Zibaldone43

25 Maggio Mag 2014 2325 25 maggio 2014

Europee 2014, l'euroscetticismo vince dove l'Ue non paga

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Fino a sabato 24 maggio, l'onda euroscettica nel Vecchio Continente era solo uno spettro. Ora, dopo il voto di domenica 25 maggio, s'è trasformato in una realtà.
Ma per spiegare quali siano i motivi per cui gli anti-Europa abbiano ottenuto importanti risultati alle Europee 2014 - al di là dei regolamenti di conti nazionali - basta dare un'occhiata ai saldi tra i versamenti effettuati dai 28 Stati membri e i fondi ricevuti dai vari Paesi.
CHI PAGA È ANTI-EURO. L'euroscetticismo si scopre, infatti, essere un fenomeno geograficamente stanziato nell'Ovest dell'Europa: guarda caso la zona dell'Unione europea che maggiormente contribuisce al sostenimento economico del Vecchio Continente.
Così se nell'Est costantemente bisognoso di fondi europei i cittadini hanno premiato i partiti europeisti, dall'altra parte gli elettori hanno preferito sostenere chi quell'Ue, che a dire degli anti-euro andrebbe addirittura abolita, la vorrebbero meno solidale di quanto non sia attualmente (la maggioranza dei dati utilizzati si riferisce alle proiezioni e sono possibili le variazioni).

Elaborazione di Medialab per La Stampa sui dati del 2012.

Il dato che conferma maggiormente la tesi secondo cui gli euroscettici sono direttamente proporzionali al passivo tra fondi elargiti e soldi ricevuti è, però, quello della Francia.
Oltralpe a fronte dei 19,8 miliardi spediti a Bruxelles, ne riottengono solo 12,9 (tutti i dati si riferiscono al 2012 e sono stati elaborati da Medialab per La Stampa). Ecco perché il Front national di Marine Le Pen è arrivata al 25,4%, oltre il quadruplo rispetto al 2009, quando il Fn si era fermato ad appena il 6,3%.
AVANTI L'UKIP DI FARAGE. Poi c'è la Gran Bretagna dove l'Ukip di Nigel Farage ha preso circa il 29% (il dato non è ancora ufficiale), contro il 16,1% del 2009. Merito anche dei 13,5 miliardi spediti a Bruxelles e poi tornati indietro decurtati del 49%.
In Germania, che versa il 47% in più di quello che riceve, c'è stata la grande affermazione del partito per fare uscire Berlino dall'euro, Alternative Fuer Deutschland, che ha preso il 7% (il dato è definitivo): nel 2009 la formazione non esisteva e i voti degli euroscettici si erano persi in varie formazioni che non erano però riuscite a sfondare il tetto del 4% (alle Europee 2014 la soglia di sbarramento è stata abolita dalla Corte costituzionale).
BOOM IN AUSTRIA E DANIMARCA. Nella vicina Austria - che perde il 31% negli scambi di fondi con Bruxelles - gli anti-Europa del Fpoe hanno preso il 19,5%: un vero boom se si pensa che alle ultime consultazioni europee si erano fermati al 12,7%.
Stesso trend pure in Danimarca, dove s'è registrato il successo del Dansk Folkeparti (formazione che fa parte del Gruppo Europa della libertà e della democrazia il cui programma politico è contrario al centralismo burocratico dell'Ue) che s'è trovato in testa con il 26,6%, dopo che nel 2009 s'era fermato a 14,8%. E anche per Copenaghen il saldo è negativo: versa all'Ue il 41% in più di quanto ottiene in cambio (2,4 miliardi contro 1,4).
IL TREND NEI PAESI SCANDINAVI. Pure nei due Paesi scandinavi dell'Ue (la Norvegia non ne fa parte per decisione dei suoi cittadini che si sono espressi in più referendum, l'ultimo nel 1994) s'è assistito alla crescita degli euroscettici.
Per esempio, in Finlandia i nazionalisti Veri finlandesi sono arrivati al 12,9%, crescendo del 3% rispetto a cinque anni fa. Perché anche Helsinki deve fare i conti con il -30% registrato con Bruxelles.
In Svezia, invece, il ruolo di anti-euro spetta agli Sweden Democrats che se nel 2009 erano al 3,3%, alle Europee 2014 hanno raggiunto il 9,7% grazie, forse, ai 3,3 miliardi di euro versati all'Ue e agli 1,6 ricevuti indietro.
IN ITALIA NO-EURO TRIPLICATI. Discorso diverso per l'Italia. Il nostro Paese avrebbe dovuto premiare maggiormente i partiti euroscettici, visto che in un anno Roma versa a Bruxelles circa 15 miliardi di euro ricevendo 11 miliardi (-27%). Invece il voto ha premiato il Partito democratico arrivato a quota 40%, contro il 21% del Movimento 5 stelle e il 6,2% della Lega Nord (il Carroccio era l'unica formazione anti-euro già rappresentata nel parlamento Ue).
Eppure, nonostante il boom dei democratici, il dato di poco sotto al 30% per gli euroscettici nostrani dimostrano come gli oppositori dell'Europa unita siano triplicati nel giro di cinque anni, visto che nel 2009 la Lega si era fermata al 10,2% (all'epoca il M5s non era ancora nato).

