Zibaldone43

11 Settembre Set 2014 1000 11 settembre 2014

Ferrari, Marchionne sacrifica Montezemolo sull'altare di Wall Street

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Sergio Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo.

Valutare la Ferrari di Luca Cordero di Montezemolo dai risultati degli ultimi sei anni di Formula 1 sarebbe come giudicare un giocatore da «un calcio di rigore». E, come Francesco De Gregori insegna nella sua La leva calcistica del '68, «un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia». Mentre un presidente di un'azienda lo vedi dai numeri. Che nel caso di Montezemolo sono tutt'altro che da perdente.
SUCCESSI FERRARI. Dal 1991, il Cavallino ha subito profonde trasformazioni che ne hanno decretato l'attuale successo, evidenziato dal titolo di «brand più influente al mondo» assegnato alla Ferrari negli ultimi due anni dalla società di consulenza indipendente Brand-finance.
Spulciando i bilanci di Maranello, si scopre che se nel 1993 l'azienda fatturava 247 milioni di euro, 20 anni dopo è arrivata a 2,3 miliardi, con circa 6.900 auto consegnate contro le appena 1.600 del passato. Senza considerare i 62 mercati globali attivi (nel 1993 erano 29) e il raddoppio dei dipendenti in due decenni (3 mila di oggi contro i 1.600 degli Anni 90).
SOLO SEI ANNI DI FLOP. Dietro l'uscita di scena di Montezemolo, dunque, non c'è una ragione economica (il presidente lascia con un bonus di 27 milioni di euro). Ma neppure sportiva, visto che il maggiore responsabile del flop della Rossa in pista, Stefano Domenicali, ha già pagato per i suoi errori. E poi sei anni senza successi non sono un evento così drammatico per la Formula 1: Montezemolo, nel suo discorso d'addio, ha ricordato che in passato il Cavallino ha fatto 20 anni di digiuno, anche se il vero periodo buio è stato leggermente più corto, essendo durato dal 1983 al 1999 con la vittoria del Mondiale costruttori.
QUOTAZIONE IN USA. La ragione dell'arrivo di Sergio Marchionne ai vertici della Ferrari è da ricercarsi allora nelle strategie dell'amministratore delegato di Fiat Chrysler automobiles (Fca) che sta preparando lo sbarco della nuova società a Wall Street.
Gli americani hanno una vera passione per il Cavallino: gli Stati Uniti sono, infatti, il primo mercato per la Rossa con oltre 2 mila auto, ben distanti dalle appena 677 della Gran Bretagna, che rappresenta il primo mercato in Europa.
MESSAGGIO AGLI INVESTITORI. Marchionne, dunque, vuole presentarsi a Wall Street con un messaggio chiaro per gli investitori: Ferrari fa parte del gruppo Fca (Fiat ne detiene il 90%) e non si tratta di un'azienda a sé. Come dire, allora, che il gioiello di famiglia contribuirà alla crescita globale e visti i numeri c'è da stare tranquilli. E se poi i conti non torneranno e servirà una scossa, basterà produrre più auto del Cavallino, alla faccia del tetto auto-imposto di 7 mila vetture all'anno.
In Usa Marchionne gode di grande stima (compresa quella del presidente Barack Obama) e se ha deciso di mettere la sua faccia nell'operazione, allora gli americani possono dormire sonni tranquilli. Gli investitori avevano solo bisogno di rassicurazioni. Perché Oltreoceano non si sono mai curati di quello che succede in Formula 1.