Zibaldone43

11 Luglio Lug 2014 1250 11 luglio 2014

Argentina-Cina: contro il default l'alleanza della soia

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Buenos Aires, un manifesto contro i 'vulture funds: gli hedge fund 'avvoltoi'.

L'Argentina a rischio (nuovo) default cerca (ancora) l'aiuto dalla Cina.
Mentre i tecnici di Baires sono al lavoro per risolvere il rebus del pagamento degli hedge fund Usa che non hanno accettato la ristrutturazione del debito e che dopo aver ottenuto ragione dalla Corte suprema americana aspettano i loro soldi, la Casa Rosada guarda ai rappresentanti di Pechino. Nella speranza che oggi come nel 2001 la salvezza possa arrivare dal Dragone. Anche se le cose sono molto diverse da quelle di 13 anni fa.
L'ALLEANZA CON LA CINA. Ai tempi del primo fallimento, infatti, l'Argentina aveva trovato nella Cina un valido alleato. Quando Baires si ritrovò, a causa delle scellerate mosse dell'allora presidente Carlos Saùl Menem che aveva deciso di fissare artificialmente il cambio del peso a un dollaro, in piena recessione e svuotata della sua industria (con una moneta forte si scelse di importare prodotti piuttosto che produrli), fu Pechino a correre in aiuto dell'Argentina. E la rinascita arrivò dalla soia.
SALVEZZA NELLA SOIA. A spiegare la vicenda è Leonardo Martinelli, caporedattore di Firstonline, sito economico-finanziario indipendente e autore del libro Quasi un romanzo: l'economia raccontata a chi non la capisce, che illustra come con il crac il peso si svalutò sul serio, favorendo le esportazioni argentine. O per lo meno l'export di ciò che Baires riusciva ancora a produrre.
TERZO PAESE PER L'EXPORT. Per esempio l'esportazione di soia si rivelò molto redditizia e determinante per la ripresa economica: oggi l'Argentina è il terzo Paese al mondo che esporta questo cereale, anche se il Clal, società che analizza il mercato alimentare, ha stimato un calo per il futuro. Tuttavia nell'ultimo anno Baires ha prodotto 55 milioni di tonnellate di soia (contro le 90 di Usa e le 89 del Brasile), esportandone 10 (rapporto 2013-14 Clal su dati World agricultural supply and demand estimates).
SALVI GRAZIE AL CEREALE. Grazie alla forte crescita di Pechino all'inizio del Terzo millennio, l'Argentina trovò un importante acquirente per la sua soia: in questo modo il prezzo del cereale, scrive Martinelli «lievitò» facendo la fortuna del Paese sudamericano. Anche perché sul cereale «viene applicata un'imposizione fiscale del 35%».
A quel punto Baires non aveva più bisogno di soldi per risollevarsi: «Le sue esportazioni di soia sono state la principale molla per una sostenuta e duratura crescita economia», è a tesi di Martinelli.
BAIRES NON SI È MOSSA. Le cose, però, non sono durate. Il governo non ha approfittato del momento d'oro e dal 2009 l'inflazione è lievitata arrivando a +25% nel 2013.
Nel frattempo anche l'economia del Dragone ha subito un rallentamento, trascinando con sé pure la domanda di soia. E anche se la quotazione non è precipitata, «il ridimensionamento del prezzo è bastato per mettere in allarme l'Argentina».
Così s'è assistito alla nuova svalutazione del peso, dopo che le riserve di dollari nei forzieri argentini sono dimezzate.
L'ATTESA DEI CREDITORI. Ora la Cina diventa fondamentale per l'Argentina. Certo Pechino potrebbe dare una seconda volta aiuto al Paese. Ma di certo non sarà la soia a risollevare ancora i sudamericani. Resta solo da sperare che la presidente Cristina Kirchner abbia un asso nella manica. Ci contano anche i 50 mila creditori italiani che attendono i loro soldi legati alla vicenda Tango Bond.