Zibaldone43

24 Aprile Apr 2014 0900 24 aprile 2014

Molestie sessuali, il Belgio punisce le offese verbali

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In Belgio è al vaglio del parlamento una legge per difendere le donne dagli apprezzamenti sessisti.

Una giovane donna cammina disinvolta lungo un'anonima strada di Bruxelles. È sola e questo la trasforma in una facile 'preda'. A ogni passo qualche uomo le si avvicina per apprezzarne la bellezza: qualcuno si spinge un po' più in là invitandola a bere un caffè, altri le chiedono il numero di telefono.
All'inizio le repliche della donna sono pacate, poi diventano concitate e nervose, finché non si sente braccata - tra fischi e risolini uno è arrivato a offrirle di andare «direttamente in un letto d'hotel» - e allora si gioca la carta della «molestia». Che scoraggia chi le ronza attorno. Ma non basta.
VERSO LA LEGGE IN BELGIO. Bisognerebbe essere vittima di molestie per capire la ratio della proposta di legge che il Belgio si appresta ad approvare entro fine aprile. Perché potrebbe essere difficile comprendere perché mai un civilissimo Paese, sede delle principali istituzioni dell'Unione europea, sia costretto a porre un freno alle molestie sessuali per strada (si rischiano pene fino a un anno di prigione e una multa di 8 mila euro).
Eppure il documentario girato nel 2012 da Sofie Peeters, Femme de la rue (Ragazze di strada) e diffuso anche nei cinema, ha dimostrato che passeggiare in Belgio è più difficile del previsto per una donna.

  • Il trailer del documentario Femme de la rue (Ragazze di strada) girato nel 2012 da Sofie Peeters (video da YouTube).

Il documentario, per stessa ammissione di Peeters - che ha passeggiato con una telecamera nascosta - è stato girato nel quartiere magrebino di Bruxelles e qualcuno, per questo, l'ha accusata di razzismo.
«Quando si cammina in questa città, nove volte su 10, questi insulti provengono da uno straniero», aveva spiegato la ragazza al quotidiano francese Le Figaro, «che però non rappresentano tutta la comunità magrebina».
IL GOVERNO NON RESTA FERMO. Tuttavia, il lavoro di Peeters ha scosso le coscienze del Belgio, perché magistratura e politica sono corsi ai ripari per spedire in galera chi si lascia andare a un apprezzamento (eccessivo) nei confronti di una donna. Anche se poi si richiano guai anche per una fischiatina di complimenti (siamo proprio sicuri che siano sempre apprezzati?).
Tra i primi a muoversi c'è stato il ministro per le Pari opportunità belga Joelle Milquet che ha condotto la battaglia per una legge contro le molestie sessuali verbali destinata presto a essere approvata dal parlamento.
CRITICHE E PLAUSI DAGLI USA. Della faccenda se n'è interessato recentemente - dopo le critiche del Washington Post che ha parlato di «censura senza precedenti» - anche il magazine Usa Time che ha spedito a Bruxelles una sua giornalista. La quale s'è ritrovata nelle stesse situazioni di Peeters.
Secondo uno studio citato dal settimanale americano, inoltre, il 90% delle donne nel mondo ha subito insulti e apprezzamenti sessuali in pubblico, senza distinzione di cultura (succede in Giappone, ma pure in India).
GLI APPREZZAMENTI AL MINISTRO. Da noi un episodio recente è stato quello che ha visto coinvolto il ministro per le Riforme Elena Maria Boschi, 33enne membro dell'esecutivo che ha spesso attirato l'attenzione - almeno all'inizio dell'esperienza nell'esecutivo - per la sua avvenenza. Resta nella memoria il pedinamento al ministro da parte dell'inviato del programma Le Iene: certo, non ai livelli degli 'ammiratori' di Peeters, ma ugualmente fastidioso, come ha poi ammesso la stessa Boschi.
Il Belgio ha trovato la sua (pur drastica) soluzione al problema. A quando, in Italia, almeno la discussione sul tema?

Twitter @Dario_Colombo

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