Zibaldone43

31 Ottobre Ott 2014 1500 31 ottobre 2014

Marco Van Basten, nostalgia del numero 9 del Grande Milan

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Marco van Basten indossò la maglia del Milan dal 1987 al 1995.

A fine Anni 80-inizio Anni 90 a Milano spopolava la maglia numero 9 del Milan. Che poi era quella di Marco Van Basten, che il 31 ottobre compie 50 anni (Andrea Garnero celebra il mezzo secolo del campione su Lettera43.it con un'infinità di video e foto).
All'epoca non c'erano ancora le maglie personalizzate: le squadre scendevano in campo con la numerazione classica - dall'1 all'11 con i numeri a indicare le varie posizioni in campo - e il 9 equivaleva alla punta. Ma per i tifosi rossoneri faceva rima con il Cigno di Utrecht che a quei tempi ce l'aveva cucito addosso come una seconda pelle.
L'ALBA DEL NUOVO 9. Dopo gli anni in cui avevano spopolato i 10 classici in stile Gianni Rivera e ben prima che in Italia quel numero fosse associato per sempre a Roberto Baggio (qualcuno gli preferisce Alessandro Del Piero, ma è una questione di gusti e di tifo), era il 9 la cifra che attirava gli sguardi.
Il merito, per chi oggi ha avuto la fortuna di vedere giocare dal vivo il Grande Milan di Arrigo Sacchi, era proprio di Van Basten, l'olandese arrivato dall'Ajax che sapeva fare gol in ogni modo, sempre con classe cristallina e mai se le cose gli fossero capitate per caso (per intenderci l'esatto opposto di Pippo Inzaghi, in grado di segnare di spalla grazie a doti ancora sconosciute).
GLI OCCHI SULL'ATTACCANTE. Una ventina di anni fa, andare a San Siro per una partita del Diavolo equivaleva ad assistere a una prodezza di Van Basten: certo il Milan era una squadra piena zeppa di campioni, ma la sua 'prima donna' sapeva farsi ammirare. Poi chi ha continuato a seguire il calcio s'è accorto del lavoro di gente come Frank Rijkaard o di Roberto Donadoni, giusto per citarne due a caso (non per nulla quel Milan è passato alla storia per essere diventato il team degli «invicibili»). Ma a quei tempi, soprattutto per l'attuale generazione dei 30enni, gli occhi erano tutti per l'olandese.
IN FILA PER UNA MAGLIA. Così sui campi di tutta Milano i bambini (milanisti) facevano a gara per giocare con il 9. Anche i difensori, che avrebbero dovuto accontentarsi del 2 (terzino destro), 3 (laterale sinistro), 5 (stopper) o 6 (libero), speravano di indossare quella maglia (che a quei tempi era rigorosamente di lana). Come se con quel numero sulle spalle sarebbero stati capaci di imitare il campione rossonero, magari battendo il rigore che, negli Anni 90 i fedelissimi di Van Basten battevano con il saltello in onore del loro mito.
Finiva, però, che il 9 andava realmente al più forte (come il 6 di Franco Baresi doveva andare al capitano), salvo rare eccezioni di bambini raccomandati.
L'EREDITÀ A WEAH E INZAGHI. Poi avvenne il dramma. Van Basten, da sempre debole di caviglie, si fece male. E il sogno per i giovanissimi finì. Nel frattempo erano arrivate le maglie personalizzate, che significava scegliersi un numero e tenerselo per tutta la stagione secondo la logica del «sceglie prima il più anziano e poi il più giovane».
Così il 9, dopo l'uscita di scena dell'olandese - che aveva dato l'addio al calcio ufficiosamente ad appena 28 anni e ufficialmente a 30 anni nel 1995 - passò, con merito, a George Weah, ma finì pure sulla schiena dei meno meritevoli Gianni Comandini, Patrick Kluivert, Alexandre Pato e, in tempi ben più recenti, di Alessandro Matri. Nel mezzo c'è però stata anche la lunga parentesi di Filippo Inzaghi, forse l'unico con il liberiano degno di raccogliere l'eredità di Van Basten.
ADDIO AL GRANDE MILAN. Ma i tempi del Cigno di Utrecht, dei gol impossibili, del Milan più forte di sempre erano finiti. Parafrasando una battuta del film Radiofreccia (che però si riferiva all'Inter), un Diavolo come quello dell'olandese non ci sarà più, «ma non è detto che non ce ne saranno altri belli in maniera diversa». Di Milan forti ne sono arrivati altri (dove lo mettiamo quello di Carlo Ancelotti?). Ma per un 30enne di oggi, quello di Van Basten-Gullit-Rijkaad non esisterà più. Come le maglie di lana. E forse questa è l'unica cosa che non ci manca.

Twitter Dario_Colombo