Zibaldone43

5 Marzo Mar 2014 0700 05 marzo 2014

Crimea, Russia e Usa giocano alla proxy war?

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Il presidente della Russia Vladimir Putin e il presidente Usa Barack Obama.

La crisi in Crimea ha rischiato (ma il pericolo non è ancora scampato) di travolgere tutta l'Ucraina. E con essa gran parte delle principali potenze mondiali. Con la Russia a far la voce grossa sulla penisola che fino al 1954 era appartenuta all'Unione sovietica - fu ceduta per gentile concessione di Nikita Krusciov, che all'epoca non avrebbe mai immaginato la fine dell'Urss - e l'Occidente a chiedere il rispetto dei confini e dei trattati (vedi il Memorandum di Budapest del 1994).
Ora che Mosca ha fatto un (semi)passo indietro - Vladmir Putin ha richiamato i soldati impegnati nelle esercitazioni sul confine ucraino (hanno tempo fino al 7 marzo) - si capisce meglio il progetto del Cremlino che s'è comunque lasciato aperto la possibilità di un intervento armato per difendere i cittadini russi (anche Adolf Hitler adottò la stessa strategia in Cecoslovacchia).
UNA NUOVA PROXY WAR? In realtà, quello cui il mondo ha assistito - certo con il fiato sospeso - è stata una proxy war 2.0 (seppur non sia stato sparato neppure un colpo, salvo qualche raffica a vuoto come biglietto da visita in Crimea) tra Usa e Russia.
In pratica si tratta di scontri (a volte sono state vere e proprie guerre) per 'procura': si svolgono in Paesi terzi e coinvolgono altri soggetti, a vario titolo vicini a Mosca e Washington. E questi ultimi, a distanza, regolano i loro conti senza però scontrarsi in modo diretto (un conflitto nucleare significherebbe l'azzeramento di tutto, un costo eccessivo per chiunque).
Durante tutto il periodo della Guerra fredda ce ne sono state diverse, iniziando dalla guerra civile in Grecia (1946-49) fino a quella in Nicaragua (1979-90).
IL CONFRONTO A DISTANZA. Usa e Russia solitamente si limitano a offrire sostegno economico (ma pure strategico e logistico) anche se non di rado hanno mandato truppe. Ma solo se l'avversario rimaneva esterno al conflitto.
In Crimea, nonostante circolino vari ipotesi sull'appartenenza dei militari apparsi subito dopo le rivolte della Maidan con cui è stato deposto il presidente Viktor Yanukovich, s’è vista la longa manus di Putin. Che ha ribadito all'Occidente come sia pericoloso immischiarsi nei suoi affari. E non ha lesinato mosse militari senza preoccuparsi delle condanne di Usa ed Europa.
OBAMA PROMETTE 1 MILIARDO. Mentre Mosca ha dimostrato di essere ancora una potenza con cui fare i conti (semmai qualcuno se ne fosse dimenticato) facendo sfoggio dei suoi armamenti (per lo meno una parte di essa) Washington è tornata a seguire la dottrina Truman che fin dal termine della Seconda Guerra mondiale prevede aiuti economici per «i popoli liberi del mondo» a dimostrazione che gli Usa «sostengono la loro libertà». E proprio per l'Ucraina - che avrebbe bisogno di circa 35 miliardi di dollari nei prossimi due anni, come hanno ammesso fonti del governo di Kiev - il presidente Usa Barack Obama ha già stanziato 1 miliardo in aiuti.
Forse le proxy war del nuovo millennio si combattono così: senza colpo ferire, ma 'giocando' a chi resiste più a lungo. Putin sembra trovarsi a suo agio. Un po' meno Obama e gli altri leader europei.

Twitter @Dario_Colombo

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