un nuovo scoop - fu costretto a scusarsi ufficialmente.

Nell'autunno 2013, poi, Cruciani e Parenzo provarono a inserirsi nel difficile caso che coinvolgeva il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. Il Guardasigilli era finito nel mirino per la scarcerazione di Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, finita in carcere per l'indagine sul caso Fonsai.
La mossa di Cancellieri scatenò polemiche a non finire, con buona parte di politici che ne chiedevano la testa pretendendo le sue dimissioni dal governo. Il Partito democratico, però, era spaccato: la linea ufficiale era difendere l'operato del ministro, anche se c'era chi, come Pippo Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi, voleva l'uscita della Guardasigilli.
La Zanzara, forse per fare un po' di chiarezza, prese in mano il telefono e dando voce a una finta Cancellieri chiamò Luigi Zanda, capogruppo del Pd alla Camera. «Non ho dubbi sul tuo intervento», disse il democrat, «devi solo spiegare bene le tue ragioni». E poi Zanda aggiunse la promessa di tenere aggiornata il ministro sul clima dentro il Pd. Inutile dire che la gaffe rischiò di scatenare nuovo caos - tanto per cambiare - tra i democrat.

Nel 2012, sempre La Zanzara incastrò Nicola Cosentino: Parenzo si finse Umberto Bossi e imitando il Senatùr ebbe un lungo dialogo con l'ex sottosegretario di Stato del ministero dell'Economia.
Cosentino cadde nella trappola e, ignorando che dall'altra parte della cornetta non ci fosse il leader della Lega Nord, lo ringraziò per il voto che alla Camera respinse la richiesta di arresto. «Non finirò mai di ringraziarti perché sei stato decisivo per evitare una zozzeria che stavano portando su di me e sul Popolo della libertà in Campania», disse il rappresentante del partito di Berlusconi. E poi aggiunse: «Ti sono grato per la vita. Questo lo devi sapere. Era inopportuno ringraziarti pubblicamente».

Uscendo fuori dai confini (in questo caso La Zanzara non c'entra) a metà gennaio pure José Mourinho è caduto nel trappolone dello scherzo telefonico.
Alla vigilia della partita di Premier league del Chelsea contro l'Hull City, lo Special One ha ricevuto una chiamata nella sua camera d'albergo al Forest Pines Hotel di Lincolnshire. Un 26enne tifoso dell'Arsenal era riuscito a farsi passare il tecnico lusitano semplicemente telefonando in albergo. Il giovane si era finto il direttore dell'albergo facendo credere allo SpecialOne che i suoi giocatori stessero disturbando i clienti dell'hotel. Mourinho è sembrato credere allo scherzo anche se poi ha suggerito, un po' spazientito, di rivolgersi al suo collaboratore Gary Stalker.

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