Zibaldone43

15 Luglio Lug 2014 1600 15 luglio 2014

Israele-Gaza, la (finta) tregua d'Egitto che legittima la guerra di Tel Aviv

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Mezzi corazzati di Israele nei pressi della Striscia di Gaza.

Un breve tregua nel conflitto della Striscia di Gaza con due vincitori. Israele, che l'ha accettata. E l'Egitto che s'è fatto promotore del cessate il fuoco.
All'alba dell'ottavo giorno di guerra contro Hamas, Tel Aviv aveva deciso di deporre le armi sposando la proposta de Il Cairo che, dopo un lungo silenzio, è tornato l'ago della bilancia dello scacchiere in Medio Oriente. Ma che, in realtà, ha servito un assist a Israele. Visto che lo Stato ebraico dopo appena sei ore di stop ha ripreso i raid su Gaza. Che questa volta si sono trasformati in azione legittima, almeno agli occhi della comunità internazionale, ai missili di Hamas.
LA MOSSA DI TEL AVIV. Non era un mistero che il braccio armato della Striscia, le brigate Brigate Ezzedin al-Qassam, non avrebbero mai consentito, almeno per ora, a fermare gli scontri. Tanto che fin dalla serata di lunedì 14 luglio avevano fatto sapere di voler rifiutare la proposta egiziana, considerata una resa più che una tregua.
Allora perché Israele ha accettato il piano de Il Cairo, salvo poi farlo saltare?
VANTAGGIO NELLA TREGUA. Acconsentendo al cessate il fuoco, Tel Aviv ha saputo sfruttare a suo vantaggio l'iniziativa. Per il governo di Benjamin Netanyahu, infatti, accettare lo stop ai raid significava conquistare la legittimità internazionale nel caso non si sarebbero fermati i lanci dei razzi dalla Striscia. Che mai si aveva avuto il sospetto si sarebbero interrotti.
Non si dimentichi che la diplomazia ci aveva messo cinque giorni prima di intervenire chiedendo la tregua: Tel Aviv, dopo altre 72 ore di guerra, non poteva più ignorare il pressing internazionale.
TEMPISTICA SOSPETTA. Mai proposta egiziana poteva dunque arrivare in un momento migliore. Con Hamas che ha deciso - come d'altra parte aveva anticipato - di continuare la pioggia di missili contro lo Stato ebraico - Israele s'è ritrovato legittimato a reagire. Proprio quello che gli serviva per mettere a tacere la diplomazia. E continuare le missioni lungo la Striscia.
HAMAS ORA È ISOLATA. L'Egitto, d'altra parte, non è più l'alleato dei palestinesi. Bisogna tornare ai Fratelli musulmani, usciti di scena a inizio 2013 a seguito del colpo di Stato di al Sisi, per ritrovare il Paese schierato con Hamas e in grado di frenare Israele. Era stato, infatti, proprio l'ex presidente Mohamed Morsi a frenare il breve conflitto del 2012 facendosi garante della tregua con Tel Aviv.
Ora a Il Cairo ci sono i militari che di certo non vedono di buon occhio Hamas e i suoi gruppi armati.
IL SOSTEGNO DEGLI USA. Ma l'Egitto, che sta uscendo da anni di lotte intestine, non poteva farsi sfuggire l'occasione di tornare protagonista dell'area. Ed ecco la proposta del cessate il fuoco, subito plaudita pure dallo storico partner d'Israele, quegli Usa che dopo le minacce di bloccare gli aiuti economici a Il Cairo a seguito del colpo di Stato dei militari, a inizio giugno avevano riaperto la strada del dialogo.
Tra vincitori e vinti della diplomazia, il risultato evidente ora è uno solo: Tel Aviv, per replicare ai missili di Hamas, continua i raid che aveva sospeso alle 8 di martedì 15 luglio. Ma questa volta lo fa con il beneplacito della comunità internazionale.

@Dario_Colombo