Zibaldone43

1 Marzo Mar 2014 1100 01 marzo 2014

Governo Renzi: liceo in quattro anni? Negli Usa ne fanno sei

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Il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini.

Matteo Renzi l'ha eletta come uno dei pilastri su cui fondare il suo governo. Tanto che per la prima uscita pubblica da presidente del Consiglio ha scelto proprio una scuola. Perché, secondo il premier, è dall'istruzione che l'Italia può rimettersi in moto.
Solo che dalle parti di Palazzo Chigi ritengono che per contrastare la disoccupazione sia necessario ridurre la permanenza sui banchi di scuola: una direzione opposta da quella adottata dagli Usa. E dai dati in possesso del presidente Barack Obama sembra che sia Washington ad avere ragione.
SCUOLA SECONDARIA DI 4 ANNI. Mentre l'ex rottamatore ha messo in cantiere un piano da 2 miliardi di euro per ristrutturare le aule fatiscenti degli istituti sparsi per il Paese (secondo un report della Protezione civile servirebbero fondi per 13 miliardi di euro), il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (ha corretto Renzi parlando di 4 miliardi per il piano edilizia) ha invece rilanciato una vecchia proposta - fece la sua prima apparizione nel 2000 con Luigi Berlinguer - di limitare a quattro anni la durata della scuola secondaria.
VERSO LA SPERIMENTAZIONE. Secondo la segretaria di Scelta civica, infatti, cinque anni di istruzione superiore sarebbero troppi: «È una sperimentazione che ho bisogno di approfondire, ma non ho pregiudizialmente nulla in contrario», ha spiegato Giannini su RadioUno giovedì 27 febbraio, «perché se i ragazzi escono prima e ben preparati va bene».
Pure il ministro del governo di Mario Monti Francesco Profumo la pensava allo stesso modo, anche se poi, con il Professore impegnato a risolvere altre beghe, non ha mai messo mano alla riduzione del ciclo scolastico (le ministre berlusconiane Letizia Moratti e Mariastella Gelmini invece si sono sempre opposte all'iniziativa).
RISPARMIO FINO A 3 MLD. L'idea di Giannini consentirebbe, secondo un'analisi del quotidiano La Stampa, un risparmio immediato tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Ma rischierebbero di sparire circa 40 mila cattedre: quasi un'autorete per il ministro che sempre dai microfoni di RadioUno ha denunciato i bassi stipendi degli insegnanti spiegando che «sarebbe un bel passo in avanti equipararli con quelli medi europei».
Nel frattempo in Italia, dove spesso accade che si vada in ordine sparso, esistono già scuole che hanno anticipato la riduzione del ciclo dell'istruzione superiore con l'obiettivo di anticipare l'ingresso in università dei giovani. Ma i risultati per ora tardano ad arrivare visto che la disoccupazione giovanile, secondo gli ultimi dati dell'Istat, resta altissima: l'ultima rivelazione l'ha fissata al 42,4% (in valore assoluto sono 690 mila Under 24 senza lavoro).

La soluzione Usa: Obama finanzia cicli di studio più lunghi

Il 44esimo presidente degli Usa, Barack Obama.