Chi riceve soldi e aiuti vira verso l'europeismo

Sempre per confermare la tesi, ci sono poi i dati di quei Paesi che non solo ricevono più soldi dall'Europa rispetto a quelli che versano, ma hanno saldi in pesante attivo. E da queste parti, come nell'Est, a trionfare sono i partiti europeisti e non gli anti-euro.
GRECIA: IL LAOS RETROCEDE. Non deve quindi stupire che in Grecia, Paese salvato dalla Troika (Ue, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea) e che riceve da Bruxelles il 281% in più di quello che versa (nel 2012 ha ottenuto 6,4 miliardi di euro) ci sia stato un forte calo di euroscettici.
Infatti, l’ultradestra del Laos, formazione che aderisce all'Efd, ha preso il 2,7%. Nel 2009, quando ancora Bruxelles non aveva elargito i fondi per sostenere Atene, il Laos aveva ottenuto il 7,1%.
IN IRLANDA NIP IN RITARDO. Anche l'Irlanda ha condiviso con la Grecia il triste destino degli aiuti della Troika. E appunto, forti dei fondi di sostegno dell'Ue e dei 2 miliardi ricevuti in cambio degli 1,2 versati, i cittadini hanno premiato il partito popolare Fine Gael e il liberale Fianna Fail.
Addirittura in Irlanda non esisteva un partito politico esplicitamente votato per l'uscita dall'euro prima della nascita, a gennaio, del National independent party.
Il Portogallo, recentemente uscito dalla crisi, ha premiato socialisti e popolari, lasciando le briciole al Partido nacional renovador, la formazione euroscettica lusitana. E come sarebbe potuto essere diverso per un Paese che riceve il 313% in più di quello che versa?
SPAGNA, GLI AIUTI NON BASTANO. Non tornerebbero i conti in Spagna, dove il partito Unione progresso e democrazia (in Europa aveva un eurodeputato aderente all'Efd) ha ottenuto il 6,5%, più che raddoppiando il 2,85% del 2009. E dire che Madrid ha ottenuto gli aiuti di Bruxelles, che ha versato 41 miliardi di euro alle banche iberiche per evitare il crac. Ma non si dimentichi che se per gli altri Paesi in difficoltà, l'attivo tra pagamenti e soldi ricevuti dall'Ue è in tripla cifra, per la Spagna si tratta appena del +48% (Madrid versa 9,7 miliardi di euro, ricevendone 14,3).
SOLDI AL RICCO LUSSEMBURGO. Infine c'è il Lussemburgo, unico dei Paesi dell'Europa occidentale a ricevere addirittura il 467% in più di quanto versato a Bruxelles, nonostante il +0,5% di crescita del Prodotto interno lordo (dati The world factbook Cia 2013). Qui è stato un successo per i cristianodemocratici, mentre gli altri seggi sono andati a liberali, socialisti e verdi. Con i (pochi) euroscettici rimasti senza rappresentanti.

Twitter @Dario_Colombo

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