Zibaldone43

21 Agosto Ago 2014 1230 21 agosto 2014

Isis, senza Putin e la Siria sarebbe più forte

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Vladimir Putin.

Massacri, rapimenti, decapitazioni: è lunga la lista degli orrori dello Stato islamico (Isis fino a luglio, diventato Is con l'autoproclamazione del Califfato). Così come lunga è pure la serie di vittorie dei jihadisti neri vicini ad al Qaeda che partiti dalla Siria si sono poi spostati in Iraq, dove, approfittando della debolezza del Paese ancora alle prese con la transizione post Saddam Hussein, hanno proseguito la loro ascesa.
LA DIFESA DEI CURDI. Almeno fino all'intervento Usa a sostegno dei curdi, diventati l'ultimo baluardo di fronte alla potenza dell'Is. Tanto che anche l'Europa, seppur con qualche giorno di ritardo, ora fa a gara a chi spedisce più armi ai Peshmerga. Con buona pace di Turchia e Iran, da sempre alle prese con la questione curda e con lo spauracchio che riescano a costruirsi uno Stato indipendente.
ASSAD CONTRO L'IS. Ma ci sarebbe un altro nemico dell'Is, troppo scomodo perché sia aiutato. E pure ricordato.
Il presidente siriano Bashar al Assad s'è ritrovato a bombare il gruppo qaedista proprio nei giorni dei raid di Washington nel Nord dell'Iraq. Ed è probabile che senza il raìs, i jihadisti che hanno rimpolpato le fila dei ribelli anti-Damasco avrebbero già completato il loro progetto di Califfato (il territorio che rivendicano comprende tutta la Siria e gran parte dell'Iraq). Ma l'unico a capire che privare il Paese di una guida forte sarebbe stato un dramma per tutta la regione è stato il presidente della Russia Vladimir Putin.
PUTIN FERMA GLI USA. Nel 2013, infatti, gli Usa, dopo aver scoperto l'arsenale di armi chimiche di Damasco, arrivarono a un passo dall'intervento armato in Siria. A fermare il presidente americano Barack Obama fu proprio Mosca che, soprattutto forte del diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, si oppose al via libera agli attacchi contro al Assad. L'Occidente gridò allo scandalo: il presidente siriano si era macchiato di crimini contro l'umanità nella difesa del suo regime (da gennaio le Nazioni unite hanno smesso di conteggiare le vittime, l'ultima stima risale a luglio 2013 e riferiva 100 mila morti) ed era impossibile schierarsi dalla sua parte.
VLADIMIR UOMO DELL'ANNO. Qualcuno, però, celebrò Putin: il britannico The Times addirittura lo elesse «uomo dell'anno» riconoscendogli il merito di aver prevenuto l'intervento militare esterno nel conflitto siriano, risolvendo nel contempo la questione dei gas nocivi.
Inoltre, la rivista americana Forbes ha inserito il presidente russo in cima alla classifica dei leader più influenti nel campo della politica mondiale. E per l'impegno in Siria, l'inquilino del Cremlino s'è ritrovato candidato al premio Nobel per la pace 2014 (poco importa che l'ufficializzazione della candidatura sia arrivata nei giorni dell'invasione russa della Crimea).
DAMASCO RESISTE AI JIHADISTI. A distanza di quasi un anno, con il Medio Oriente sempre più in crisi, la mossa di Putin di fermare l'intervento Usa in Siria ha assunto un nuovo valore. Invece di ritrovarsi a fare i conti con un Paese destabilizzato come l'Iraq, l'Is è stato costretto a fronteggiare un regime - certamente sanguinario e autoritario (sono milioni i profughi scappati in Libano dal 2011) - che, seppure con molte defezioni (il Nord del Paese è in mano ai jihadisti), ha resistito all'offensiva. Tanto che la campagna dei miliziani neri in Siria è in recessione.
LE MINACCE DEI MILIZIANI. Detronizzare al Assad sarebbe stata la corretta conseguenza per i suoi crimini in Siria. Ma avrebbe lasciato il Paese alla mercé dei jihadisti. E volendo fare un discorso puramente egoistico, si potrebbe aggiungere che Damasco non ha mai rappresentato un vero pericolo per l'Occidente (ci siamo accorti della Siria solo dopo due anni di guerra civile), a differenza dell'Is, che minaccia di uccidere tutti gli infedeli del Pianeta. Putin, pur facendo i suoi interessi e dando una mano allo storico alleato della regione, ci aveva visto giusto a fermare gli Usa. Forse non pensava che avrebbe complicato le cose all'Is. Eppure ci è riuscito.

Twitter @Dario_Colombo