Visto che accelerare l'entrata dei ragazzi negli atenei pare non essere la soluzione ideale, per la gioia sindacati che denunciano il rischio di ritrovarsi disoccupati di un anno più giovani, forse a Renzi converrebbe dare un'occhiata a quanto hanno fatto in Usa.
Oltreoceano Obama ha appena varato un piano d'istruzione di 100 milioni di dollari (circa 730 milioni di euro) per finanziare un progetto diametralmente opposto rispetto a quello ipotizzato da Giannini con l'obiettivo di arginare la disoccupazione, visto che secondo il Bureau of labor statistic americano, a soffrire di più sono proprio coloro senza diploma (9,6% contro il 6% di chi ha frequentato un college e il 3,2% di chi ha un'istruzione accademica).
SUPERIORI DI SEI ANNI. Negli Usa, infatti, da qualche anno sono nate scuole secondarie che invece dei classici quattro anni di high school - il percorso scolastico standard prevede un quinquennio di formazione primaria, un trennio di secondaria inferiore e un quadrienno di secondaria superiore - propongono un ciclo di studi della durata di sei anni.
Si chiamano Pathways in technology early college high school (più semplicemente P-Tech) - una variante è la Stem school (acronimo di science, technology, engineering e math) - e si tratta di istituti, come ha spiegato il settimanale Time, in cui il biennio extra serve per coseguire l'associate's degree: un titolo di studio che rappresenta la svolta per conquistare un posto di lavoro.
IL SOSTEGNO DELLE AZIENDE. Dietro le scuole, come spesso accade negli Usa, c'è la partnership con alcune delle aziende americane che mettono a disposizione alcuni manager i quali diventano 'tutor' degli studenti.
A New York è stata Ibm a inaugurare la prima P-Tech nel 2011, anche se di scuole come quella della multinazionale Usa ne stanno nascendo in tutto il Paese: più di 29 P-Tech school sono in progetto nel prossimo biennio per affiancare le otto già esistenti.
Per esempio a Chicago - guarda caso la città da cui è partita la scalata alla Casa Bianca di Obama - c'è la Sarah E. Goode school che deve il suo nome alla prima afro-americana che nel 1885 ottenne un brevetto grazie all'invenzione del letto che si richiude in una scrivania.
OBIETTIVO: MAGGIORI GUADAGNI. Ma in che cosa consiste l'innovazione?
In pratica gli studenti frequentano la scuola superiore per sei anni, prolungando la loro permanenza nell'high school per un biennio. In questo periodo extra, sono affiancati da figure già inserite nelle aziende partner che insegnano ai giovani come prepararsi per affrontare il mondo del lavoro.
La promessa per gli studenti è un futuro più sicuro: il Time ha evidenziato che chi possiede l'associate's degrees può guadagnare nell'arco della vita lavorativa circa 1,8 milioni di dollari (poco più di 1,3 milioni di euro) contro 1,4 milioni di chi raggiunge il diploma nella high school. Non male per un Paese dove di questi tempi il salario minimo è di 7,25 dollari l'ora (Obama vuole aumentarlo a 10,10 almeno per i lavoratori del governo federale).

Entro il 2018 previsti 47 mln di nuovi posti di lavoro

Il neopremier Matteo Renzi.

A benedire le P-Tech è stato anche il segretario dell'Educazione Arne Duncan, secondo la quale Washington si trova davanti a un punto svolta: una sorta di déjà vu di quando durante la Seconda Guerra mondiale negli Usa fu resa obbligatoria la frequenza alle scuole superiori.
Secondo una ricerca del Center on education and the workforce della Georgetown University, infatti, l'ecomomia americana è destinata a creare circa 47 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2018 e si prevede che sia necessaria un'educazione più completa di quella offerta dalle high school.
Lo stesso report, inoltre, segnala che il mercato avrà bisogno di appena il 36% di chi possiede il classico diploma superiore (negli Anni 70 il dato era doppio), mentre con l'associate's degree si avrà il 73% di possibilità in più di trovare un'occupazione.
ESEMPIO PRESO DELL'EUROPA. In realtà, il suggerimento a Obama per rivoluzionare il sistema scolastico americano è stato dato dall'Europa.
I primi istituti a offrire un'istruzione orientata a una formazione professionale qualificata sono nati in Germania, Austria, Svizzera e nei Paesi scandinavi. E non è un caso se da quelle parti la disoccupazione è al minimo secondo l'Eurostat: a Berlino è al 7,7% (il dato più basso di tutta l'Unione europea), a Vienna l'8,9% e a Berna il 4,7% (dato dell'Ufficio federale di statistica riferito a fine 2013).
Considerando che il Bureau of labor statistics Usa ha segnalato che le offerte di lavoro per le figure mediamente qualificate sono destinate a crescere del 17,5% entro il 2020, si capisce perché Obama si sia speso per sostenere le P-Tech.
CAPIRE LE RICHIESTE DEL MERCATO. Insomma, la soluzione al dramma della disoccupazione - ma pure per quello della crescita - non pare essere la riduzione del ciclo scolastico, ma il prolungamento della permanenza a scuola dei giovani, affiancandoli però a chi il mondo del lavoro lo conosce bene. E, in questo caso, non è un delitto prendere accordi con le aziende, come ha fatto Obama
A Renzi basterebbe riunire le imprese più eccellenti d'Italia intorno a un tavolo per capire quali sono le esigenze del nostro mercato lavorativo. Solo così il Paese può mettere un freno ai tanti giovani che, nonostante il 'pezzetto di carta' tra le mani, vivono ancora con la paghetta di mamma e papà.

Twitter @Dario_Colombo

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