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10 Giugno Giu 2014 1000 10 giugno 2014

Mondiale e Olimpiade 2022: calcio sì, Giochi no

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Il Mondiale 2022 è stato assegnato al Qatar, ma il Paese potrebbe perdere il torneo per sospetti di corruzione in fase di assegnazione.

Vade retro Olimpiade, benvenuto Mondiale. Dimenticate i tempi in cui si faceva a sportellate per aggiudicarsi i Giochi: oggi pare che l'evento sportivo ritornato in auge grazie a Pierre de Coubertin non lo voglia più nessuno. Sono, infatti, tutti in fila per avere la Coppa del mondo di calcio.
GIOCHI 2022, CHI LI VUOLE? Si prendano l'Olimpiade invernale e il Mondiale del 2022.
Per i Giochi della neve, la rosa delle città candidate si assottiglia con l'avvicinarsi della data di assegnazione (luglio 2015).
IN FILA PER IL MONDIALE. Discorso inverso per la Coppa del mondo di calcio in programma tra otto anni: il torneo è già stato dato al Qatar, ma è recentemente finito nella bufera per i sospetti di corruzione in fase di assegnazione. E ci sono Paesi che hanno manifestato la volontà di prendersi il torneo nel caso in cui la Fifa si convinca a spostarlo.
SPORT E BILANCI IN ROSSO. Perché tutti vogliono il Mondiale e snobbano i Giochi invernali?
A spiegare la diffidenza verso l'Olimpiade (non solo invernale) è stato uno studio del Centro di ricerca universitario Leri datato 2012, secondo cui dagli Anni 90 i Giochi, pur generando un «vero e proprio business», in realtà producono «corruzione».
Ma le cose, a ben vedere, non vanno meglio al Mondiale. Perché la Coppa del mondo di calcio non si trasforma sempre in un volano per l'economia. La costante riguarda piuttosto i costi che aumentano, per la gioia di chi mette le mani sugli appalti.

Nel 2012 la corsa per ospitare l'Olimpiade invernale

A luglio 2015 si deve assegnare l'Olimpiade invernale 2022, ma sono sempre meno le città disposte a ospitare la manifestazione.

Ad ottobre 2012, quando il Comitato olimpico internazionale (Cio) presentò il calendario delle candidature per ospitare l'Olimpiade invernale 2022, pareva ci fosse molto interesse intorno all'evento.
Nemmeno due anni più tardi, delle otto città che avrebbero voluto aggiudicarsi i Giochi (solo sei però hanno avanzato richiesta formale), ne restano solo quattro.
I NO DEGLI ELETTORI. L'ultima a ritirarsi in ordine di tempo è stata Cracovia. La città polacca ha annunciato il dietrofront dopo un referendum. A dicembre 2013 era stato il turno di Stoccolma. E un mese prima i cittadini di Monaco si erano opposti con una consultazione. Così come a marzo dello stesso anno gli svizzeri residenti nel cantone dei Grigioni avevano detto no ai Giochi di Sankt Moritz e Davos.
LEOPOLI È A RISCHIO. Per il 2022, restano così in gara Oslo, Pechino, Almaty e Leopoli. Anche se quest'ultima potrebbe presto annunciare il passo indietro a causa del conflitto che sta investendo l'Ucraina dell'Est.
«Penso che servirebbe un confronto onesto su questa situazione», ha spiegato al New York Times Terrence Burns, consulente del comitato organizzatore dei Giochi di Leopoli. Senza nascondere il «momento difficile per il Cio».
PAURA DI NUOVI FLOP. La colpa, infatti, non è altro che dei cattivi esempi delle edizioni passate dell'Olimpiade. Che spesso hanno messo a bilancio spese faraoniche, senza ottenere evidenti ritorni economici. Anche se sul tema è un continuo scontro di cifre.

Sochi: 37 miliardi spesi per i Giochi sul Mar Nero

Vladimir Putin a Sochi.

