Zibaldone43

16 Ottobre Ott 2014 1530 16 ottobre 2014

Notizie online gratis: i giornalisti sono come gli U2

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Gli U2 con l'ad di Apple, Tim Cook.

Hanno regalato il loro album Songs of innocence agli utenti Apple. E in cambio non hanno voluto niente. Agli U2 è bastato sapere che la loro musica sarebbe arrivata a circa 500 milioni di persone, anche se il gruppo irlandese non ha certo bisogno di pubblicità, visto che in carriera ha all'attivo 28 album, ha venduto oltre 165 milioni di dischi e ha ricevuto 22 premi (l'azienda di Cupertino ha poi comunicato che circa 80 milioni di utenti hanno effettivamente ascoltato almeno una canzone).
MUSICA, CRISI IN ITALIA. In tempi in cui il mercato musicale non se la passa benissimo - per esempio in Italia, come certificato dalla Federazione industria musicale italiana (Fimi), ha subito un declino per 11 anni consecutivi interrotto solo nel 2013 con una crescita del 2% - l'operazione ha scatenato molte reazioni.
LE SCUSE DI BONO. Alcuni addirittura si sono detti «indignati» dall'operazione che ha permesso di scaricare l'opera degli U2 automaticamente con l'ultimo aggiornamento diffuso dall'azienda di Cupertino. Anche se poi il leader della band irlandese Bono ha chiesto scusa per la scelta spiegando che il gruppo è stato «un po' megalomane» e precisando che avevano «paura che le canzoni non venissero ascoltate».
LE CANZONI HANNO UN COSTO. Qualcuno, però, ha colto nel segno, come Paul Brady, songwriter irlandese, che ha spiegato come «la musica ha un valore e non dovrebbe essere regalata».
È proprio questo il punto. Un prodotto non nasce dal nulla: servono risorse per crearlo. E come tutto ciò che prevede tempo e investimenti per realizzarlo dovrebbe essere pagato.
NOTIZIE ONLINE GRATIS. Da tempo esiste un altro (e unico) prodotto che viene regalato senza che ci sia una levata di scudi per difendere chi lo produce.
Ogni giorno milioni di notizie sono pubblicate sul web da testate giornalistiche registrate: qualcuna ha iniziato a farle pagare (è il caso degli Usa e di rari casi in Italia), ma la maggior parte ha scelto di consentire l'accesso gratuito.
Eppure dietro una notizia c'è il lavoro di un giornalista, come ha ricordato recentemente il consigliere nazionale dell'Ordine dei giornalisti Renzo Magosso, che l'ha verificata e sviluppata, prendendosi anche la briga di ascoltare i protagonisti e, soprattutto, s'è assunto la responsabilità civile e penale di quanto ha scritto.
PERIODO NERO DELL'EDITORIA. Se il mercato musicale, almeno in Italia, sembra in via di ripresa (sempre secondo il Fimi il primo semestre 2014 ha fatto segnare ulteriori risultati in crescita), così non è per l'editoria.
Sempre meno italiani, secondo le cifre diffuse dalla Federazione italiana editori giornali (Fieg), acquistano un giornale (nel 2013 sono stati circa 3,7 milioni, in calo del 5,2% rispetto al 2012), la pubblicità è crollata del 12% e il fatturato dei quotidiani ha chiuso a -19%.
CI SI INFORMA SUL WEB. Eppure l'indagine di mercato realizzata da Swg sui servizi internet e la pubblicità online presentata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), ha svelato che l'interesse per le news non manca.
Il 40% degli italiani, secondo la ricerca, si informa sul web, soprattutto navigando nelle pagine dei quotidiani online.
La conseguenza? «L'affermazione di internet, il calo delle vendite e di audience dei prodotti informativi tradizionali ha creato problemi di finanziamento all'intero sistema dell’informazione», è stato scritto da Swg.
SOLO 1,4 MLD DALLA PUBBLICITÀ. Infatti l’Italia è agli ultimi posti nella classifica dei ricavi per la pubblicità online.
Nel 2012 il nostro Paese ha incassato appena 1,5 miliardi, anche se il trend è in crescita visto che dagli 818 milioni del 2009 s’è poi passati agli 1,1 miliardi del 2010 e agli 1,4 miliardi del 2011. Ma è niente in confronto ai 6,6 miliardi della Gran Bretagna e ai 4,5 miliardi della Germania.
A RISCHIO LA QUALITÀ. La conclusione, sempre di Swg, è che «l'affermazione dell'informazione online sta determinando ricadute positive sul benessere sociale, in quanto genera un surplus informativo spesso a costo quasi nullo per i cittadini», ma «la riduzione delle fonti di reddito rischia di danneggiare durevolmente la qualità e la veridicità dell'informazione».
IL DIRITTO DI LEGGERE. Al di là della salute (precaria) del giornalismo, c'è da chiedersi come la prenderebbero i commercianti se da domani si prelevassero gratuitamente i prodotti dagli scaffali: negli Anni 70 si parlava di «esproprio proletario», che, tuttavia, per la giustizia è un reato, configurabile come furto, rapina o saccheggio.
Informarsi online senza pagare invece è lecito. Il merito degli U2 è per lo meno quello di aver stimolato una discussione sulla diffusione gratuita della musica. A quando un confronto sulle notizie a sbafo?