Zibaldone43

30 Marzo Mar 2014 1140 30 marzo 2014

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Nuova Formula 1, atto secondo. Tra rombi silenziati, sorpassi che si contano con il contagocce e piloti costretti a tenere a bada i consumi - manco fossero padri di famiglia che devono far tornare i conti a fine mese - il Circus è tornato facendo tappa in Malesia. E con la sua seconda apparizione stagionale si può iniziare a spiattellare qualche considerazione. E dire che sì, a noi la Formula 1 2014 continua a piacere (anche se c'è qualcosa da rivedere).

Rumore: non si sente il motore? Basta alzare il volume della tivù

La partenza del Gran premio di Malesia 2014 (©GettyImages).

Uno dei punti che più hanno scatenato le critiche è stato il rumore dei nuovi motori: troppo silenziosi per alcuni che hanno paragonato il sound del Circus a quello di una banale gara di kart.
Peccato che ascoltare la melodia dei motori (con buona pace di Enzo Ferrari che aveva addirittura una compilation di rombi delle Rosse) sia un privilegio per pochi eletti: circa l’1% degli appassionati assiste alle gare dal vivo, il restante 99% segue la Formula 1 comodamente seduto in poltrona. E in televisione a coprire i rumori della pista ci sono le voci di commentatori e opinionisti. Se poi ci si può permettere il pacchetto di multi canali che isola i suoni delle macchine, basta alzare il volume della televisione. Resterà un suono grave e non più acuto. Ma si guardi il lato positivo: nelle gare all’alba non si corre il rischio di svegliare il vicino di casa.

Sorpassi: valgono anche quelli nelle retrovie, non solo quelli tra big

La pista 'gommata' di Kuala Lumpur (©GettyImages).

Altro nodo indigeribile per gli integralisti della Formula 1 sono i sorpassi. Nella prima gara del 2014 in Australia, hanno sostenuto i talebani del Circus, se ne sono visti pochini. Come è sempre avvenuto (almeno nei tempi recenti). Ma solo se si considerano le prime posizioni, perché nelle retrovie - al solito - c’è stata bagarre con continui sorpassi. E poi Bottas ha infilato sia Raikkonen sia Alonso. Certo non una bella notizia per i tifosi della Ferrari, ma almeno un po’ di suspance si è avuta. E come la mettiamo con la mini sfida tra Alonso e Ricciardo in Malesia con l’australiano in uscita dai box al 13esimo giro e l’asturiano che ha tentato (invano) di stargli davanti? O con la risalita dalle retrovie di Raikkonen a Kuala Lumpur dopo che Magnussen gli aveva distrutto lo pneumatico posteriore? O ancora con la battaglia Rosberg-Vettel e quella tra Alonso e Hulkenberg (queste sì per un posto importante)?
D’accordo però sul fatto che sembra di essere tornati alla Formula 1 dei trionfi di Schumacher che partiva in pole e andava a prendersi la vittoria. Solo che questa volta non c’è la Rossa a dominare, ma la Mercedes (con la Red Bull sempre in agguato).

Risparmio: la variabile impazzita che può cambiare tutto

La Mercedes di Lewis Hamilton (©GettyImages).

La vera novità che può scardinare l’esito già scritto delle gare è il regolamento che impone impressionanti limiti di consumo di qualsiasi cosa: dal carburante al numero di motori. La crisi - e questa non è una novità - ha fatto capolino anche nella ricchissima (una volta) Formula 1 che dall’uscita di scena della Toyota sta tentando in tutti i modi di contenere i costi per evitare altri addii e per attirare nuovi team (l'ultimo a lanciare l'allarme è stato il presidente della Fia Jean Todt in un'intervista al giornale tedesco Welt am Sonntag). Ecco perché nel 2014 si è limitato il numero di motori utilizzabili e s’è ridotta la quantità di benzina da usare in pista. Il problema, però, è che in questo modo i piloti devono tenere a bada tutti i consumi per evitare di restare appiedati.
E la gara? Ovvio che ne risenta, perché anche i campioni, a volte, sono costretti a non spingere come vorrebbero rischiando di restare nei tubi di scappamento delle matricole.
Ma il risparmio è anche l’unica (per ora) variabile che può cambiare le cose in pista. Per esempio in Australia Hamilton e Vettel sono stati costretti a ritirarsi per conservare il motore. Certo, l’autoesclusione di due protagonisti non giova alla Formula 1, ma chi l’avrebbe detto che non sarebbero arrivati alla bandiera a scacchi?

Piloti come tassisti: decide tutto il muretto (come al solito)

La Ferrari di Fernando Alonso (©GettyImages).

Altro mito da sfatare nella Formula 2014 riguarda il pilota che, come un automa, si riduce a condurre la vettura secondo il volere del muretto. Verissimo, ma succede da parecchio tempo che dai box arrivino le indicazioni alla guida per chi tiene in mano il volante. Al muretto i tecnici studiano le telemetrie e i valori della macchina, logico che siano loro a dare i suggerimenti, spiegando quando spingere e quando rallentare (sempre per il discorso consumi da tenere sotto controllo). Resta però il pilota il braccio armato delle scuderie. Anche se poi un segnale acustico gli segnala quando dare il massimo in pista e quando scegliere un'andatura più tranquilla (un aiutino non da poco).

Scritte sulle carene: (solo) per l’hashtag c’è sempre spazio

Il tributo della Red Bull al volo Mh370 (©GettyImages). 

A inizio stagione 2014, sulle carene delle vetture è apparso l’omaggio per Schumacher (il tedesco lotta ancora per la vita dopo l’incidente sugli sci di fine 2013) con l’hashtag di Twitter fightingformichael. Poi in Malesia è arrivato il prayformh370 (sono state diverse le versioni per il tributo al volo della Malaysian Airlines finito nell’Oceano Indiano per motivi non ancora chiariti).
Visto che sulla macchina, sponsor a parte, c’è ancora parecchio spazio, si potrebbe pensare di ricordare i profughi della guerra in Siria, i disperati dell’Africa nera schiacciati da una serie infinita di guerre, i morti di tumore per il fumo (le sigarette hanno inondato di soldi la Formula 1 per decenni), i marò dimenticati in India (la Ferrari ci aveva provato in passato scatenando nuove tensioni tra l’Italia e il Subcontinente) solo per citare i drammi passati ormai in secondo piano.

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