Dati alla mano, si può comunque affermare che i Giochi sono una calamità per i conti del Paese ospitante.
Per l'ultima Olimpiade, quella di Sochi, la Russia ha speso, come ha riferito la rivista di intelligence militare Jane's Intelligence Review, la bellezza di 37 miliardi di euro.
PIL, ILLUSIONI DI CRESCITA. Peccato che l'agenzia di rating Moody's abbia poi spiegato che l'evento non è destinato a dare al Paese una spinta macroeconomica.
E se il rapporto degli economisti americani non bastasse (ultimamente non corre buon sangue tra Mosca e Washington), c'è pure il pare negativo di quelli svizzeri di Credit Suisse che hanno espresso gli stessi sospetti. Anzi, hanno precisato che l'Olimpiade non è in grado di riportare il Paese ai livelli di crescita attesi dal governo (+2,5%) e hanno rivisto al ribasso il Prodotto interno lordo per il 2014, portandolo dal +2,3% al +1,6%.
RECORD DI SPESA DELLA CINA. Il record di spesa per l'Olimpiade spetta, però, a Pechino: per i Giochi estivi del 2008, la Cina si stima abbia speso tra i 15 e i 40 miliardi di euro a fronte di incassi per 2,7 miliardi. Ma si tratta di cifre mai confermate da istituti indipendenti. E a distanza di sei anni è difficile dire se l'evento sia stato un beneficio per l'ex Impero Celeste, la cui economia va da tempo a gonfie vele e non certo per merito dello sport.
CRISI INFINITA PER LA GRECIA. A preoccupare gli organizzatori dell'Olimpiade del 2022 è, forse, soprattutto l'esempio della Grecia. Per ospitare i Giochi del 2004, Atene aveva stimato spese per circa 5 miliardi di euro, poi diventati 8,95. E se pochi anni dopo l'evento sportivo il Pil ellenico è cresciuto, dal 2009 la Grecia, anche a seguito della recessione mondiale, s'è ritrovata a fare i conti con una crisi da cui non s'è ancora risollevata, maledicendo le follie olimpiche.
SUCCESSO PER VANCOUVER. Nel mezzo, certo, ci sarebbero anche esempi virtuosi. Come i Giochi invernali di Vancouver 2010, costati, secondo quanto riferito dal comitato organizzatore, appena 1,7 miliardi di dollari (circa 1,2 miliardi di euro) e capaci di generare introiti pubblicitari doppi rispetto all'edizione 2006 ospitata da Torino (l'Italia spese 2 miliardi di euro con un introito di 1; dati Leri). Ma resta un caso isolato.
LUCI E OMBRE SU LONDRA. Evento a parte è poi Londra, città ospitante dell'Olimpiade 2012, su cui ci sono alcuni dubbi.
Il premier britannico David Cameron ha parlato di un bilancio positivo (9,8 miliardi di sterline di giro d'affari contro gli 8,7 miliardi spesi), ma ci sono rapporti contrastanti sull'esito dei Giochi. E secondo alcuni Downing Street ha omesso dal budget i costi della sicurezza che farebbero schizzare i conti a 20-25 miliardi di sterline (circa 30 miliardi di euro).

L'Inghilterra punta alla Coppa del mondo di calcio 2022

Il premier britannico, David Cameron.

Se l'Olimpiade, in fin dei conti, non sembra essere conveniente, lo stesso di potrebbe dire per il Mondiale di calcio. Anche se, finora, non tutti sembrano essersene accorti.
L'Inghilterra, infatti, è in prima linea per sottrarre la Coppa del mondo 2022 al Qatar. Tanto che Cameron, forte delle sue cifre sui Giochi, s'è detto disponibile a ospitare l'evento se l'inchiesta sulle presunte corruzioni dovesse condannare il Paese mediorientale.
BRASILE, COSTI TRIPLICATI. Chissà, però, se il premier britannico ha mai visto i conti del Mondiale. E non serve essere un economista per tenersi alla larga anche dalla Coppa del mondo di calcio.
Il Brasile, Paese ospitante dell'edizione 2014, ha visto triplicare le spese nel giro di pochi anni: nel 2010 stimava costi per circa 3 miliardi di euro, a fine 2013 il governo già parlava di 9 miliardi e non è detto che bastino (si dovrebbe arrivare a poco più di 12 miliardi). Numeri che hanno già scatenato le proteste di molti cittadini.
GLI ALLARMI INASCOLTATI. In tempi non sospetti, il governatore della banca centrale brasiliana Alexandre Antonio Tombini aveva lanciato l'allarme sui pericoli collegati al Mondiale e all'Olimpiade di Rio 2016. Ma, a quanto pare, la sua preoccupazione è restata inascoltata. E così, dal 2011 il Pil è crollato (la crescita s'è assestata al 2%), la moneta locale ha perso il 20% nell'ultimo anno e l'inflazione che avanza al ritmo del 6%, rischia di annullare i 3,6 milioni di posti di lavoro in più stimati da Societe Generale.
SUDAFRICA SENZA BENEFICI. A frenare l'Inghilterra dovrebbe poi essere pure il Mondiale di Sudafrica 2010. Il presidente Jacob Zuma aveva stimato spese per 2,4 miliardi di euro nel 2008, che a fine Coppa del mondo erano diventati 4. Non briciole per uno Stato che, seppure inserito tra i Paesi emergenti (i cosiddetti Brics) nel 2009 ha visto il Pil retrocedere in ogni trimestre (-0,9%, -2,7% e -2%; dati Tradingeconomics.com). E l'effetto Mondiale s'è presto esaurito, tanto che il Paese più ricco dell'Africa è ora la Nigeria.
PAGHIAMO ANCORA ITALIA '90. Volendo continuare ci si potrebbe spingere fino al poco virtuoso esempio di Italia '90. Il nostro Paese fece spese così alte che nel 2011, all'interno del Bilancio di previsione, Palazzo Chigi ha dovuto inserire un capitolo sui mutui per la costruzione degli stadi del Mondiale di quasi un quarto di secolo fa.
«La gente pensa che i soldi debbano essere spesi per gli ospedali, le strade e altre infrastrutture», ha tagliato corto con il New York Times il norvegese Gerhard Heiberg, membro del Cio ed ex responsabile del comitato organizzatore dell'Olimpiade di Lillehammer 1994. Come dargli torto?

Twitter @Dario_Colombo

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