Zibaldone43

28 Febbraio Feb 2014 0800 28 febbraio 2014

TripAdvisor, ci tolgono il diritto di critica?

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Doveva essere lo strumento per eccellenza dei liberi pensieri. O almeno di quelli che non avrebbero leso (o danneggiato) l'altrui onore. Invece pare che il web non sia proprio ciò che speravamo fosse.
L'attacco alla libertà di pensiero - ci si può pure aggiungere di critica, di cronaca, di satira e di quant'altro - arriva da un caso che potrebbe minare per sempre l'utilizzo della Rete.
I RISCHI SU TRIPADVISOR. Un'utente (si tratta di una professoressa di Bologna) s'è permessa di pubblicare su TripAdvisor (il portale web di viaggi, che pubblica le recensioni degli utenti riguardo hotel, ristoranti e attrazioni turistiche, secondo la definizione di Wikipedia) una recensione su un'osteria che non è stata gradita dai proprietari del locale. E come ha illustrato Il Corriere della Sera, l'utente - si tratta di una «top reviewer» (in pratica ha lasciato un buon numero di commenti) - s'è ritrovata citata in giudizio per la sua opinione.
Al di là dello specifico caso - il motivo del contendere è un vino ritenuto «imbevibile e avariato» tanto da «creare problemi di salute» - su cui potrebbe toccare a un giudice doversi esprimere, resta la sgradevole sensazione che d'ora in poi bisognerà badare con molta attenzione pure a quello che si scrive su TripAdvisor.
LA TUTELA DEI PENSIERI. Non che sia corretto pubblicare recensioni diffamatorie (è pur sempre un reato) però si sa che il diritto di critica (come quello di cronaca, anche se si tratta di due diritti differenti) è tutelato dall'articolo 21 della Costituzione secondo cui «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». E si sa pure che de gustibus non est disputandum.
Va anche da sé che non tutto può essere criticato: fatti privati devono restare tali, ma se qualcosa riguarda la comunità (è sempre utile sapere se un albergo è accogliente o se in un ristorante la cucina è all'altezza delle promesse) allora la critica è consentita (resta sempre il principio che non deve offendere né essere immorale).
COMMENTI PRE-FILTRATI. Le community online che offrono la possibilità agli utenti di pubblicare recensioni sulle più disparate attività, solitamente prevedono dei regolamenti. E sguinzagliano anche 'moderatori' che controllano che non ci siano commenti diffamatori. Addirittura TripAdvisor 'filtra' le recensioni prima di pubblicarle. Per evitare di rendere visibile sia ciò che non segue le 'linee guida' del sito sia i commenti palesemente falsi (gli account fake sono uno dei principali problemi delle community).
Sempre chiarendo che la magistratura farà le sue valutazioni, non si capisce perché la parte offesa dalla professoressa bolognese non abbia semplicemente risposto all'utente con un messaggio sullo stesso portale: chi conosce queste community presta molta attenzione alle repliche dei gestori dei locali. Una stroncatura delle recensioni, con educazione e buone motivazioni, vale molto di più della parola di un giudice. Almeno per il web. Altrimenti chi mai avrà più il coraggio di dire davvero quello che pensa? E chi crederà ai futuri commenti?

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